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Nudi a nostra insaputa: perché fa paura lo striptease di Grok

(reuters)
L’intelligenza artificiale di Elon Musk consente di “spogliare” chiunque con un clic. E a farne le spese sono donne e minorenni
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Una donna indonesiana di nome Kirana è costretta all’uso della sedia a rotelle e da tempo tiene un diario on line, documentando con foto la propria condizione. Qualcuno è intervenuto nei commenti sotto le immagini e ha chiesto a Grok, il programma di X (un tempo Twitter) che utilizza l’intelligenza artificiale, di mostrarla in un succinto bikini. Così è stato. In un attimo: dall’empatia allo scherno, dalla solidarietà al ludibrio. Kirana ha provato a rivolgersi ai gestori delle piattaforma; ha chiesto ad amici e conoscenti di rimuovere e segnalare i falsi che la dileggiavano. Dai primi non ha ricevuto risposte. Dai secondi lo sconsolante ma fondato avvertimento: «Lascia perdere, più ci si agita e più quelle fotografie circoleranno». Fino a diventare la rappresentazione prevalente, di cui la realtà sarà soltanto una variante minore, in quanto meno interessante agli occhi di chi manipola, condivide, decreta.

Quel che è successo a Kirana è accaduto a migliaia di persone. Si tratta per lo…

Una donna indonesiana di nome Kirana è costretta all’uso della sedia a rotelle e da tempo tiene un diario on line, documentando con foto la propria condizione. Qualcuno è intervenuto nei commenti sotto le immagini e ha chiesto a Grok, il programma di X (un tempo Twitter) che utilizza l’intelligenza artificiale, di mostrarla in un succinto bikini. Così è stato. In un attimo: dall’empatia allo scherno, dalla solidarietà al ludibrio. Kirana ha provato a rivolgersi ai gestori delle piattaforma; ha chiesto ad amici e conoscenti di rimuovere e segnalare i falsi che la dileggiavano. Dai primi non ha ricevuto risposte. Dai secondi lo sconsolante ma fondato avvertimento: «Lascia perdere, più ci si agita e più quelle fotografie circoleranno». Fino a diventare la rappresentazione prevalente, di cui la realtà sarà soltanto una variante minore, in quanto meno interessante agli occhi di chi manipola, condivide, decreta.

Quel che è successo a Kirana è accaduto a migliaia di persone. Si tratta per lo più di donne, molte delle quali minorenni (come la 14enne Nell Fisher, attrice della serie “Stranger things”), ma anche di politici, celebrità, di Elon Musk che di X è il proprietario e di una scimmia.

È avvenuto in tutto il mondo, inducendo alcuni governi (malese, indonesiano, ora britannico) a indagare o addirittura sospendere Grok, l’Unione europea a interessarsene, con la consueta modalità felpata, e gli Stati Uniti a fregarsene, adottando il programma, accanto a quello di Google, per usi del Pentagono. Di fronte a un fenomeno così diffuso la domanda non è: chi ha paura di Grok? Piuttosto: chi ne fa quell’uso e perché? Chi lo incoraggia e chi invece lo contrasta? E: come?

L’assodato punto di partenza è che il web sia come l’oceano, ci trovi tutto: rotte salvifiche e deviazioni fatali, navi splendenti e relitti, cavallucci di mare e piranha. A fare la differenza è che cosa sta in superficie e che cosa nelle profondità inaccessibili. Programmi di “strip-tease” delle immagini esistono da molto tempo, ma per raggiungerli bisognava inabissarsi, con strumenti e conoscenze non disponibili per tutti. Da Natale a Capodanno un’onda anomala ha sommerso X, facendo scrivere a qualche utente che la sua schermata pareva «un bar affollato da donne discinte». Che cosa è accaduto?

Grok è stato lanciato nel novembre del 2023. Il suo nome rimanda a un romanzo di fantascienza del 1961, nel quale “to grok” era un verbo (intraducibile, la versione di Google è: “groccare”). Il dizionario inglese propone come significato: “capire intuitivamente”, attraverso una forma di comprensione più profonda di quella umana. Elon Musk lo ha consigliato come alternativa al medico tradizionale per ottenere diagnosi accurate. Ha raccontato di avergli affidato una sua non meglio precisata risonanza magnetica, ottenendo un responso affidabile. Non lo preoccupa l’alto e incorreggibile margine di errore dell’intelligenza artificiale. E neppure l’uso distorto che se ne può fare.

Fino alle feste, la funzione che permetteva di spogliare un’immagine era riservata a utenti limitati, secondo la logica “se paghi di più puoi fare di più, se strapaghi puoi fare tutto”: l’amore in premium economy, le orge in business class. La notte di Natale i cancelli sono stati aperti, come un regalo sotto l’albero. Ed è cominciata l’invasione degli ultracorpi, modificati, estranei e infestanti. L’agenzia di stampa Reuters ha monitorato 102 richieste in 10 minuti. Una media che porterebbe a 100mila in una settimana, cinque milioni in un anno: un’intera capitale europea messa a nudo.

Per gioco, per sfizio o per malignità? Elon Musk propende per la prima ipotesi, sorride digitalmente della propria versione in due pezzi trasparente, ma lo stesso non farebbe un carpentiere di Houston vedendo così conciata (contro la sua volontà) la figlia di 14 anni. La pornografia è consenziente e per maggiorenni. Questo “spogliarello” avviene all’insaputa del soggetto e quale ne sia l’età, che l’intelligenza, seppure artificiale, dovrebbe rilevare, considerare e proteggere. C’erano state diffide e allarmi ignorati, come accade finché la baracca brucia. Ancora oggi, di fronte alle storture di Grok, che spaccia per verità le opinioni del suo fondatore e riconcilia la storia con le sue ombre più scure, viene invocata la libertà: di pensiero e parola. E di immagine? A ciascuno la sua, senza che altri la possano mistificare.

Alla fine del 2024, l’agonizzante amministrazione Biden aveva adottato norme per ampliare l’uso dei sistemi di intelligenza artificiale, vietando però applicazioni che violassero i diritti civili. È trascorso un anno, è passata un’era. Mentre tutto precipita, c’è chi si dedica a “scostumare” attrici. Probabilmente il nonno, all’apice della guerra fredda, aveva ordinato gli occhiali a raggi X dal retro della schedina per curiosare sotto i vestiti della vicina. Si potrebbe sperare che, come per tante psico-mode di Internet, anche questa passi, ma è quel che l’ispira a non farlo mai.

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