La Russia avverte i volenterosi: “I vostri soldati obiettivi legittimi”
di Paolo BreraAutomobili distrutte da un drone russo a Dnipro
(reuters)«Se soldati e basi militari europee verranno dispiegati in Ucraina dopo l’accordo di pace, Mosca li considererà «un obiettivo legittimo». L’avvertimento ai volonterosi, definiti «un vero asse della guerra» dopo le «nuove dichiarazioni militariste» emerse al vertice di Parigi, arriva dalla portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova: «I loro piani diventano sempre più pericolosi e distruttivi per il futuro del continente. Secondo il premier britannico Starmer e il presidente francese Macron, dopo il cessate il fuoco Londra e Parigi intendono stabilire proprie basi militari in Ucraina. Sarà classificato come intervento straniero, una minaccia diretta alla sicurezza della Russia e di altri paesi europei. Saranno obiettivi di combattimento legittimi delle forze armate russe».
Il braccio di ferro è sulle garanzie di sicurezza: Kiev e i volenterosi insistono sull’esigenza di una difesa collettiva con presenza sul territorio, e Mosca la rifiuta a priori. Il prossimo pass…
«Se soldati e basi militari europee verranno dispiegati in Ucraina dopo l’accordo di pace, Mosca li considererà «un obiettivo legittimo». L’avvertimento ai volonterosi, definiti «un vero asse della guerra» dopo le «nuove dichiarazioni militariste» emerse al vertice di Parigi, arriva dalla portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova: «I loro piani diventano sempre più pericolosi e distruttivi per il futuro del continente. Secondo il premier britannico Starmer e il presidente francese Macron, dopo il cessate il fuoco Londra e Parigi intendono stabilire proprie basi militari in Ucraina. Sarà classificato come intervento straniero, una minaccia diretta alla sicurezza della Russia e di altri paesi europei. Saranno obiettivi di combattimento legittimi delle forze armate russe».
Il braccio di ferro è sulle garanzie di sicurezza: Kiev e i volenterosi insistono sull’esigenza di una difesa collettiva con presenza sul territorio, e Mosca la rifiuta a priori. Il prossimo passo dovrebbe essere imminente: «Il documento bilaterale sulle garanzie è pronto per essere finalizzato con il presidente Trump», dice il presidente ucraino Zelensky: «Abbiamo presentato possibili opzioni», ora tocca alla Casa Bianca e al Cremlino. Dalle parole di Zakharova è evidente che le posizioni restano lontane.
Se la diplomazia procede nonostante le crisi internazionali aperte, lo stesso fa la violenza della guerra. Ieri un milione di ucraini nelle regioni di Dnipro e Zaporizhzhia sono rimasti al buio e al freddo, senza acqua e senza corrente elettrica nella bufera di neve e gelo che spazza l’est ucraino. Connessioni internet in tilt, e grande difficoltà anche per i treni. È l’effetto di un’ondata di missili e droni spediti nella notte contro infrastrutture energetiche e militari. Dopo un giorno intero di lavori di ripristino, ieri notte mezzo milione di famiglie nella regione di Dnipropetrovsk erano ancora al buio. La situazione più critica è a Kryvyj Rih. «Non c’è alcuna giustificazione militare negli attacchi che lasciano le persone senza elettricità e riscaldamento durante l’inverno. È un tentativo di spezzare l’Ucraina», dice Zelensky. E avverte: «Massima attenzione agli allarmi», potrebbe essere imminente «un nuovo massiccio attacco russo. Stanno cercando di sfruttare il meteo».
Gli ucraini replicano colpendo sul Mar Nero: un drone ha attaccato la sala macchine di una petroliera costringendola a chiedere l’assistenza della guardia costiera turca: nave Elbus, battente bandiera di Palau, arrivava da Singapore ed era diretta al porto russo di Novorossiysk.
L’unica speranza di fermare l’inferno resta la diplomazia, e ci sono segnali da cogliere. «I guerrafondai europei improvvisamente vogliono schierare truppe a destra e manca», ironizza il negoziatore russo, Kirill Dmitriev. Ma mercoledì Dmitriev era a Parigi, e secondo Axios ha incontrato Witkoff e Kushner. Una missione misteriosa, e ieri è maturato un frutto: Mosca ha annunciato il rilascio del francese Laurent Vinatier in cambio del cestista russo Daniil Kasatkin, uno scambio di prigionieri dopo il Natale ortodosso spesso associato alla grazia presidenziale russa. È un evento inatteso, e non solo per i rapporti tesi tra Mosca e Parigi: sul russo Kasatkin pendeva richiesta di estradizione negli Usa.