ADAMUZ (SPAGNA) – Se per la seconda volta il destino è stato gentile con Agustín Fadón, lo dirà l’analisi del Dna. Il barista 39enne, impiegato nel servizio di caffetteria a bordo dei treni Renfe, era scampato nel 2013 all’incidente ferroviario di Angrois, quando nei pressi di Santiago de Compostela un treno deragliò uccidendo 79 persone, perché poco prima di entrare in servizio aveva scambiato il suo turno con un collega, morto nell’incidente. Domenica sera però Agustín lavorava nel bar del treno Alvia sul quale è deragliato il convoglio Iryo proveniente da Madrid: i suoi parenti continuano a sperare che sia ancora vivo anche se di lui non si hanno più notizie da poco prima dell’impatto.
La sua è una delle tante storie dei viaggiatori dei due treni fermi ad Adamuz che tengono con il fiato sospeso la Spagna. Come Miriam Alberico, 27 anni, anche lei viaggiava sull’Alvia, seduta nella poltrono 1A del vagone 1, il primo a ricevere l’impatto. La famiglia della passeggera numero 1 della t…
ADAMUZ (SPAGNA) – Se per la seconda volta il destino è stato gentile con Agustín Fadón, lo dirà l’analisi del Dna. Il barista 39enne, impiegato nel servizio di caffetteria a bordo dei treni Renfe, era scampato nel 2013 all’incidente ferroviario di Angrois, quando nei pressi di Santiago de Compostela un treno deragliò uccidendo 79 persone, perché poco prima di entrare in servizio aveva scambiato il suo turno con un collega, morto nell’incidente. Domenica sera però Agustín lavorava nel bar del treno Alvia sul quale è deragliato il convoglio Iryo proveniente da Madrid: i suoi parenti continuano a sperare che sia ancora vivo anche se di lui non si hanno più notizie da poco prima dell’impatto.
La sua è una delle tante storie dei viaggiatori dei due treni fermi ad Adamuz che tengono con il fiato sospeso la Spagna. Come Miriam Alberico, 27 anni, anche lei viaggiava sull’Alvia, seduta nella poltrono 1A del vagone 1, il primo a ricevere l’impatto. La famiglia della passeggera numero 1 della tragedia non si dà per vinta: «Finché non ci confermano la sua morte, per noi è ancora viva».
Non sperano più invece i familiari di Jesús Saldaña García, cardiologo 30enne di Malaga, tra gli ultimi identificati di ieri. Tra questi c’è anche Natividad de la Torre, 79 anni, che tornava a Huelva, in Andalusia, insieme a uno dei figli e a tre dei suoi nipoti. Li aveva portati a Madrid per assistere al musical Il re leone. Si sono salvati tutti, tranne lei. A raccontare la sua storia è stato l’altro figlio, Fidel Sáenz, che ha ricordato la madre alla tv spagnola lanciando un appello: «Dite più spesso “ti voglio bene” ai vostri cari e non arrabbiatevi per le piccole cose. La vita può finire in un momento».
Opposta, ma ugualmente drammatica, è la storia della piccola Cristina, 6 anni. Anche lei tornava da Madrid e anche lei aveva visto Il re leone con la sua famiglia: il padre, la madre, il fratello e un cugino. Sono tutti deceduti all’interno del treno Alvia mentre lei si è salvata ed è riuscita a scappare da un finestrino rotto. I soccorritori l’hanno trovata che vagava da sola tra i binari.
A guidare il convoglio della morte c’era il macchinista 27enne Pablo B. Ieri i colleghi della stazione di Chamartín hanno fermato i loro treni e lo hanno omaggiato suonando simultaneamente i clacson a lutto.