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Palazzo Chigi scrive a Rodríguez: è la mossa per liberare Trentini

(ansa)

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Il messaggio inviato dalla premier riconosce il governo di Caracas come interlocutore. Dopo l’imbarazzo per la chiamata con Machado, ora al vaglio l’ipotesi amnistia
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«Ora sarà più facile liberare Alberto Trentini». La conferenza stampa di Giorgia Meloni è cominciata da pochi minuti quando uno dei mediatori impegnati sin dall’inizio della vicenda lascia filtrare il primo segnale davvero positivo di una giornata che fino a quel momento aveva avuto scenari grigi. La premier ha appena reso pubblico il messaggio inviato alla presidente venezuelana Delcy Rodríguez. E forse qualcosa, finalmente, si è mosso.

L’apertura di Meloni arriva in un momento delicatissimo, quando si temeva di essere ormai fuori tempo massimo. Dopo le speranze di giovedì, alimentate dalle prime liberazioni — e in particolare quelle dei cittadini spagnoli — da Caracas non era arrivato alcun segnale che facesse pensare a una imminente scarcerazione di Trentini. Il silenzio delle ore successive aveva riacceso i timori che il cooperante italiano restasse ancora fuori dal gruppo di detenuti destinati a tornare liberi. Da qui la scelta più forte.

L’Italia fa ciò che il Venezuela chiede…

«Ora sarà più facile liberare Alberto Trentini». La conferenza stampa di Giorgia Meloni è cominciata da pochi minuti quando uno dei mediatori impegnati sin dall’inizio della vicenda lascia filtrare il primo segnale davvero positivo di una giornata che fino a quel momento aveva avuto scenari grigi. La premier ha appena reso pubblico il messaggio inviato alla presidente venezuelana Delcy Rodríguez. E forse qualcosa, finalmente, si è mosso.

L’apertura di Meloni arriva in un momento delicatissimo, quando si temeva di essere ormai fuori tempo massimo. Dopo le speranze di giovedì, alimentate dalle prime liberazioni — e in particolare quelle dei cittadini spagnoli — da Caracas non era arrivato alcun segnale che facesse pensare a una imminente scarcerazione di Trentini. Il silenzio delle ore successive aveva riacceso i timori che il cooperante italiano restasse ancora fuori dal gruppo di detenuti destinati a tornare liberi. Da qui la scelta più forte.

L’Italia fa ciò che il Venezuela chiedeva da mesi: un riconoscimento esplicito dell’interlocutore. Non un’apertura al vecchio assetto guidato da Nicolás Maduro, mai formalizzata da Roma, ma il riconoscimento della nuova leadership incarnata da Rodríguez. È il punto che Caracas aveva posto fin dall’inizio della vicenda Trentini, insieme alla chiusura del contenzioso legato al caso di Alex Saab, l’imprenditore vicino al chavismo arrestato all’estero e poi trasferito negli Stati Uniti, che ha patteggiato in Italia una pena per riciclaggio.

«Seguo con attenzione la situazione in Venezuela e auspico che con la presidente Delcy Rodríguez si apra una nuova stagione di relazioni costruttive fra Roma e Caracas», scrive Meloni nel messaggio diffuso a ridosso della conferenza stampa. «In tal senso esprimo gratitudine per la scelta di avviare la liberazione di detenuti politici, fra cui anche italiani, e spero vivamente che questo percorso prosegua con ulteriori passi nella medesima direzione».

Poco dopo, rispondendo alle domande dei cronisti, la premier rafforza il concetto: «Il segnale dato dalla presidente venezuelana è nel senso della pacificazione e lo cogliamo e penso anche che possa rappresentare un elemento molto importante nella relazione tra l’Italia e il Venezuela». Anche il ministro degli Esteri Antonio Tajani rompe il tabù lessicale. Commentando la liberazione di altri detenuti italiani, parla per la prima volta apertamente della «presidente Delcy Rodríguez». È la stessa Rodríguez che si era assai irrigidita dopo la telefonata di Meloni al premio Nobel e grande avversaria di Maduro, Maria Corina Machado.

Il messaggio italiano arriva in Venezuela. E ritornano le prime rassicurazioni. Secondo fonti coinvolte nella mediazione, Alberto Trentini sarebbe stato inserito in una lista di circa quaranta detenuti destinati alla scarcerazione. Un passaggio reso possibile anche dal ruolo degli Stati Uniti, che in questa fase stanno svolgendo una funzione determinante. E anche quello di altri paesi, su tutti il Brasile di Lula. Sui tempi, però, nessuno si sbilancia. Ufficialmente è impossibile fare previsioni. Ufficiosamente, con tutte le cautele del caso, si parla di orizzonti non lunghi. Anche perché in queste ore il Venezuela sta scarcerando detenuti provenienti dal carcere di Rodeo, lo stesso in cui è detenuto Trentini. Resta però un nodo procedurale: come motivare la liberazione di persone in attesa di giudizio o già condannate. Per questo si sta valutando un provvedimento di amnistia, strumento che consentirebbe di superare gli ostacoli formali senza entrare nel merito dei singoli procedimenti.

«Il governo italiano si occupa della vicenda Trentini quotidianamente da 400 giorni» assicura Meloni. «E non smetteremo fino a quando la signora Armanda non potrà riabbracciare suo figlio. È molto doloroso non potere riuscire a dare risposte nei tempi che vorrei». Ora la sensazione diffusa tra chi segue il dossier è che questa sia davvero l’ultima curva. Sperando, dopo tredici mesi di attesa e anche molti errori, che la strada possa finalmente portare a casa Alberto Trentini.

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