Il fratello minore, Nima Shafei, è stato ucciso dalle forze governative nel 2022 durante le proteste organizzate in Iran dal movimento “Donna, vita, libertà” per la morte in detenzione di Mahsa Amini, arrestata dalla polizia morale per non aver indossato correttamente il velo. Lei, Mahsa Shafei, 24enne proveniente come Nima da Yasuj, nel Nord del Paese, è una degli oltre 10mila fermati dalle guardie del regime iraniano nei 16 giorni di proteste ancora in corso in Iran contro il governo di Khamenei.
Per l’ong Hengaw - Organization for Human Rights, Mahsa Shafiei è stata arrestata dalla forze di sicurezza della Repubblica Islamica lo scorso 7 gennaio e ora rischia, così come i tanti altri fermati dei quali ancora non si conosce un numero preciso anche a causa del blackout delle comunicazioni che permane nel Paese, la pena di morte.
“Chiunque partecipi alle proteste sarà considerato mohareb, un nemico di Dio, un reato punibile con la pena di morte”, ha dichiarato lo scorso sabato …
Il fratello minore, Nima Shafei, è stato ucciso dalle forze governative nel 2022 durante le proteste organizzate in Iran dal movimento “Donna, vita, libertà” per la morte in detenzione di Mahsa Amini, arrestata dalla polizia morale per non aver indossato correttamente il velo. Lei, Mahsa Shafei, 24enne proveniente come Nima da Yasuj, nel Nord del Paese, è una degli oltre 10mila fermati dalle guardie del regime iraniano nei 16 giorni di proteste ancora in corso in Iran contro il governo di Khamenei.
Per l’ong Hengaw - Organization for Human Rights, Mahsa Shafiei è stata arrestata dalla forze di sicurezza della Repubblica Islamica lo scorso 7 gennaio e ora rischia, così come i tanti altri fermati dei quali ancora non si conosce un numero preciso anche a causa del blackout delle comunicazioni che permane nel Paese, la pena di morte.
“Chiunque partecipi alle proteste sarà considerato mohareb, un nemico di Dio, un reato punibile con la pena di morte”, ha dichiarato lo scorso sabato alla televisione di Stato iraniana il procuratore generale Mohammad Movahedi Azad, aggiungendo che anche chi ha “aiutato i rivoltosi” dovrà rispondere di questo reato. Così ora Mahsa e gli altri – sono oltre 10.600 le persone arrestate dal 28 dicembre secondo Human Rights Activists News Agency (Hrana) – attendono di conoscere il proprio destino. Per alcuni di loro, la pena di morte potrebbe essere eseguita in tempi strettissimi. "Dopo un processo accelerato, il primo gruppo di persone condannate per rivolta sarà giustiziato dopo la preghiera del Fajr di mercoledì mattina, mediante impiccagione”, si legge in un messaggio di alcuni gruppi vicini alle Guardie della Rivoluzione.
E la conferma che i messaggi del terrore del regime sono più che propaganda arriva sempre da Hengaw: l’organizzazione ha lanciato un imminente pericolo di esecuzione della pena di morte per il 26enne Erfan Soltani, arrestato durante le recenti manifestazioni. "Secondo quanto riportato da fonti per i diritti umani, la magistratura iraniana sta pianificando l’esecuzione di una sentenza che, se attuata, sarebbe la prima esecuzione volta a dimostrare la repressione delle recenti proteste nazionali. Si afferma che l’esecuzione sia prevista per il 14 gennaio”, si legge in una nota di Hengaw secondo la quale le esecuzioni di prigionieri in Iran nel 2025 sono state 1858.
Secondo le stesse fonti, la famiglia del 26enne di Fardis è stata informata dalla autorità che potranno vedere il figlio poco prima dell’esecuzione per un ultimo incontro. “Pur non conoscendo la data esatta dell’arresto, il breve lasso di tempo intercorso tra detenzione, emissione della condanna a morte ed esecuzione è una grave violazione del diritto a un giusto processo, oltre a poter costituire una prova per future indagini su crimini internazionali”, denuncia l’ong. E sul tema è intervenuto il ministro degli Esteri Antonio Tajani lanciando un appello "affinché non si utilizzi la pena di morte come strumento per reprimere le manifestazioni dei giovani e delle donne".
“Le minacce delle autorità iraniane di condannare a morte i manifestanti con accuse quali il moharebeh devono essere prese molto sul serio. Coloro che oggi sono al potere sono gli stessi individui che negli anni Ottanta hanno commesso crimini contro l'umanità giustiziando migliaia di prigionieri politici senza processo. Il rischio che tali crimini si ripetano è del tutto reale”, ha commentato Mahmood Amiry-Moghaddam, a capo dell’ong Iran Human Rights.