Germania, Al Sharaa annulla la visita. Proteste a Berlino: “In Siria massacro delle minoranze”
dalla nostra corrispondente Tonia MastrobuoniBERLINO – Monta la rabbia contro la prima visita ufficiale del leader siriano Ahmed Al-Sharaa in Germania; che avrebbe dovuto incontrare domani a Berlino il cancelliere Friedrich Merz e martedì il presidente della Repubblica Frank-Walter Steinmeier. La visita è stata cancellata dal leader siriano in serata.
I drammatici sviluppi in Siria, dove le truppe del governo transitorio stanno attaccando massicciamente i curdi nelle regioni del nord, ignorando l’esortazione degli Stati Uniti a “fermare ogni offensiva”, e le sistematiche persecuzioni delle minoranze religiose che si aggravano da mesi, hanno indotto varie organizzazioni umanitarie a convocare una manifestazione alla Porta di Brandeburgo e una veglia davanti al cancellierato.
E’ notizia di ieri sera che le Forze democratiche siriane (Sdf) del Nord della Siria, a maggioranza curda, hanno fatto saltare due ponti sull’Eufrate per impedire l’avanzamento delle truppe di Al-Sharaa. Le milizie Sdf accusano il governo di violare gli acc…
BERLINO – Monta la rabbia contro la prima visita ufficiale del leader siriano Ahmed Al-Sharaa in Germania; che avrebbe dovuto incontrare domani a Berlino il cancelliere Friedrich Merz e martedì il presidente della Repubblica Frank-Walter Steinmeier. La visita è stata cancellata dal leader siriano in serata.
I drammatici sviluppi in Siria, dove le truppe del governo transitorio stanno attaccando massicciamente i curdi nelle regioni del nord, ignorando l’esortazione degli Stati Uniti a “fermare ogni offensiva”, e le sistematiche persecuzioni delle minoranze religiose che si aggravano da mesi, hanno indotto varie organizzazioni umanitarie a convocare una manifestazione alla Porta di Brandeburgo e una veglia davanti al cancellierato.
E’ notizia di ieri sera che le Forze democratiche siriane (Sdf) del Nord della Siria, a maggioranza curda, hanno fatto saltare due ponti sull’Eufrate per impedire l’avanzamento delle truppe di Al-Sharaa. Le milizie Sdf accusano il governo di violare gli accordi sull’autonomia delle regioni curde. L’intesa sottoscritta lo scorso marzo prometteva di assorbire le istituzioni civili e militari delle regioni autonome nell’apparato statale. Ma gli attacchi delle truppe di Al-Sharaa fanno pensare che non c’è alcuna intenzione di concretizzare quell’accordo. L’esercito governativo starebbe penetrando, tra l’altro, nella città di Tabka e avrebbe preso il controllo di due pozzi petroliferi.
Khaled Davrisch, rappresentante diplomatico delle Regioni democratiche autonome del nord e dell’est, denuncia “gravi attacchi” anche ad Aleppo, in tre quartieri a maggioranza curda, cristiana e yesida. Il bilancio di un’aggressione avvenuta il 6 gennaio “è agghiacciante”: 45 civili e 60 combattenti sono stati uccisi, 155mila persone sono state cacciate, 300 civili rapiti”. Davrish parla di “racconti credibili di esecuzioni, saccheggi e mutilazioni di cadaveri”.
L’obiettivo delle proteste berlinesi è impedire dunque che la Germania “firmi accordi per rispedire i profughi in un Paese che sta massacrando e perseguitando curdi, alawiti, yesidi e cristiani”, racconta Stephan Reichel, presidente di Matteo, un ong che da anni garantisce asilo ecclesiastico ai richiedenti asilo nelle chiese cattoliche e protestanti tedesche. “Nei territori che stanno terrorizzando e nei quartieri di Aleppo e Damasco dove stanno cacciando i curdi che vivono lì da secoli, le truppe di Al-Sharaa stanno cercando di imporre il fondamentalismo islamico”, racconta a Repubblica. Le comunità alawite e curde hanno già sporto denuncia presso la procura generale, tra l’altro contro Al-Sharaa, ritenuto “il principale responsabile” delle persecuzioni. La Germania ha adottato il diritto internazionale, negli ultimi anni sono finiti alla sbarra e condannati all’ergastolo e a lungo pene detentive alcuni torturatori dell’ex dittatore Bashar Assad che erano scappati in Europa.
In Germania vivono circa 940 mila siriani, oltre la metà sono riconosciuti come rifugiati. Il governo Merz, però, ha promesso di rispedirne molti in patria e ha congelato quasi del tutto le procedure per il riconoscimento dell’asilo da dicembre del 2024 all’autunno del 2025. A fine settembre le procedure sono riprese ma sono estremamente severe. E l’anno scorso circa 4000 siriani sono tornati in patria grazie agli incentivi finanziari messi a disposizione dal governo Merz. Anche di recente il cancelliere cristianodemocratico ha ribadito che dopo la fine della guerra civile “non c’è alcun motivo perché (i cittadini siriani, ndr) debbano chiedere asilo in Germania, perciò possiamo ricominciare con i rimpatri”. Ma molti siriani, anche alla luce degli sviluppi degli scorsi mesi non si fidano di Al-Sharaa, che per anni ha militato come terrorista di Al Qaeda prima della presunta conversione a leader moderato della Siria liberata dalla lunga e sanguinosa guerra civile.