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Iran, la preoccupazione della Russia. Che però non interverrà

L'incontro tra Masoud Pezeshkian e Vladimir Putin a margine di un vertice ad Ashgabat, in Turkmenistan, lo scorso dicembre

 

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Mosca e Teheran hanno siglato un accordo di partenariato un anno fa. Ma il Cremlino non vuole sabotare il dialogo con Trump e, impegnato com’è in Ucraina, non ha le forze per sostenere l’alleato. Lo studia per evitare di ripetere i suoi errori
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Davanti ai disordini in Iran, la Russia ha taciuto per settimane finché lunedì il segretario del Consiglio di Sicurezza ed ex ministro della Difesa Sergej Shojgu non ha chiamato il suo omologo iraniano Ali Larjani per condannare «l’ennesimo tentativo da parte di forze esterne di interferire negli affari interni dell’Iran».

L’indomani, dopo che il presidente statunitense Donald Trump ha ventilato un intervento a Teheran, il ministero degli Esteri russo ha condannato «coloro che intendono usare disordini di origine esterna come pretesto per ripetere l’aggressione contro l’Iran commessa nel giugno 2025» definendo ogni «interferenza esterna sovversiva» come «categoricamente inaccettabile» e avvertendo di possibili «conseguenze disastrose per la situazione in Medio Oriente e la sicurezza internazionale globale».

Il Cremlino, invece, continua a tacere. E con la sua cautela cerca di non sacrificare il suo riavvicinamento agli Stati Uniti di Donald Trump in nome di un maggiore sostegno alla R…

Davanti ai disordini in Iran, la Russia ha taciuto per settimane finché lunedì il segretario del Consiglio di Sicurezza ed ex ministro della Difesa Sergej Shojgu non ha chiamato il suo omologo iraniano Ali Larjani per condannare «l’ennesimo tentativo da parte di forze esterne di interferire negli affari interni dell’Iran».

L’indomani, dopo che il presidente statunitense Donald Trump ha ventilato un intervento a Teheran, il ministero degli Esteri russo ha condannato «coloro che intendono usare disordini di origine esterna come pretesto per ripetere l’aggressione contro l’Iran commessa nel giugno 2025» definendo ogni «interferenza esterna sovversiva» come «categoricamente inaccettabile» e avvertendo di possibili «conseguenze disastrose per la situazione in Medio Oriente e la sicurezza internazionale globale».

Il Cremlino, invece, continua a tacere. E con la sua cautela cerca di non sacrificare il suo riavvicinamento agli Stati Uniti di Donald Trump in nome di un maggiore sostegno alla Repubblica islamica con cui pure ha firmato, nel gennaio di un anno fa, un accordo di partenariato strategico globale che però non include obblighi di difesa reciproca.

La preoccupazione russa

A dispetto del suo silenzio, la Russia è tutt’altro che entusiasta delle violenze in corso. In primo luogo, perché dopo la caduta di Bashar al-Assad in Siria nel dicembre 2024 e la cattura del presidente venezuelano Nicolás Maduro il 3 gennaio, il possibile rovesciamento dell’ayatollah Khamenei infliggerebbe un altro duro colpo simbolico alla sua cerchia di “amici”. In secondo luogo, perché la leadership russa non vorrebbe che un’eventuale caduta del regime iraniano fungesse da modello in patria. Ma è difficile immaginare truppe russe a difesa del regime di Teheran sul campo, dal momento che sono impegnate a combattere in Ucraina.

I contratti militari

Finora Mosca si è limitata a onorare i suoi precedenti impegni. Nei mesi scorsi sono emerse fotografie di decine di veicoli blindati russi Spartak in arrivo in Iran e notizie di diversi aerei da trasporto militare Il-76 portati a Teheran da Mosca e Minsk. Mentre proprio nei giorni scorsi i media iraniani hanno annunciato la consegna dei primi elicotteri d’attacco Mi-28, come previsto da un contratto siglato da tempo. Mezzi utili contro eventuali attacchi aerei israeliani o statunitensi, nel caso in cui le proteste iraniane degenerassero in un conflitto armato.

I precedenti di Siria e Venezuela

L’aiuto di Mosca però si ferma qui. Da quando è impegnato in Ucraina, il Cremlino ha ripetutamente dimostrato di non avere remore ad abbandonare i suoi alleati al loro destino. In Iran lo ha già fatto la scorsa estate durante la guerra dei dodici giorni con Israele: quando Teheran chiese aiuto, la Russia rispose soltanto con promesse vuote. E a inizio anno non è riuscita neppure a dare all’alleato venezuelano Maduro l’asilo che invece, nel dicembre 2024, riuscì a fornire ad Assad quando crollò il suo regime in Iran.

Asilo all’ayahotallah

Secondo il quotidiano britannico Times, la Guida Suprema Ali Khamenei starebbe pianificando di fuggire in Russia se la situazione dovesse peggiorare ma la sua esfiltrazione dall’Iran sarebbe più complessa di quella di Assad dalla Siria dove Mosca aveva due basi militari.

Secondo Nikita Smagin, analista del think tank berlinese Carnegie Endowment for International Peace, «ciò che il Cremlino sta facendo, tuttavia, è cercare di studiare a fondo ciò che sta accadendo in Iran per non ripetere i suoi errori, proprio come ha fatto ricorso all’esperienza iraniana quando ha creato un sistema per aggirare le sanzioni. Ora sta anche esaminando il modello iraniano di introduzione di restrizioni a Internet».

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