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Dopo Minneapolis, cortei in tutti gli States. “Ma niente violenza”

(reuters)
In piazza da New York alla Florida dopo l’omicidio da parte dell’Ice. Appelli alla calma: “Non abbocchiamo, il presidente cerca il caos”
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NEW YORK – Si allargano a tutta l’America le proteste contro le retate anti immigrati dell’amministrazione Trump, dopo l’uccisione di Renee Good a Minneapolis, correndo però sul sottile filo del rischio di offrire all’amministrazione la scusa per invadere e militarizzare ancora di più le città. Perciò Jacob Frey, sindaco dell’epicentro delle manifestazioni, ha avvertito i suoi cittadini: «Gli agitatori cercano di infiltrare la gente. È quello che vuole Donald Trump, non abbocchiamo».

Alcuni gruppi come Indivisible, 50501, American Civil Liberties Union, Voto Latino, Disappeared in America Campaign, hanno organizzato ieri e oggi manifestazioni in tutti gli Stati Uniti, da New York a Los Angeles, passando per Minnesota e Florida. Ne avevano contate almeno 580, con l’obiettivo di arrivare a oltre mille entro la fine del weekend: «Puoi riempire il bicchiere fino a un certo punto – ha detto a Axios la direttrice di Voices for Florida Sarah Parker – fino a quando l’acqua inizia a debordare.…

NEW YORK – Si allargano a tutta l’America le proteste contro le retate anti immigrati dell’amministrazione Trump, dopo l’uccisione di Renee Good a Minneapolis, correndo però sul sottile filo del rischio di offrire all’amministrazione la scusa per invadere e militarizzare ancora di più le città. Perciò Jacob Frey, sindaco dell’epicentro delle manifestazioni, ha avvertito i suoi cittadini: «Gli agitatori cercano di infiltrare la gente. È quello che vuole Donald Trump, non abbocchiamo».

Alcuni gruppi come Indivisible, 50501, American Civil Liberties Union, Voto Latino, Disappeared in America Campaign, hanno organizzato ieri e oggi manifestazioni in tutti gli Stati Uniti, da New York a Los Angeles, passando per Minnesota e Florida. Ne avevano contate almeno 580, con l’obiettivo di arrivare a oltre mille entro la fine del weekend: «Puoi riempire il bicchiere fino a un certo punto – ha detto a Axios la direttrice di Voices for Florida Sarah Parker – fino a quando l’acqua inizia a debordare. Penso siamo arrivati a questo limite».

L’iniziativa è stata chiamata “Ice Out for Good”, giocando sul nome dell’Immigration and Customs Enforcement che ha ucciso Good, per chiedere il suo ritiro da tutte le città. La mobilitazione sta crescendo nel Paese e forse segnala un cambio di stato d’animo tra i cittadini, che potrebbe costare ai repubblicani la sconfitta nelle elezioni midterm di novembre, ormai rimaste come unico argine per frenare la presidenza imperiale di Trump. Il rischio però è quello di aiutarlo, se invece le proteste generassero violenze tali da giustificare la sua offensiva per l’ordine pubblico.

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A Minneapolis, ad esempio, venerdì sera sono state arrestate circa trenta persone, dopo che avevano lanciato sassi e ghiaccio contro gli agenti e avevano circondato il Canopy Hotel e il Depot Renaissance. Pensavano che là alloggiassero gli uomini dell’Ice venuti da fuori città, circa 2mila e in continuo aumento, dopo che altri 200 poliziotti sono stati trasferiti dalla Louisiana al Minnesota per partecipare ai raid della “Operation Metro Surge”. «Ringrazio tutti i manifestanti pacifici – ha detto Frey – ma chi viola la legge verrà arrestato, perché non possiamo dare scuse a Trump». Stesso tono dal governatore Tim Walz: «Il presidente ha mandato migliaia di agenti nel nostro Stato e gli è bastato un solo giorno per uccidere una persona. Ora non cerca altro che il caos per distrarci dai suoi atti orribili. Non diamogli ciò che vuole».

I deputati Kelly Morrison, Angie Craig e Ilhan Omar hanno provato a visitare la base degli agenti federali, ma dopo un iniziale invito sono stati cacciati. L’amministrazione vuole aumentare i raid e gestire i risultati dell’inchiesta sull’omicidio di Good. La pressione politica della piazza può ostacolarla, a patto come dice Frey di non cadere nella trappola della violenza.

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