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Da Macron a von der Leyen la rivolta europea contro Trump: “Sulla Groenlandia spirale pericolosa”

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Protesta anche Starmer. Oggi riunione degli ambasciatori. Cortei nelle piazze di Nuuk e Copenaghen
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L’Europa non ci sta. E proprio mentre nella capitale groenlandese Nuuk e nelle maggiori città danesi migliaia di persone scendevano in piazza per protestare contro le pretese di Donald Trump sull’isola più grande del mondo, i leader del Vecchio Continente hanno reagito con particolare durezza all’annuncio di nuovi dazi fatto dal presidente americano via social, a danno di chi, secondo lui, ostacola la sua volontà. Gli otto paesi — Danimarca, Norvegia, Svezia, Francia, Germania, Gran Bretagna, Olanda e Finlandia — che hanno “osato” inviare contingenti (peraltro poco più che simbolici) sull’isola.

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«I nuovi dazi doganali possono compromettere le relazioni transatlantiche e innescare una pericolosa spirale discendente», hanno infatti subito risposto i vertici delle istituzioni europee, António Costa e Ursula von der Leyen. Assicurando, in una nota congiunta, che «l’Europa resterà unita nel difen…

L’Europa non ci sta. E proprio mentre nella capitale groenlandese Nuuk e nelle maggiori città danesi migliaia di persone scendevano in piazza per protestare contro le pretese di Donald Trump sull’isola più grande del mondo, i leader del Vecchio Continente hanno reagito con particolare durezza all’annuncio di nuovi dazi fatto dal presidente americano via social, a danno di chi, secondo lui, ostacola la sua volontà. Gli otto paesi — Danimarca, Norvegia, Svezia, Francia, Germania, Gran Bretagna, Olanda e Finlandia — che hanno “osato” inviare contingenti (peraltro poco più che simbolici) sull’isola.

(reuters)

«I nuovi dazi doganali possono compromettere le relazioni transatlantiche e innescare una pericolosa spirale discendente», hanno infatti subito risposto i vertici delle istituzioni europee, António Costa e Ursula von der Leyen. Assicurando, in una nota congiunta, che «l’Europa resterà unita nel difendere la propria sovranità».

Pure il presidente francese Emmanuel Macron ha definito «inaccettabili» le minacce americane: «Gli europei risponderanno in modo unito e coordinato». Gli ha fatto eco il premier britannico Keir Starmer, definendo «sbagliata» la ritorsione. La stessa Danimarca, con il ministro degli Esteri Rasmussen, si è detta «sorpresa dalla minaccia» ricordando l’incontro «costruttivo» di inizio settimana a Washington col vicepresidente JD Vance e il Segretario di Stato Marco Rubio. Precisando che i soldati mandati in Groenlandia puntano, semmai, a «rafforzare la sicurezza nell’Artico». Il presidente finlandese Alexander Stubb ha definito i dazi «dannosi per le relazioni transatlantiche». E perfino il segretario di Stato vaticano, il cardinale Pietro Parolin, ha bocciato i toni usati da Trump: «Non si possono usare soluzioni di forza, bisogna tornare allo spirito del multilateralismo».

Una riunione d’emergenza con gli ambasciatori dei 27 Paesi della Ue è stata organizzata già per oggi alle 17. E una traccia delle contromisure la suggerisce già Manfred Weber, capo del Ppe, il primo partito a Strasburgo: «I dazi 0% sui prodotti Usa devono essere sospesi».

Che «la Groenlandia non è in vendita» è stato ribadito ieri pure da chi ha affollato le strade della minuscola capitale groenlandese Nuuk, 19mila abitanti appena, e di numerose città della Danimarca. Molti indossavano cappellini con la scritta: “Make America Go Away”, mandiamo via gli Stati Uniti. Parafrasi e sfottò del “Make America Great Again” tanto caro al presidente americano. A Nuuk, appunto, il premier Jens Frederik Nielsen ha guidato una piccola folla al grido “Kalaallit Nunaat” (nome indigeno del territorio) sventolandone la bandiera. Davanti al municipio di Copenaghen si sono invece riunite oltre 20mila persone, sventolando le bandiere bianco-rosse groenlandesi. Ad Aarhus, seconda città danese, si sono scanditi slogan contro gli Stati Uniti in kalaallisut, la lingua indigena. Nella città portuale di Kolding, un cartello portava scritto: «Alla megalomania di Trump serve uno psichiatra, non la Groenlandia». I circa 17mila Inuit che vivono in Groenlandia hanno risposto all’invito di Uagut — l’organizzazione che li rappresenta nel regno danese — partecipando compatti alle manifestazioni.

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