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I partiti della Groenlandia: “Non apparteniamo a nessuno”. E Nuuk si prepara a negoziare da sola

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Venerdì tutti i cinque partiti rappresentati nel parlamento della Groenlandia hanno diffuso un comunicato congiunto nel quale dicono di non volere essere “né americani, né danesi, vogliamo essere groenlandesi”
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LONDRA – La Groenlandia rivendica la propria indipendenza, affermando di non volere essere “né americana, né danese”, ma per la prima volta il suo governo autonomo chiede di negoziare direttamente con gli Stati Uniti, senza la presenza della Danimarca: un segnale che Washington potrebbe riuscire a dividere Nuuk, la capitale dell’immensa isola artica, da Copenaghen, che ne ha il controllo da tre secoli. A quel punto l’offerta di 100 mila dollari per ognuno dei 57mila groenlandesi, ventilata dagli Usa nei giorni scorsi, insieme alla minaccia di un’azione militare, avrebbe forse maggiori possibilità di successo.

Venerdì tutti i cinque partiti rappresentati nel parlamento della Groenlandia hanno diffuso un comunicato congiunto nel quale dicono di non volere essere “né americani, né danesi, vogliamo essere groenlandesi”. Il futuro della Groenlandia, ribadiscono i suoi politici con voce unanime, “deve essere deciso dal popolo groenlandese, nessun altro Paese può intromettersi, senza press…

LONDRA – La Groenlandia rivendica la propria indipendenza, affermando di non volere essere “né americana, né danese”, ma per la prima volta il suo governo autonomo chiede di negoziare direttamente con gli Stati Uniti, senza la presenza della Danimarca: un segnale che Washington potrebbe riuscire a dividere Nuuk, la capitale dell’immensa isola artica, da Copenaghen, che ne ha il controllo da tre secoli. A quel punto l’offerta di 100 mila dollari per ognuno dei 57mila groenlandesi, ventilata dagli Usa nei giorni scorsi, insieme alla minaccia di un’azione militare, avrebbe forse maggiori possibilità di successo.

Venerdì tutti i cinque partiti rappresentati nel parlamento della Groenlandia hanno diffuso un comunicato congiunto nel quale dicono di non volere essere “né americani, né danesi, vogliamo essere groenlandesi”. Il futuro della Groenlandia, ribadiscono i suoi politici con voce unanime, “deve essere deciso dal popolo groenlandese, nessun altro Paese può intromettersi, senza pressioni per prendere decisioni affrettate, senza procrastinare e senza interferenze esterne”.

(agf)

Negoziare da soli

Un monito all’America, ma anche alla Danimarca. Come avverte la ministra degli Esteri groenlandese Vivian Motzfeldt, dichiarando a una rete televisiva danese che la Groenlandia deve essere “in prima linea” in qualsiasi trattativa con gli Stati Uniti. “Cosa ci sarebbe di male”, ha osservato, “se incontrassimo gli Usa da soli?” Parole particolarmente significative, alla vigilia del primo concreto negoziato trilaterale fra amministrazione Trump, governo danese e governo groenlandese, in programma la settimana prossima quando il segretario di Stato americano Marco Rubio incontrerà la responsabile degli Esteri groenlandese e il suo collega danese Lars Lokke Rasmussen. Ancora più rilevante è un’altra dichiarazione della ministra groenlandese nell’intervista alla tivù danese, in cui ha detto: “Dal nostro punto di vista, è chiaro che la Groenlandia ha bisogno degli Stati Uniti e che gli Stati Uniti hanno bisogno della Groenlandia. Questa responsabilità va presa seriamente”. Affermazioni che avranno certamente suscitato apprensione a Copenaghen.

Affermando di desiderare “un dialogo con Washington”, Motzfeldt fa notare che Groenlandia e Danimarca hanno “alcuni valori e alcune politiche comuni”, per cui non ci sarebbe niente di strano se il governo autonomo di Nuuk incontrasse i rappresentanti americani individualmente, senza avere al suo fianco il governo danese. Costituzionalmente, la Danimarca è responsabile della politica estera della Groenlandia. Ma varie forze d’opposizione groenlandesi premono sul governo autonomo affinché tratti direttamente con gli Usa: “Lasciate che sia la Groenlandia a parlare con l’America e a decidere cosa vuole”, commenta Pele Broberg, leader di Naleraq, il principale partito d’opposizione nell’isola.

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La questione dell’indipendenza

Sulla decisione peserà l’atteggiamento di politici e popolazione locale riguardo all’indipendenza. La posizione ufficiale finora tenuta da Jens-Frederik Nielsen, il premier del governo autonomo di Nuuk, è che la Groenlandia deve diventare indipendente, spezzando il legame coloniale con la Danimarca, ma solo quando la sua economia sarà pronta. Simile la linea espressa venerdì dalla ministra degli Esteri groenlandese Motzfeldt: “Stiamo lavorando per arrivare alla sovranità, il che vuol dire che condurremo da soli la politica estera, ma non ci siamo ancora”. La promessa americana di grandi investimenti, posti di lavoro, più turismo e addirittura di un compenso forfettario individuale per ogni abitante, potrebbe accelerare le spinte indipendentiste dell’isola o perfino portare alla vendita a Washington, indicata dal segretario di Stato Rubio come la strada migliore per un’annessione. Sull’altro piatto della bilancia ci sono i generosi fondi danesi e della Ue per il welfare, terreno su cui gli Usa scarseggiano. “Faremo qualcosa con la Groenlandia”, è stato l’ultimo messaggio di Trump questa settimana, “per prendercela con le buone o con le cattive”. Se Washington riuscisse a separare Nuuk da Copenaghen, “le buone” potrebbero avere maggiori possibilità di riuscita. Divide et impera, secondo il vecchio motto latino.

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