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Trump alla popolazione iraniana: “Continuate le proteste, il nostro aiuto è in arrivo”

(reuters)
Il presidente: “Vinceremo. Americani lasciate il Paese”. La protesta di Mosca: “Inaccettabile”. Ma Witkoff incontra il figlio dello Scià
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NEW YORK – «Non sarebbe una cattiva idea, andare via ora dall’Iran». È il segnale più diretto che abbia dato ieri il presidente Trump, sulla sua intenzione di colpire il regime di Teheran per punirlo della repressione sempre più sanguinosa delle proteste. Il Consiglio per la sicurezza nazionale ieri ha discusso come, passando dai bombardamenti ai sabotaggi cibernetici, senza escludere nuove sanzioni o operazioni psicologiche. Secondo fonti citate dal sito Axios, «al momento non siamo ancora nella fase delle decisioni, riguardo le azioni militari», e lo stesso segretario di Stato Marco Rubio invita alla prudenza. Visto però il punto fino a cui si è spinto il capo della Casa Bianca con la sua retorica, è difficile che ora non faccia nulla, perché perderebbe la faccia e indebolirebbe la propria credibilità e leadership.

NEW YORK – «Non sarebbe una cattiva idea, andare via ora dall’Iran». È il segnale più diretto che abbia dato ieri il presidente Trump, sulla sua intenzione di colpire il regime di Teheran per punirlo della repressione sempre più sanguinosa delle proteste. Il Consiglio per la sicurezza nazionale ieri ha discusso come, passando dai bombardamenti ai sabotaggi cibernetici, senza escludere nuove sanzioni o operazioni psicologiche. Secondo fonti citate dal sito Axios, «al momento non siamo ancora nella fase delle decisioni, riguardo le azioni militari», e lo stesso segretario di Stato Marco Rubio invita alla prudenza. Visto però il punto fino a cui si è spinto il capo della Casa Bianca con la sua retorica, è difficile che ora non faccia nulla, perché perderebbe la faccia e indebolirebbe la propria credibilità e leadership.

Trump ha iniziato ad accelerare dal mattino, quando in sostanza ha pubblicato sul suo social un invito a rovesciare il regime degli ayatollah: «Patrioti iraniani, continuate a protestare. Prendete il controllo delle vostre istituzioni!!». Quindi ha aggiunto una minaccia simile a quella concretizzata contro l’ex leader venezuelano Nicolas Maduro: «Segnatevi i nomi degli assassini e degli abusatori. Pagheranno un prezzo alto». Infine ha avvertito che il tempo sta scadendo e non c’è più spazio per la diplomazia, promettendo una qualche forma di intervento: «Ho cancellato tutti gli incontri con i funzionari iraniani, finché l’uccisione insensata dei manifestanti non finirà. L’aiuto è in arrivo». Il messaggio lo ha poi firmato e concluso con la parola “Miga!!”, ossia Make Iran Great Again, sulla falsariga dello slogan che lo ha portato alla Casa Bianca. Poco dopo, mentre si preparava al comizio tenuto ieri in Michigan sull’economia, ha consigliato alla gente di lasciare l’Iran, preannunciando qualche azione devastante. Poi sul palco ha rafforzato le minacce: «Azioni molto forti se impiccheranno i manifestanti. In Iran vinceremo».

Ieri mattina alla Casa Bianca si è tenuto un vertice del Consiglio per la sicurezza nazionale, che aveva lo scopo di visionare e discutere la lista degli obiettivi da colpire, presentati dal Pentagono e dalle altre agenzie del governo. La portavoce Karoline Leavitt ha confermato che Trump non ha partecipato, perché era in viaggio verso il Michigan. Forse un’indicazione che hanno ragione le fonti più prudenti, secondo cui il processo per punire gli ayatollah è iniziato, ma non è arrivato ancora nella fase conclusiva. Lo stesso Rubio ha detto nei giorni scorsi che sul tavolo ci sono diverse opzioni, non solo militari. Il capo della Casa Bianca però ha dimostrato di essere imprevedibile, e in passato ha approfittato proprio del falso senso di sicurezza dei suoi avversari per colpirli di sorpresa. Una volta ricevuta la lista dei possibili obiettivi, può decidere di agire in qualsiasi momento, purché la macchina operativa sia in posizione e pronta ad agire.

Axios ha rivelato anche che nel fine settimana l’inviato speciale Steve Witkoff ha incontrato in segreto Reza Pahlavi, il principe ereditario iraniano che sta cercando di accreditarsi come leader dell’opposizione e della transizione verso un governo democratico. Trump però ha evitato di vederlo, perché, nonostante sia «una brava persona», non è sicuro che sia il cavallo vincente su cui scommettere, nel caso in cui le proteste in corso portassero davvero alla caduta del regime, magari con l’aiuto del suo intervento militare o di qualche altra natura.

Chi sta prendendo sul serio la minaccia è però la Russia, che per bocca della portavoce del ministero degli Esteri Maria Zakharova ha definito «categoricamente inaccettabili» eventuali attacchi contro la Repubblica islamica. Zakharova ha accusato gli Usa di usare metodi noti per trasformare le manifestazioni in una «rivoluzione colorata», pensando forse all’Ucraina arancione, o magari alla stessa Mosca. Il Cremlino ha dovuto ingoiare l’arresto di Maduro, ma la caduta del regime di Teheran sarebbe troppo vicina e minacciosa, per accettarla in silenzio.

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