Rubina Aminian, primo volto delle vittime della repressione in Iran. “Suo corpo tra centinaia di cadaveri”
di Benedetta PerilliIl primo volto noto delle vittime della violenta repressione in corso in Iran ha il sorriso di Rubina Aminian, 23 anni. Studentessa di moda allo Shariati College di Teheran, è stata uccisa dalle forze del regime nella notte dell’8 gennaio all’uscita dell’istituto mentre si univa ai manifestanti che da 14 giorni sono scesi in piazza per contestare il governo degli ayatollah. Lo riporta l’ong Iran Human Rights citando fonti vicine alla famiglia Aminian secondo le quali “la giovane donna curda originaria di Marivan è stata colpita da distanza ravvicinata alle spalle, con il proiettile che le ha raggiunto la testa”.
Sui social il suo nome è diventato già un hashtag attraverso il quale si moltiplicano le foto e i video che la ritraggono mentre mostra gli abiti da lei stessa realizzati. Immagini che sono solo il punto di partenza di una dolorosa “spoon river” destinata ad allargarsi: secondo la stessa ong che ha diffuso la storia di Aminian i morti nelle proteste delle ultime due sett…
Il primo volto noto delle vittime della violenta repressione in corso in Iran ha il sorriso di Rubina Aminian, 23 anni. Studentessa di moda allo Shariati College di Teheran, è stata uccisa dalle forze del regime nella notte dell’8 gennaio all’uscita dell’istituto mentre si univa ai manifestanti che da 14 giorni sono scesi in piazza per contestare il governo degli ayatollah. Lo riporta l’ong Iran Human Rights citando fonti vicine alla famiglia Aminian secondo le quali “la giovane donna curda originaria di Marivan è stata colpita da distanza ravvicinata alle spalle, con il proiettile che le ha raggiunto la testa”.
Sui social il suo nome è diventato già un hashtag attraverso il quale si moltiplicano le foto e i video che la ritraggono mentre mostra gli abiti da lei stessa realizzati. Immagini che sono solo il punto di partenza di una dolorosa “spoon river” destinata ad allargarsi: secondo la stessa ong che ha diffuso la storia di Aminian i morti nelle proteste delle ultime due settimane sono almeno 192.
Dopo aver appreso della sua morte, la famiglia di Rubina Aminian si è spostata da Kermanshah, dove vive, a Teheran per identificare il corpo. Fonti vicine alla famiglia hanno dichiarato a Iran Human Rights: “Sono stati portati in un luogo vicino al college dove c’erano i corpi di centinaia di giovani uccisi durante le proteste. La maggior parte delle vittime erano giovani tra i 18 e i 22 anni, colpiti a distanza ravvicinata alla testa e al collo dalle forze governative”.
Secondo il report della ong la famiglia è stata costretta a cercare da sola il corpo della ragazza tra i tanti cadaveri. “Non era solo mia figlia, ho visto centinaia di cadaveri con i miei occhi”, ha commentato la madre. Una volta tornati a casa, i familiari hanno trovato l’abitazione circondata dalle forze dell’intelligence che non hanno consentito loro di seppellirla e le moschee di Marivan si sono rifutate di tenere cerimonie funebri per Rubina: per questo il corpo è stato sepolto lungo una strada tra Kermanshah e Kamyaran.
"L'uccisione di manifestanti negli ultimi tre giorni, in particolare dopo la chiusura di internet a livello nazionale, potrebbe essere ancora più estesa di quanto immaginiamo attualmente. La Repubblica Islamica sta commettendo un grave crimine internazionale contro il popolo iraniano e la comunità internazionale è obbligata, in base al diritto internazionale, a utilizzare tutti i mezzi disponibili per fermare questo crimine", ha dichiarato il direttore di Iran Human Rights, Mahmood Amiry-Moghaddam.