BRUXELLES – La parola d’ordine è «de-escalation». Il luogo deputato per avviarla è Davos. L’Ue tenta di abbassare la tensione con Donald Trump sui dazi. Perché prima di approvare le contromisure rispetto alle minacce americane, Bruxelles e i governi europei vogliono aprire un canale di dialogo con il presidente americano. L’occasione per chiedere al tycoon di innestare la retromarcia, è la cittadina svizzera che ospita l’annuale forum dei “potenti” della Terra.
La presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, allora, oggi dopo la riunione del collegio a Strasburgo, tornerà in Svizzera dove ha già incontrato una delegazione bipartisan del Congresso americano. E lì aspetterà l’arrivo del presidente statunitense previsto …
BRUXELLES – La parola d’ordine è «de-escalation». Il luogo deputato per avviarla è Davos. L’Ue tenta di abbassare la tensione con Donald Trump sui dazi. Perché prima di approvare le contromisure rispetto alle minacce americane, Bruxelles e i governi europei vogliono aprire un canale di dialogo con il presidente americano. L’occasione per chiedere al tycoon di innestare la retromarcia, è la cittadina svizzera che ospita l’annuale forum dei “potenti” della Terra.
La presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, allora, oggi dopo la riunione del collegio a Strasburgo, tornerà in Svizzera dove ha già incontrato una delegazione bipartisan del Congresso americano. E lì aspetterà l’arrivo del presidente statunitense previsto per domani. Il faccia a faccia non è ancora ufficiale perché la Casa Bianca non ha ancora accolto l’invito lanciato da Palazzo Berlaymont. I contatti con Washington, anche attraverso il commissario al Commercio, Maros Sefcovic, ieri sono stati intensi e sul tavolo è stata messa anche l’ipotesi di un colloquio. Von der Leyen vuole giocare la carta del confronto personale in un luogo neutrale. Anche il Cancelliere tedesco, Friedrich Merz, proverà a mediare direttamente con Trump a Davos. «Vogliamo semplicemente cercare di risolvere questo problema insieme – ha spiegato Merz - e il governo americano sa che potremmo anche reagire da parte nostra».
Ma il tentativo di ricondurre il leader americano a più miti consigli deve portare risultati immediati. Perché poi giovedì si riunirà in via straordinaria il Consiglio europeo. E i capi di Stato e di governo dovranno assumere una decisione. Stabilire se e come reagire alle tariffe maggiorate del 10 per cento per i Paesi che hanno inviato soldati in Groenlandia. E prima di adottare le contromisure, l’Ue vuole appunto tentare la via diplomatica.
Ma c’è una nuvola scurissima che si sta addensando sul cielo di Bruxelles: quella della divisione interna. Ogni replica a Washington può essere efficace solo se unitaria. L’obiettivo del presidente del consiglio europeo, Antonio Costa, è proprio questo. Mantenere la compattezza e portare allo scoperto chi preferisce stare dalla parte di Trump. Il vertice di giovedì serve anche a questo: verificare chi tra i 27 mantiene una linea di lealtà all’Unione e chi preferisce schierarsi con gli Usa. Anche dinanzi a provvedimenti che, secondo la Commissione, sarebbero «illegali» e irricevibili anche dal Wto, l’Organizzazione mondiale per il commercio.
Se Trump, quindi, non cambiasse idea, l’Ue stavolta avrebbe il coltello dalla parte del manico per quanto riguarda i controdazi. Infatti per fare scattare la “ritorsione” per 93 miliardi non serve un provvedimento ad hoc. Basta stare fermi perché quella misura era stata sospesa e il 6 febbraio, in assenza di una proroga, rientrerebbero automaticamente in vigore. Questo sarebbe il primo passo. A quel punto la “guerra commerciale” esploderebbe nuovamente e difficilmente rimarrebbe “in vita” l’accordo siglato l’estate scorsa. Ma, come ripete Merz, le tariffe «sarebbero dannose per tutti». Soprattutto, spiegano in Commissione, colpirebbero «imprese e cittadini» «L’Europa deve essere forte - ha detto il ministro dell’Economia francese Roland Lescure – e deve essere in grado di dimostrare che siamo disposti a utilizzare tutti gli strumenti di cui disponiamo». Chiaro riferimento allo “Strumento anticoercizione” che bloccherebbe di fatto tutti i rapporti commerciali e economici tra Usa e Ue. E infatti, ha avvertito il commissario all’Economia, Valdis Dombrovskis, «nulla è escluso».