✕

I primi soldati europei già atterrati in Groenlandia. Gli Usa: “Non ci fermiamo”

Ascolta l'audio

Dura risposta della Casa Bianca dopo l’arrivo sull’isola degli aerei. Preoccupazione di Nuuk e Bruxelles per la linea aggressiva di Vance
2 minuti di lettura

BRUXELLES – I soldati europei non fermeranno Donald Trump. Di certo non freneranno l’intenzione del presidente americano di prendersi la Groenlandia. È durissima la risposta della Casa Bianca ai sette Paesi del Vecchio Continente (ai quali si sta unendo il Canada) che nelle ultime 48 ore hanno inviato a Nuuk dei piccoli contingenti in difesa dell’isola artica che rientra sotto la giurisdizione della Danimarca.

Washington in questo modo lancia dunque il guanto di sfida all’Ue e ai partner della Nato. E in effetti la reazione statunitense sta gettando scompiglio a Bruxelles. Anche perché il ruolo affidato da Trump al suo vice Vance fa sospettare che l’obiettivo sia acuire la tensione e non allentarla. Il numero due della Casa Bianca ha più volte dimostrato di «odiare» l’Europa e di poter condizionare le scelte del tycoon. Affidare a lui il dossier artico - è il timore diffuso nella Cancellerie europee - significa andare allo scontro.

Del resto la reazione della ministra degli Esteri gro…

BRUXELLES – I soldati europei non fermeranno Donald Trump. Di certo non freneranno l’intenzione del presidente americano di prendersi la Groenlandia. È durissima la risposta della Casa Bianca ai sette Paesi del Vecchio Continente (ai quali si sta unendo il Canada) che nelle ultime 48 ore hanno inviato a Nuuk dei piccoli contingenti in difesa dell’isola artica che rientra sotto la giurisdizione della Danimarca.

Washington in questo modo lancia dunque il guanto di sfida all’Ue e ai partner della Nato. E in effetti la reazione statunitense sta gettando scompiglio a Bruxelles. Anche perché il ruolo affidato da Trump al suo vice Vance fa sospettare che l’obiettivo sia acuire la tensione e non allentarla. Il numero due della Casa Bianca ha più volte dimostrato di «odiare» l’Europa e di poter condizionare le scelte del tycoon. Affidare a lui il dossier artico - è il timore diffuso nella Cancellerie europee - significa andare allo scontro.

Del resto la reazione della ministra degli Esteri groenlandese, Vivian Motzfeldt, dimostra che non solo l’incontro dell’altro ieri con i rappresentanti di Nuuk e Danimarca è andato male, ma che il vicepresidente americano è stato brutale. Durante un’intervista, infatti, Motzfeldt è stata sul punto di scoppiare a piangere ammettendo si sentirsi «sopraffatta» inseguito al summit con Vance e Rubio.

Dopo la mossa americana, quindi, gli Stati europei che hanno deciso di partecipare alle operazioni militari nell’artico con il chiaro intento di dislocare truppe a sostegno dell’autonomia groenlandese, devono decidere come reagire.

Ieri sono atterrati nell’isola due Hercules danesi, aerei da trasporto militari, con soldati provenienti anche da Gran Bretagna, Olanda, Francia, Canada, Svezia e Norvegia. E un altro velivolo è partito dalla Germania con tredici militari tedeschi. Segno che la tensione è davvero alle stelle. E Parigi ha annunciato che non si limiterà a questo primo trasferimento, ma impiegherà anche mezzi terrestri, aerei e marittimi. «La sicurezza nella regione artica (Groenlandia inclusa) – ha detto il ministro olandese della Difesa, Rubens Brekelmans - è di importanza strategica per tutti i membri della Nato».

In effetti l’Alleanza Atlantica sembra l’unica vera camera di compensazione per risolvere un conflitto che per ora è solo verbale, ma che se diventasse militare provocherebbe una spaccatura epocale nel mondo occidentale. Per questo si torna a discutere l’ipotesi di organizzare una missione congiunta, “Sentinella artica”, per accogliere le preoccupazioni di Trump: ossia che Russia e Cina, grazie allo scioglimento dei ghiacci, si impossessino dell’area. Il modello sarebbe quello già utilizzato per difendere il confine orientale dell’Europa dall’aggressività russa.

«Mosca e Pechino – ha confermato il titolare tedesco della Difesa, Boris Pistorius - stanno aumentando la loro presenza militare nell’Artico, mettendo a rischio la libertà delle rotte di trasporto, comunicazione e commercio». «La Danimarca – gli ha fatto eco la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen - può contare su di noi, politicamente e finanziariamente. La sicurezza nell’Artico è un tema chiave per la Nato, ma lo è anche per l’Ue, anche perché stiamo raddoppiando gli investimenti in Groenlandia. Continueremo il lavoro sulla sicurezza artica con i nostri partner, inclusi gli Usa».

Copenaghen ha già stabilito di mantenere un presidio militare stabile in Groenlandia. Ma certo questo non basterà a dissuadere Trump. Tutti presagi di una situazione che rischia di precipitare

Leggi i commenti