I dazi di Trump agli europei schierati con la Groenlandia: “In vigore fino a che non sarà nostra”
di Massimo BasileNEW YORK – La Groenlandia è diventata la metafora dell’America trumpiana, che mette insieme diplomazia, affari e sanzioni economiche. E accende uno scontro senza precedenti con l’Europa. Il presidente Usa ha annunciato su Truth dazi del 10% dal primo di febbraio a 8 Paesi che non si sono allineati al piano di «acquisire» la Groenlandia e hanno mandato i propri soldati sull’isola. Dunque non l’Italia. Il provvedimento riguarda Danimarca, del cui regno fa parte l’isola artica, Norvegia, Svezia, Francia, Germania, Regno Unito, Paesi Bassi e Finlandia. Il primo giugno, ha aggiunto, i dazi saliranno al 25% e resteranno in vigore fino «al raggiungimento di un accordo per l’acquisto completo e totale della Groenlandia». «Gli Usa – ha spiegato Trump – cercano di concludere questa transazione da oltre 150 anni. Molti presidenti ci hanno provato, e a ragione, ma la Danimarca ha sempre rifiutato. Ora, a causa del Golden Dome e dei moderni sistemi militari, la necessità di acquisirla è particolar…
NEW YORK – La Groenlandia è diventata la metafora dell’America trumpiana, che mette insieme diplomazia, affari e sanzioni economiche. E accende uno scontro senza precedenti con l’Europa. Il presidente Usa ha annunciato su Truth dazi del 10% dal primo di febbraio a 8 Paesi che non si sono allineati al piano di «acquisire» la Groenlandia e hanno mandato i propri soldati sull’isola. Dunque non l’Italia. Il provvedimento riguarda Danimarca, del cui regno fa parte l’isola artica, Norvegia, Svezia, Francia, Germania, Regno Unito, Paesi Bassi e Finlandia. Il primo giugno, ha aggiunto, i dazi saliranno al 25% e resteranno in vigore fino «al raggiungimento di un accordo per l’acquisto completo e totale della Groenlandia». «Gli Usa – ha spiegato Trump – cercano di concludere questa transazione da oltre 150 anni. Molti presidenti ci hanno provato, e a ragione, ma la Danimarca ha sempre rifiutato. Ora, a causa del Golden Dome e dei moderni sistemi militari, la necessità di acquisirla è particolarmente importante». Trump ha accusato gli alleati di fare un «gioco pericoloso» e di essere andati in Groenlandia per «scopi ignoti». «Questi Paesi – ha scritto – hanno messo in gioco un livello di rischio insostenibile».
Nel post la parola acquisire è scritta tutta maiuscolo, a conferma della pretesa trumpiana di “comprare” oggi un territorio sovrano. Solo che rispetto all’Ottocento la transazione viene rovesciata: non è più negoziata, ma imposta a colpi di dazi. Trump parla di sicurezza globale ma intanto incrina l’architettura dell’alleanza occidentale: i Paesi colpiti sono gli stessi alleati che costituiscono la cintura di sicurezza degli Usa. E per la prima volta, sostengono i critici, Washington li tratta come ostacoli. «Abbiamo sovvenzionato – ha aggiunto Trump – la Danimarca e tutti i Paesi dell’Ue per molti anni. Dopo secoli, è tempo che la Danimarca restituisca: la pace mondiale è in gioco». «Cina e Russia vogliono la Groenlandia, e non c’è nulla che la Danimarca possa fare al riguardo. Attualmente hanno due slitte trainate da cani come protezione, una delle quali aggiunta di recente», ha continuato. «Solo gli Stati Uniti d’America, sotto il presidente Donald J. Trump – è la conclusione – possono giocare questa partita, e farlo con grande successo».
Nelle stesse ore il suo consigliere, Stephen Miller, ha dichiarato a Fox News che Copenaghen non dovrebbe avere un posto che dichiara di non essere in grado di difendere. «È un Paese minuscolo, con un’economia minuscola e un esercito minuscolo. Non possono difendere la Groenlandia». Miller non ha menzionato il fatto che la Danimarca è membro Nato, la più grande alleanza militare, che potrebbe garantire la sicurezza dell’isola con nuove basi, soluzione auspicata dagli stessi alleati. E non è chiaro con quale autorità giuridica Trump impone i dazi selettivi, indicando solo alcuni Paesi Ue. Inoltre l’International Economic Emergency Powers Act è sotto esame della Corte Suprema.
Le proteste sono arrivate all’indomani della visita a Copenaghen di una delegazione bipartisan del Congresso, guidata dal senatore democratico del Delaware Chris Coons e dalla collega repubblicana dell’Alaska (e dunque particolarmente sensibile alle istanze degli indigeni artici) Lisa Murkowski. Parlamentari di Camera e Senato hanno incontrato funzionari ed esponenti della comunità imprenditoriale danese e groenlandese, per riaffermare i rapporti di lunga data tra gli Stati Uniti e regno di Danimarca di fronte all’aggressiva retorica trumpiana, Tanto che Coons ha ribadito più volte che la maggioranza degli americani — addirittura il 75 per cento, secondo un sondaggio di Cnn — è contro il tentativo espansionistico: «Se ci muoveremo con rispetto possiamo pianificare un percorso insieme e raggiungere gli obiettivi di sicurezza e investimenti agognati da tutti» ha detto. Con Murkowski ad aggiungere: «Il Congresso avrà un ruolo».
A Washington diversi legislatori stanno cercando di porre freni legali al presidente. La senatrice dem Jeanne Shaheen e proprio la repubblicana Murkowski hanno presentato un disegno di legge che permetta al Congresso di sospendere i finanziamenti a qualunque operazione volta a esercitare un controllo americano su territori di alleati Nato.