Vladimir Putin lascia che sia l’Oreshnik a parlare. Sugli Stati Uniti che hanno rimosso il suo alleato venezuelano Nicolas Maduro o sequestrato una petroliera battente bandiera russa nell’Atlantico settentrionale, il presidente russo non ha proferito parola. Né sull’impegno di Francia e Regno Unito a schierare truppe in Ucraina in caso di cessate il fuoco al termine del vertice di Parigi. Ma per tutta risposta ha lanciato il missile ipersonico di cui ha più volte vantato velocità e potenza distruttiva da quando lo utilizzò la prima volta contro l’Ucraina il 21 novembre 2024.
Il ministro della Difesa russo ha presentato il lancio dell’Oreshnik, “Nocciolo” in russo, come una rappresaglia per il presunto attacco di droni ucraini contro la dacia a Valdaj di Putin del 29 dicembre, smentito da Kiev e Cia. Ma tutti, dagli analisti indipendenti ai blogger militari russi, concordano che lo scopo non fosse distruggere, rivalersi, ma lanciare un messaggio all’Occidente; agli Stati Uniti e, in pa…
Vladimir Putin lascia che sia l’Oreshnik a parlare. Sugli Stati Uniti che hanno rimosso il suo alleato venezuelano Nicolas Maduro o sequestrato una petroliera battente bandiera russa nell’Atlantico settentrionale, il presidente russo non ha proferito parola. Né sull’impegno di Francia e Regno Unito a schierare truppe in Ucraina in caso di cessate il fuoco al termine del vertice di Parigi. Ma per tutta risposta ha lanciato il missile ipersonico di cui ha più volte vantato velocità e potenza distruttiva da quando lo utilizzò la prima volta contro l’Ucraina il 21 novembre 2024.
Il ministro della Difesa russo ha presentato il lancio dell’Oreshnik, “Nocciolo” in russo, come una rappresaglia per il presunto attacco di droni ucraini contro la dacia a Valdaj di Putin del 29 dicembre, smentito da Kiev e Cia. Ma tutti, dagli analisti indipendenti ai blogger militari russi, concordano che lo scopo non fosse distruggere, rivalersi, ma lanciare un messaggio all’Occidente; agli Stati Uniti e, in particolare, all’Europa. Lo stesso Dmitrij Medvedev, l’ex presidente e premier, oggi vicepresidente del Consiglio di Sicurezza, ha accennato in un post sui social media alla cattura di Maduro, al sequestro della petroliera e alla minaccia di nuove sanzioni che, a suo dire, avrebbero fatto precipitare le relazioni internazionali in un «manicomio». E ha paragonato il lancio dell’Oreshnik a «un’iniezione salvavita di aloperidolo», un farmaco antipsicotico, un’azione necessaria contro i «pericolosi pazzi indisciplinati».
Secondo gli esperti, sono almeno tre i motivi per cui il lancio dell’Oreshnik sarebbe «un segnale agli Stati Uniti e agli europei». Primo: l’Oreshnik è un missile balistico con una gittata inferiore ai 5.500 km e, quindi, una minaccia principalmente per il continente europeo. Anche perché è stato recentemente schierato in Bielorussia, alle porte della Ue. Il missile sarebbe inoltre in grado di caricare armi nucleari e convenzionali ma, anche stavolta, come nel novembre 2024, trasportava testate inerti o “fittizie”, senza esplosivi. «In questa forma, si tratta di un’arma psicologica, uno strumento della guerra cognitiva condotta da Putin contro l’Ucraina e l’Occidente, piuttosto che di un’arma di distruzione di massa», ha commentato il generale australiano in pensione Mick Ryan. «Sembra che la Russia lo abbia usato per dimostrare ancora una volta la sua determinazione a intensificare le ostilità», dice a Repubblica Pavel Povdig, direttore del centro di ricerca “Russian Nuclear Forces”.
Secondo: l’attacco ha colpito un impianto militare nella regione di Leopoli, molto più a Ovest rispetto a Dnipro, bersaglio del precedente lancio, e molto più vicina ai confini dell’Unione. «Un modo per ricordare agli europei la loro vulnerabilità», ha sottolineato Cyrille Bret, esperto di difesa.
Infine, il tempismo. Il 5 febbraio scadrà l’ultimo trattato sul disarmo nucleare ancora in vigore tra Russia e Usa: il New Start del 2010 che impone un tetto di 1550 testate e di 700 vettori tra missili, bombardieri e sottomarini. Lo scorso settembre Putin aveva proposto a Washington di estenderlo oltre la scadenza, ma proprio ieri Donald Trump ha risposto con noncuranza: «Se scade, scade». Col lancio, secondo Bret, la Russia ha non solo segnalato che va presa sul serio e che gli europei e Trump dovrebbero tornare a rispettare la sua posizione nei negoziati, ma ha applicato a suo modo la nuova Dottrina Monroe americana: «ognuno interviene come ritiene opportuno nella sua area d’influenza».