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Carney scalda il cuore di Canada e Ue: “Uniamoci, o i grandi ci sbraneranno”

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L’intervento del premier canadese al Forum economico di Davos: “Se non ci sediamo fra noi attorno a un tavolo, finiremo nel menù”
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LONDRA – «Viviamo un momento di rottura, non di transizione, il vecchio ordine mondiale non ritornerà. Questa è l’ora in cui le medie potenze devono unirsi, perché se non ci sediamo fra noi attorno a un tavolo finiremo nel menù»: ovvero, saremo divorati dalle superpotenze. Questo il succo del discorso del primo ministro canadese Mark Carney al summit di Davos, un intervento che ha avuto grande eco sui media internazionali e sui social, accolto come un manifesto per tutte le potenze “intermedie” nell’era dei soprusi da parte dei più grandi del mondo.

Parole che, rivela il Guardian, non sono uscite dal computer di un abile speechwriter, bensì scritte di suo pugno dall’ex-governatore della Banca d’Inghilterra (dal 2013 al 2020) e della banca centrale canadese (dal 2008 al 2013): un economista laureato a Harvard e a Oxford, tornato in patria a 60 anni per candidarsi, con successo, a rimpiazzare nel 2025 il dimissionario Justin Trudeau come leader del Partito liberale e capo del governo.

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LONDRA – «Viviamo un momento di rottura, non di transizione, il vecchio ordine mondiale non ritornerà. Questa è l’ora in cui le medie potenze devono unirsi, perché se non ci sediamo fra noi attorno a un tavolo finiremo nel menù»: ovvero, saremo divorati dalle superpotenze. Questo il succo del discorso del primo ministro canadese Mark Carney al summit di Davos, un intervento che ha avuto grande eco sui media internazionali e sui social, accolto come un manifesto per tutte le potenze “intermedie” nell’era dei soprusi da parte dei più grandi del mondo.

Parole che, rivela il Guardian, non sono uscite dal computer di un abile speechwriter, bensì scritte di suo pugno dall’ex-governatore della Banca d’Inghilterra (dal 2013 al 2020) e della banca centrale canadese (dal 2008 al 2013): un economista laureato a Harvard e a Oxford, tornato in patria a 60 anni per candidarsi, con successo, a rimpiazzare nel 2025 il dimissionario Justin Trudeau come leader del Partito liberale e capo del governo.

Riaffermando il sostegno alla Danimarca e alla Nato, e l’opposizione alle minacce americane di annettere la Groenlandia, Carney ha citato un famoso saggio dello scomparso dissidente e poi presidente ceco Vaclav Havel su “the power of the powerless”, per affermare che anche chi non pensa di avere potere, come un anonimo fruttivendolo nella Praga sotto il tallone di ferro del comunismo sovietico, in realtà ne ha: a condizione di non sottomettersi passivamente agli abusi di chi vuole comandare con la forza.

Un appello all’unità di Paesi come il Canada e i suoi alleati europei, «medie potenze» legate da comuni valori quali il rispetto per i diritti umani, l’autodeterminazione dei popoli, il multilateralismo, le norme e le organizzazioni internazionali. E, pur senza nominarlo per nome, un’implicita critica al bullismo imprevedibile di Trump. Di fronte alla Russia, alla Cina, all’America dei Maga, ha detto Carney, le democrazie liberali non devono piegare la testa, ma fare pesare insieme i propri ideali, le proprie risorse, il proprio dinamismo.

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