✕

Russia, Lavrov bacchetta gli Usa: “Inaffidabili, sconvolgono il mondo”

(reuters)

Ascolta l'audio

Il ministro degli Esteri denuncia il “sabotaggio all’ordine costituito” e avverte sulle “conseguenze disastrose” in Medio Oriente
2 minuti di lettura

Inaffidabili. Il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov bacchetta così i «colleghi americani» che, minacciando di attaccare l’Iran e intraprendendo «un’operazione illegale per rovesciare il leader venezuelano Nicolás Maduro», stanno «danneggiando la loro immagine» e frammentando lo stesso sistema internazionale che hanno contribuito a creare. Parole dure, eppure attente a non nominare il presidente statunitense Donald Trump per non sabotare il già precario dialogo con la Casa Bianca. La condanna di Lavrov arriva dopo che il suo stesso ministero aveva profetizzato in una nota «disastrose conseguenze per la situazione in Medio Oriente e la sicurezza internazionale globale» in caso di «interferenze esterne sovversive». Il presidente russo invece tace, ma è tutt’altro che entusiasta.

Inaffidabili. Il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov bacchetta così i «colleghi americani» che, minacciando di attaccare l’Iran e intraprendendo «un’operazione illegale per rovesciare il leader venezuelano Nicolás Maduro», stanno «danneggiando la loro immagine» e frammentando lo stesso sistema internazionale che hanno contribuito a creare. Parole dure, eppure attente a non nominare il presidente statunitense Donald Trump per non sabotare il già precario dialogo con la Casa Bianca. La condanna di Lavrov arriva dopo che il suo stesso ministero aveva profetizzato in una nota «disastrose conseguenze per la situazione in Medio Oriente e la sicurezza internazionale globale» in caso di «interferenze esterne sovversive». Il presidente russo invece tace, ma è tutt’altro che entusiasta.

Proprio un anno fa Vladimir Putin aveva siglato col leader iraniano Masoud Pezeshkian un accordo di partenariato strategico tra Mosca e Teheran che non include, però, obblighi di difesa reciproca. Dopo la caduta di Bashar al-Assad in Siria nel dicembre 2024 e la cattura del presidente venezuelano Nicolás Maduro il 3 gennaio scorso, un eventuale rovesciamento della Guida Suprema iraniana Ali Khamenei infliggerebbe dunque un altro duro colpo simbolico alla sua cerchia di alleanze. Benché Lavrov abbia assicurato che «nessuna terza parte» potrà «modificare la natura fondamentale delle relazioni fra Mosca e Teheran» che «soddisfa gli interessi di entrambi gli Stati e popoli», è difficile immaginare che la Russia possa intervenire a sostegno del suo alleato.

Finora si è limitata a onorare precedenti impegni. Nelle scorse settimane sono circolate foto di decine di veicoli blindati russi Spartak e notizie di aerei da trasporto militare Il-76 arrivati in Iran da Mosca e Minsk. E, come previsto da un contratto siglato da tempo, sono stati consegnati i primi elicotteri d’attacco Mi-28. Tutti mezzi che potrebbero tornare utili contro eventuali attacchi aerei se le proteste iraniane degenerassero in un conflitto armato. Tuttavia l’aiuto russo si ferma qui. Da quando è impegnato in Ucraina, «il Cremlino ha ripetutamente dimostrato la sua disponibilità ad abbandonare i suoi alleati se la situazione volge al peggio», come ha osservato l’analista del think tank berlinese Carnegie Politika, Nikita Smagin. In Iran lo aveva già fatto la scorsa estate durante la guerra dei dodici giorni con Israele. E a inizio anno non era riuscito a dare a Maduro l’asilo che riuscì a concedere ad Assad nel 2024. Secondo il quotidiano britannico Times, Ali Khamenei starebbe pianificando di fuggire in Russia se la situazione dovesse peggiorare, ma la sua esfiltrazione dall’Iran sarebbe più complessa di quella di Assad dalla Siria dove Mosca controlla due basi militari.

Ciò che il Cremlino sta facendo, semmai, secondo Smagin, «è cercare di studiare a fondo ciò che sta accadendo in Iran per non ripetere i suoi errori», Vuole scongiurare che la caduta dei regimi alleati diventi un esempio anche in patria.

Leggi i commenti