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Trump ha chiesto anche al Papa di entrare nel Board of Peace, Parolin: “Stiamo approfondendo”

Il segretario di Stato vaticano Piero Parolin con il presidente dell’Osservatorio for independent thinking Andrea Ceccherini 

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Il Segretario di Stato vaticano: “Noi non partecipiamo da un punto di vista economico, non siamo neanche in grado di farlo”
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Donald Trump vorrebbe imbarcare Leone XIV nel suo Board of peace per la ricostruzione di Gaza ma il primo Papa della storia nato negli Stati Uniti non sembra incline ad accettare l’invito e prende diplomaticamente tempo. A rivelare la mossa del presidente Usa è stato il cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato vaticano, che ai giornalisti ha raccontato: «Anche noi abbiamo ricevuto questo invito, il Papa lo ha ricevuto, e stiamo vedendo cosa fare, stiamo approfondendo. Credo», ha detto il porporato a margine di un evento dell’Osservatorio for independent thinking, a Roma, «che sia una questione che esige un po’ di tempo per essere considerata e per dare una risposta».

Se la Casa Bianca freme, il Palazzo apostolico ha i suoi tempi. Dalle paro…

Donald Trump vorrebbe imbarcare Leone XIV nel suo Board of peace per la ricostruzione di Gaza ma il primo Papa della storia nato negli Stati Uniti non sembra incline ad accettare l’invito e prende diplomaticamente tempo. A rivelare la mossa del presidente Usa è stato il cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato vaticano, che ai giornalisti ha raccontato: «Anche noi abbiamo ricevuto questo invito, il Papa lo ha ricevuto, e stiamo vedendo cosa fare, stiamo approfondendo. Credo», ha detto il porporato a margine di un evento dell’Osservatorio for independent thinking, a Roma, «che sia una questione che esige un po’ di tempo per essere considerata e per dare una risposta».

Se la Casa Bianca freme, il Palazzo apostolico ha i suoi tempi. Dalle parole prudenti di Parolin traspare la perplessità degli uomini di Prevost per un’iniziativa che attribuisce al tycoon un enorme potere discrezionale e rischia di indebolire le Nazioni Unite e quel multilateralismo che la Santa Sede vorrebbe invece rivitalizzare. In Vaticano, poi, non è passato inosservato che nel consiglio di pace trumpiano non sono stati inclusi rappresentanti palestinesi, anche per gli israeliani il progetto è stato problematico, e l’Italia è intenzionata a sfilarsi. Di certo, se Trump ha domandato un miliardo di dollari a ciascun partecipante, «noi», ha precisato il cardinale, «non partecipiamo da un punto di vista economico, non siamo neanche in grado di farlo».

Contro polarizzazioni e demonizzazioni

Parolin ha concluso le celebrazioni per il mezzo secolo di quello che un tempo si chiamava Osservatorio Permanente Giovani-Editori, e che da 25 anni promuove tra l’altro la lettura dei giornali nelle scuole con il progetto – di cui Repubblica è partner – “Il quotidiano in classe”. Ad aprire gli eventi, nel novembre del 2024, era stato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Nell’era segnata dal diffondersi dell’intelligenza artificiale, l’opera dell’osservatorio, ha detto il presidente, Andrea Ceccherini, «è tesa, attraverso una serie di progetti innovativi e coinvolgenti, a scuotere la coscienza dei più giovani».

Accolto al ritmo di Titanium di Sia da cori e applausi di circa 800 ragazzi delle scuole superiori di tutta Italia, neanche fosse una pop star, il cardinale non ha nascosto la sua idiosincrasia per la fretta dell’odierna società digitale («Ogni giorno siamo invasi da centinaia di mail, whattsap io non lo voglio perché già la vita è complicata»). Parolin ha risposto alle domande più disparate, dalla giornata del Segretario di Stato alla mediazione vaticana per la pace tra Argentina e Cile nei primi anni Ottanta, dall’impegno dei giovani in politica, che non è una cosa «sporca» ma «uno strumento efficace per cambiare il mondo», ai mass media, che dovrebbero «formare» oltre che «informare», evitando «polarizzazioni e demonizzazioni».

Due Papi a confronto

Non è mancata una domanda sul confronto tra i due Papi che ha servito da vicino. Se «ogni Papa ha la sua personalità», Leone ha però dato «chiari segni di voler continuare nella linea di Francesco» su molti temi fondamentali, ha detto il Segretario di Stato vaticano, ma sta anche «cercando di chiarire alcuni punti che erano rimasti un po’ incerti», ad esempio se «sinodalità è democrazia» («A mio parare è impossibile che la verità sia determinata dalla maggioranza», ha aggiunto). Il nuovo Papa vorrebbe «costituire al più presto una specie di think tank con la collaborazione di enti e organismi che si occupato di intelligenza artificiale», ha annunciato il porporato veneto, raccontando anche l’aneddoto personale di quando si trovava in macchina con un amico che «parlava al telefono con una signora che rispondeva a tutte le sue domande con molte informazioni, poi ho capito che era l’intelligenza artificiale: non pensavo si arrivasse a questo punto…».

L’invasione dei coloni israeliani

Parolin ha rivolto lo sguardo alla politica estera, dal Venezuela, dove è stato nunzio apostolico all’epoca di Hugo Chavez, e dove oggi è necessario promuovere la «stabilizzazione» e la «riconciliazione» per poi arrivare a «elezioni democratiche». Al Medio Oriente, dove per la Santa Sede la soluzione dei due Stati rimane l’unica «viabile», in teoria, ma in pratica, dopo «la progressiva invasione da parte dei coloni israeliani» è «sempre più difficile». Quanto alle tensioni tra Stati Uniti e Europa, andate in scena a Davos nelle stesse ore in cui parla con gli studenti, «non sono salutari e creano un clima che aggrava la situazione internazionale che è di per sé tesa», ha detto Parolin. A Trump non piace la direzione presa dall’Europa? «Cosa posso dire?», replica Parolin, «è un suo punto di vista, l’importante è rispettare il diritto internazionale». Il Board of peace può aspettare.

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