Liberato italo-venezuelano. “Ma è fuori meno dell’1 per cento dei prigionieri politici del regime”
dal nostro inviato Fabio TonacciVILLA DEL ROSARIO – Salgono a ventidue i prigionieri politici liberati dal regime venezuelano come «gesto unilaterale di pace», come ha annunciato il presidente dell’Asamblea Nacional Jorge Rodríguez, fratello della nuova presidente. Dopo il giornalista e politico Biagio Pilieri, rilasciato venerdì, è fuori anche un altro italo-venezuelano: si tratta di Antonio Gerardo Buzzetta Pacheco, meglio conosciuto come Nino, che era stato arrestato il 30 settembre del 2024.
«Oltre a Buzzetta Pacheco abbiamo notizia del ritorno in libertà della volontaria e parrocchiana Aracelis Balza, nello Stato di Trujillo, e dell’appartenente al partito politico oppositore Vente Venezuela, Virgilio Laverde, nello Stato di Bolivar», spiega Gonzalo Himiob, il vicepresidente di Foro Penal, una delle ong venezuelane che da sempre e più da vicino segue le vicende degli arrestati.
Ventidue scarcerazioni sono comunque poche, se si considera l’elenco degli 811 nomi stilato dagli attivisti, nel quale sono citati un’o…
VILLA DEL ROSARIO – Salgono a ventidue i prigionieri politici liberati dal regime venezuelano come «gesto unilaterale di pace», come ha annunciato il presidente dell’Asamblea Nacional Jorge Rodríguez, fratello della nuova presidente. Dopo il giornalista e politico Biagio Pilieri, rilasciato venerdì, è fuori anche un altro italo-venezuelano: si tratta di Antonio Gerardo Buzzetta Pacheco, meglio conosciuto come Nino, che era stato arrestato il 30 settembre del 2024.
«Oltre a Buzzetta Pacheco abbiamo notizia del ritorno in libertà della volontaria e parrocchiana Aracelis Balza, nello Stato di Trujillo, e dell’appartenente al partito politico oppositore Vente Venezuela, Virgilio Laverde, nello Stato di Bolivar», spiega Gonzalo Himiob, il vicepresidente di Foro Penal, una delle ong venezuelane che da sempre e più da vicino segue le vicende degli arrestati.
Ventidue scarcerazioni sono comunque poche, se si considera l’elenco degli 811 nomi stilato dagli attivisti, nel quale sono citati un’ottantina di stranieri e, tra di essi, due cittadini americani. «Neanche l’1 per cento è stato rimesso in libertà», denuncia Edmundo Gonzalez Urrutia, il candidato alle elezioni del 2024 per la Piattaforma unitaria democratica del Venezuela, l’opposizione anti-chavista di cui fa parte la premio Nobel per la Pace María Corina Machado. L’avversario di Maduro si trova in Spagna e lamenta che «le famiglie continuano ad aspettare, senza informazioni chiare, senza liste, senza certezze». Aggiunge Gonzalez Urrutia: «La libertà non si annuncia, si attua, i diritti umani non si gestiscono con ritardi e opacità. Ogni ora che passa senza risposte è una nuova forma di violenza contro le famiglie. La responsabilità è chiara e il tempo stringe».
Le procedure vanno a rilento, nel silenzio delle comunicazioni ufficiali. Le famiglie dei detenuti da tre giorni aspettano fuori dal Rodeo e dall’Helicoide, le due famigerate carceri dove sono rinchiusi più di 150 persone che rientrano nell’elenco delle ong, e nelle altre prigioni del sistema venezuelano.
Mentre Biagio Pilieri è tornato a casa e ha potuto sottoporsi a una visita medica, l’imprenditore torinese Mario Burlò, che si trova nel braccio del Rodeo dove è anche Alberto Trentini, per adesso rimane dentro. «Non abbiamo ancora avuto la notizia che aspettiamo da tanto», dice a Repubblica il suo avvocato, Benedetto Marzocchi Buratti, che lo difende in un procedimento penale per reati fiscali. La speranza della famiglia è che Burlò sia liberato la prossima settimana, quando sono previsti altri rilasci di stranieri dopo i 5 spagnoli tornati a Madrid. Nel gruppo dei rilasciati ci sono anche l’attivista per i diritti umani Rocio San Miguel e il candidato alle presidenziali Enrique Marquez.