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Groenlandia, l’ultimo affondo di Trump: “Nuovi dazi a chi non ci sostiene”

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Il presidente Usa ha minacciato nuove tasse doganali ai Paesi che non appoggeranno il suo piano di espansione sull’isola. Intanto il Congresso cerca in modo bipartisan di inviare segnali di amicizia verso Groenlandia e Danimarca
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NEW YORK – La diplomazia aggressiva dell’America trumpiana aggiunge un nuovo capitolo: i dazi come punizione morale. Donald Trump ha minacciato l’imposizione di nuove tasse doganali ai Paesi che non sosterranno il suo piano per l’acquisizione della Groenlandia. «Potrei imporre dazi», ha detto, «perché abbiamo bisogno della Groenlandia per la sicurezza nazionale». Trump, che si è autodefinito The Tariff King, il re dei dazi, si è vantato di aver minacciato gli alleati europei, tra cui Francia e Germania, con dazi del 25% se non avessero pagato di più per i farmaci da prescrizione. Poi, fedele alla sua idea del potere, ha aggiunto che se la Corte Suprema non dovesse riconoscere alla Casa Bianca il potere di imporre le tariffe senza passare dal Congresso, sarebbe una «vergogna» per il Paese.

Intanto la minaccia commerciale segna un altro passaggio drammatico nelle relazioni con gli alleati, confermando la strategia Maga di dividere il mondo in chi mostra “lealtà” e chi merita una sanzion…

NEW YORK – La diplomazia aggressiva dell’America trumpiana aggiunge un nuovo capitolo: i dazi come punizione morale. Donald Trump ha minacciato l’imposizione di nuove tasse doganali ai Paesi che non sosterranno il suo piano per l’acquisizione della Groenlandia. «Potrei imporre dazi», ha detto, «perché abbiamo bisogno della Groenlandia per la sicurezza nazionale». Trump, che si è autodefinito The Tariff King, il re dei dazi, si è vantato di aver minacciato gli alleati europei, tra cui Francia e Germania, con dazi del 25% se non avessero pagato di più per i farmaci da prescrizione. Poi, fedele alla sua idea del potere, ha aggiunto che se la Corte Suprema non dovesse riconoscere alla Casa Bianca il potere di imporre le tariffe senza passare dal Congresso, sarebbe una «vergogna» per il Paese.

Intanto la minaccia commerciale segna un altro passaggio drammatico nelle relazioni con gli alleati, confermando la strategia Maga di dividere il mondo in chi mostra “lealtà” e chi merita una sanzione; un mondo in cui, sostengono gli oppositori, le alleanze diventano contratti revocabili e la sovranità degli altri Paesi un fastidio negoziabile. Il messaggio arriva nel momento in cui il gruppo di lavoro creato per trovare un’intesa sulla Groenlandia sta registrando passi falsi. La portavoce Karoline Leavitt, commentando gli incontri tra il vicepresidente JD Vance e i ministri danesi e della Groenlandia sul futuro dell’isola artica, ha parlato di «colloqui tecnici sull’acquisizione della Groenlandia». L’uso del termine “acquisizione” ha irritato Copenaghen. «Se gli Stati Uniti si presenteranno al tavolo delle trattative con questa mentalità, si tratterà di una serie di incontri molto, molto brevi», ha commentato il ministro degli Esteri danese Lars Løkke Rasmussen. Ma Leavitt ha ribadito il concetto, spiegando che l’invio di soldati europei in Groenlandia, tra cui tedeschi, francese e svedesi, «non avrà impatto sull’obiettivo dell’acquisizione di Trump».

Mentre il tycoon ogni giorno segna uno strappo con la diplomazia dei Paesi alleati, il Congresso cerca in modo bipartisan di inviare segnali di amicizia verso Groenlandia e Danimarca, e insieme un avvertimento a Trump. Una delegazione di deputati e senatori di entrambi i partiti è da ieri a Copenaghen in una missione di due giorni per sottolineare gli oltre duecento anni di amicizia tra Stati Uniti e Regno di Danimarca. Mentre il deputato repubblicano del Nebraska, Don Bacon, ha parlato di malumore del Congresso: «Sarò sincero - ha detto in un’intervista all’Omaha World-Herald - a molti repubblicani non piace questa cosa della Groenlandia e della minaccia alla Nato. Se Donald Trump portasse avanti il suo piano sarebbe la fine della sua presidenza». Bacon ha definito l’idea di acquisire l’isola una «assoluta buffonata» e avvertito che potrebbe provocare fratture tra i repubblicani.

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