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Mengestu: “L’odio per i migranti dell’amministrazione Trump è come quello dei nazisti per gli ebrei”

(afp)

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Intervista allo scrittore nato in Etiopia ed eletto presidente del Pen America: “Cercano un capro espiatorio per il disagio sociale del Paese, e ora l’ha trovato. La crudeltà è fine a se stessa, ora ho paura”
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MINNEAPOLIS – Un paragone del genere non te lo saresti mai aspettato per gli Stati Uniti, però Dinaw Mengestu è così esasperato che non esita a farlo: «L’America soffre per un profondo disagio sociale, ma invece di provare a risolverlo, l’amministrazione Trump cerca capri espiatori su cui scaricare la colpa. Ha scelto gli immigrati, come avevano fatto i nazisti in Germania con gli ebrei». Quindi lo scrittore nato in Etiopia, eletto presidente di Pen America dopo Salman Rushdie, confessa di avere paura: «La crudeltà è lo scopo. E io temo per la sicurezza mia e della mia famiglia, anche se sono cittadino americano».

Perché tutto questo avviene ora, qui a Minneapolis?

«In Minnesota c’è una grande comunità somala, ci sono la deputata democratica Ilhan Omar e il governatore Walz, odiati da Trump. Il problema però è più grande di così. Avevano già demonizzato messicani e latini, ma ora stanno allargando la rete per trasformare chiunque abbia la pelle scura, o sia in generale straniero, nel …

MINNEAPOLIS – Un paragone del genere non te lo saresti mai aspettato per gli Stati Uniti, però Dinaw Mengestu è così esasperato che non esita a farlo: «L’America soffre per un profondo disagio sociale, ma invece di provare a risolverlo, l’amministrazione Trump cerca capri espiatori su cui scaricare la colpa. Ha scelto gli immigrati, come avevano fatto i nazisti in Germania con gli ebrei». Quindi lo scrittore nato in Etiopia, eletto presidente di Pen America dopo Salman Rushdie, confessa di avere paura: «La crudeltà è lo scopo. E io temo per la sicurezza mia e della mia famiglia, anche se sono cittadino americano».

Perché tutto questo avviene ora, qui a Minneapolis?

«In Minnesota c’è una grande comunità somala, ci sono la deputata democratica Ilhan Omar e il governatore Walz, odiati da Trump. Il problema però è più grande di così. Avevano già demonizzato messicani e latini, ma ora stanno allargando la rete per trasformare chiunque abbia la pelle scura, o sia in generale straniero, nel nemico da cui bisogna difendere i veri americani».

Anche gli immigrati legali?

«Senza dubbio, perché il nemico è in generale l’altro, chiunque non sembri assimilabile allo stereotipo dell’americano».

È la reazione dei bianchi che diventano minoranza?

«Esiste un disagio reale, una precarietà economica in tutto il Paese. Per la classe lavoratrice e media la situazione è davvero difficile e la disuguaglianza aumenta. Per molti, poi, l’America è cambiata sul piano sociale troppo velocemente e diventa troppo diversificata. In realtà i bianchi sono ancora la maggioranza e detengono la maggior parte del potere economico e politico, però è facile sfruttare quest’ansia per fomentare l’odio e vincere le elezioni».

Non era accaduto lo stesso in Europa fra le due guerre mondiali?

«La comunità ebraica era diventata l’ovvio capro espiatorio con l’esplosione dell’antisemitismo. Ora però la categoria degli immigrati presa di mira è ancora più grande, così come la minaccia».

Tra i manifestanti di Minneapolis alcuni dicono che gli americani dovrebbero iniziare a porsi le domande che i tedeschi non si erano chiesti quando iniziarono gli arresti degli ebrei.

«Dovrebbero farlo, certamente. Come allora, forse evitano di porsi certe domande perché ritengono che il problema non li riguardi: sono cittadini, stanno al sicuro. Non era vero allora e non è vero adesso».

Lei si sente personalmente minacciato?

«Sì, anche se sono cittadino americano. E temo per i miei famigliari, perché ormai l’offensiva non risparmia neanche chi ha la carta verde o perfino il passaporto».

Come si può frenare questa deriva?

«Non vedo come sia possibile, in questo momento. Forse se i repubblicani perderanno le elezioni di midterm o l’economia rallenterà. La crudeltà è il fine e ci saranno molte altre sofferenze, prima di poterla fermare».

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