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La mozione bipartisan dei partiti italiani sull’Iran

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Oggi al Senato voto comune sulla condanna. Il M5S condiziona il sì alla richiesta di garanzie che non accada come a Caracas
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Divisa sull’Ucraina, unita sull’Iran. È unanime la condanna della politica italiana nei confronti del regime islamico.

La prova — utile a smentire gli anatemi contro la «sinistra tiepida» lanciati ieri alla Camera da Fratelli d’Italia — arriverà stamattina a palazzo Madama. Dove la commissione Esteri voterà una risoluzione bipartisan per censurare il governo degli ayatollah, esprimere massima solidarietà al popolo in lotta, chiedere al governo e all’Unione europea di mettere in campo tutta una serie di iniziative — a cominciare dalle sanzioni economiche, anche individuali — per fermare i massacri. Fra i firmatari, salvo sorprese dell’ultima ora, ci sarà pure il M5S. Che ha però condizionato il sì all’inserimento di un punto per loro irrinunciabile: «L’impegno sulle garanzie che non succeda in Iran quanto accaduto in Venezuela», spiega il senatore Bruno Marton, «che non si avalli cioè un intervento militare. Cosa su cui il presidente Conte è stato molto chiaro, parlando oggi alla Came…

Divisa sull’Ucraina, unita sull’Iran. È unanime la condanna della politica italiana nei confronti del regime islamico.

La prova — utile a smentire gli anatemi contro la «sinistra tiepida» lanciati ieri alla Camera da Fratelli d’Italia — arriverà stamattina a palazzo Madama. Dove la commissione Esteri voterà una risoluzione bipartisan per censurare il governo degli ayatollah, esprimere massima solidarietà al popolo in lotta, chiedere al governo e all’Unione europea di mettere in campo tutta una serie di iniziative — a cominciare dalle sanzioni economiche, anche individuali — per fermare i massacri. Fra i firmatari, salvo sorprese dell’ultima ora, ci sarà pure il M5S. Che ha però condizionato il sì all’inserimento di un punto per loro irrinunciabile: «L’impegno sulle garanzie che non succeda in Iran quanto accaduto in Venezuela», spiega il senatore Bruno Marton, «che non si avalli cioè un intervento militare. Cosa su cui il presidente Conte è stato molto chiaro, parlando oggi alla Camera».

Se la limatura del testo cui la presidente della Commissione, Stefania Craxi, sta lavorando insieme a tutti i capigruppo di maggioranza e opposizione darà l’esito sperato, «il messaggio che arriverà dal Senato sarà molto importante», dice l’esponente forzista: «Sul sostegno al coraggioso popolo iraniano non ho colto divisioni». E non c’è motivo di crearne, citando nel documento le minacce di Trump sull’uso della forza «visto che non si sono concretizzate», precisa Craxi. Esattamente il nodo che rende ancora incerta la sottoscrizione dei 5S. Su cui Conte ha insistito ieri, dopo l’informativa del ministro degli Esteri Antonio Tajani. «Noi siamo a sostegno delle donne e dei giovani che chiedono di vivere in un Paese libero», ha tuonato l’ex premier, «ma certo non di chi progetta interventi militari unilaterali. Non accettiamo l’esportazione della democrazia con le armi».

Chi invece non ha alcun dubbio sulla posizione da tenere è il Pd. «Le continue violazioni dei diritti umani, la repressione nel sangue del dissenso e la negazione delle libertà fondamentali non possono più essere condannate con mere dichiarazioni di rito, la comunità internazionale ha il dovere di assumere un ruolo attivo», dichiara il senatore Alessandro Alfieri, preannunciando l’adesione del gruppo dem alla risoluzione bipartisan.

L’aveva ribadito anche Peppe Provenzano alla Camera: «Sarà la volontà del popolo iraniano a portare al cambiamento, non i bombardamenti israelo-americani». Una risposta a Conte, ma soprattutto al meloniano Galeazzo Bignami, che aveva accusato la sinistra di non essersi mobilitata per l’Iran. «Una bugia totale», taglia corto il presidente dei senatori pd Francesco Boccia: «Il Pd è il partito che ha presentato più atti parlamentari di sostegno alla resistenza iraniana di tutti gli altri gruppi messi insieme, sfido tutti a guardare i numeri».

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