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Rodríguez apre all’Europa ma l’opposizione denuncia: “Solo 56 detenuti liberati”

Delcy Rodriguez

 (reuters)

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CÙCUTA – Il nuovo corso del Venezuela di Delcy Rodríguez apre all’Europa, con un’agenda e un approccio diversi da quelli dell’era Maduro. «Abbiamo avuto l’onore di accompagnare la presidente incaricata in un incontro con i capi missione dei paesi membri dell’Ue, del Regno Unito e della Confederazione Svizzera accreditati in Venezuela», scrive sui social il ministro degli Esteri venezuelano Yván Gil. «Il messaggio di Rodríguez è molto chiaro: nel rispetto e nell’uguaglianza degli Stati, siamo disposti a procedere verso una nuova agenda, un intenso programma di lavoro per il benessere dei popoli dell’Europa e del Venezuela».

La liberazione del cooperante Alberto Trentini e dell’imprenditore Mario Burlò, insieme con quella di altri prigionieri politici rinchiusi nelle carceri di massima sicurezza Rodeo, Helicoide, Ramo Verde e Tocorón, sta distendendo progressivamente i nervi della diplomazia internazionale. Sono primi passi ma significativi.

«Ora che la stagione di Maduro, segnata da …

CÙCUTA – Il nuovo corso del Venezuela di Delcy Rodríguez apre all’Europa, con un’agenda e un approccio diversi da quelli dell’era Maduro. «Abbiamo avuto l’onore di accompagnare la presidente incaricata in un incontro con i capi missione dei paesi membri dell’Ue, del Regno Unito e della Confederazione Svizzera accreditati in Venezuela», scrive sui social il ministro degli Esteri venezuelano Yván Gil. «Il messaggio di Rodríguez è molto chiaro: nel rispetto e nell’uguaglianza degli Stati, siamo disposti a procedere verso una nuova agenda, un intenso programma di lavoro per il benessere dei popoli dell’Europa e del Venezuela».

La liberazione del cooperante Alberto Trentini e dell’imprenditore Mario Burlò, insieme con quella di altri prigionieri politici rinchiusi nelle carceri di massima sicurezza Rodeo, Helicoide, Ramo Verde e Tocorón, sta distendendo progressivamente i nervi della diplomazia internazionale. Sono primi passi ma significativi.

«Ora che la stagione di Maduro, segnata da oppressione e violenza, è nel passato, il nostro obiettivo, come indicato dal Presidente del consiglio, è avviare una fase nuova, attivando un partenariato positivo con le autorità guidate da Delcy Rodríguez», ha detto il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani nell’informativa al Senato, nel giorno in cui Trentini e Burlò hanno rimesso piede in Italia. «Il rilascio dei prigionieri politici è un segnale forte che la nuova amministrazione ha voluto lanciare».

Vedremo se a questo segnale forte ne seguiranno altri da parte del governo venezuelano, a cui gli Stati Uniti hanno tolto il leader erede di Chavez con il blitz militare del 3 gennaio ma non i connotati da regime: gli stessi apparati sono attivi, gli stessi potenti sono al comando. Sull’annunciata liberazione dei detenuti, poi, c’è poca chiarezza. La presidenza venezuelana sostiene che finora siano 116, ma l’opposizione di Edmundo Gonzáles e della premio Nobel per la pace María Corina Machado (che in settimana incontrerà Trump) smentisce il dato. «Sono solo 56 persone, appena il 5% dei circa mille che sono in cella per motivi politici», si legge in una nota diffusa da Machado. «Cinque giorni dopo l’annuncio ufficiale del rilascio di massa, non ci sono prove che la misura venga attuata». 

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