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La nuova giovinezza del figlio dello Scià: “Galvanizza le piazze”

La nuova giovinezza del figlio dello Scià: “Galvanizza le piazze”
(reuters)

Anche se in patria l’esule Reza Pahlavi non è mai stato molto popolare stavolta sono in tanti ad aver risposto ai suoi appelli

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LONDRA – «Non creda che, da ragazzo, tutte le mattine mi guardassi allo specchio pensando: sarò re». Quarant’anni dopo l’intervista che mi concesse nella sua casa ai sobborghi di Washington, proprio di fronte alla sede della Central Intelligence Agency (così evidentemente la Cia poteva proteggerlo meglio), Reza Ciro Pahlavi II potrebbe sembrare un po’ più vicino al “trono del Pavone” di cui è formalmente l’erede. La settimana scorsa, prima che il regime degli ayatollah mettesse un blackout a internet, con un post sui social ha esortato gli oppositori iraniani a scendere in piazza per scandire slogan alle 8 di sera in punto. E, da quel poco che in seguito è trapelato dall’Iran, a quell’ora precisa alcuni dei manifestanti hanno scandito anche il suo nome, gridando prima «morte al dittatore», riferimento alla Guida suprema della rivoluzione islamica Ali Khamenei, e subito dopo «lunga vita allo Scià».

Non è la prima volta che il figlio dell’ultimo Scià di Persia invita il suo popolo alla rivolta. Lo faceva quando lo incontrai in America, pochi anni dopo la morte in esilio del padre. Lo ha rifatto durante le proteste di massa del 2022 in Iran per i diritti delle donne. Ci ha riprovato nel corso della breve guerra del giugno scorso in cui Israele e gli Usa hanno fatto tremare Teheran. Commentatori e diplomatici dubitano, tuttavia, che abbia realistiche chance di salire al trono. In primo luogo, non si sa che sbocchi avranno le pur colossali proteste di questi giorni. In secondo luogo, appare improbabile che i manifestanti vogliano tornare al passato, ripristinando la monarchia. Né Pahlavi II è stato capace di unire il variegato fronte delle forze di opposizione. Avendo lasciato la patria a 17 anni per studiare negli Stati Uniti, e non essendoci mai tornato, l’erede al trono, oggi 65enne, può suscitare qualche nostalgia fra gli iraniani della diaspora. Forse non molto di più.

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Ciononostante, in mancanza di figure di primo piano tra gli avversari del regime, «la sua immagine è migliorata», commenta sul Financial Times Ali Vaez, esperto di Iran del think tank Crisis Group. «Sta aiutando a galvanizzare i manifestanti e c’è chi lo reputa un’opzione migliore di altre», concorda Ellie Geranmayeh, analista dello European Council on Foreign Relations. «Ma, sebbene la sua popolarità sia cresciuta, la società civile continua a premere per un cambiamento democratico dal di dentro». Nemmeno Donald Trump scommette su Pahlavi II: «È una persona perbene, ma penso che debbano emergere nuove figure interne», ha detto il presidente americano. La lunga ospitalità fornitagli dagli Usa e un suo incontro con il premier israeliano Benjamin Netanyahu, nel 2023 a Gerusalemme, contribuiscono al sospetto di manipolazioni esterne. Del resto, nemmeno lui quarant’anni fa si faceva molte illusioni: «Vorrei contribuire a riportare libertà e giustizia per tutti», mi disse, «ma poi starà al popolo iraniano decidere cosa vuole».

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