Il documento di Merz e Meloni per riformare l’Europa: “Più mercato interno e meno burocrazia”
dalla nostra corrispondente Tonia MastrobuoniBERLINO – Friedrich Merz ha sfruttato il palcoscenico globale di Davos per lanciare un messaggio di ritrovata sintonia con l’Italia. Alla vigilia del viaggio a Roma per la riunione intergovernativa di domani, il cancelliere ha rivelato di aver sviluppato con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni delle “nuove idee" per cambiare l'Unione europea "che verranno proposte presto”. Le idee, contenute in un documento anticipato dall’Ansa, puntano a sviluppare la competitività dell’Europa e ad accelerare sul mercato unico, introducendo, tra l’altro, ”un freno di emergenza per la burocrazia". I ‘lacci e lacciuoli’ come li avrebbe chiamati Guido Carli, che hanno "frenato il nostro potenziale” di crescita, ossia l’eccessiva regolamentazione e burocrazia, dovranno essere abbattuti: “Tutto questo deve cambiare”, ha concluso il politico conservatore. Merz e Meloni hanno intenzione di metterli in agenda al Consiglio europeo del 12 febbraio dedicato alla competitività.
A Berlino la riunione a Rom…
BERLINO – Friedrich Merz ha sfruttato il palcoscenico globale di Davos per lanciare un messaggio di ritrovata sintonia con l’Italia. Alla vigilia del viaggio a Roma per la riunione intergovernativa di domani, il cancelliere ha rivelato di aver sviluppato con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni delle “nuove idee" per cambiare l'Unione europea "che verranno proposte presto”. Le idee, contenute in un documento anticipato dall’Ansa, puntano a sviluppare la competitività dell’Europa e ad accelerare sul mercato unico, introducendo, tra l’altro, ”un freno di emergenza per la burocrazia". I ‘lacci e lacciuoli’ come li avrebbe chiamati Guido Carli, che hanno "frenato il nostro potenziale” di crescita, ossia l’eccessiva regolamentazione e burocrazia, dovranno essere abbattuti: “Tutto questo deve cambiare”, ha concluso il politico conservatore. Merz e Meloni hanno intenzione di metterli in agenda al Consiglio europeo del 12 febbraio dedicato alla competitività.
A Berlino la riunione a Roma viene descritta come “suggello a un momento di forte convergenza tra Italia e Germania”. Al di là dei temi che saranno approfonditi per favorire una maggiore collaborazione tra i due Paesi, ad esempio su difesa e immigrazione, Merz considera il sodalizio con Meloni “sempre più importante”, spiega una fonte, anche alla luce delle recenti tensioni con il presidente francese Emmanuel Macron su alcuni dossier cruciali come il progetto di difesa comune Fcas o il Mercosur.
All’inverso, sarebbe stato proprio il sì di Meloni all’accordo di libero scambio tra Ue e Sudamerica ad aver convinto il cancelliere, che ha spinto molto per l’accordo, dell’importanza di un rapporto più stretto con la pragmatica leader italiana. Meloni si era opposta al via libera del Mercosur al Consiglio Ue di dicembre ma aveva cambiato idea dopo una generosa iniezione di fondi per l’agricoltura comunicata dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen.
Sono in particolare due gli elementi che stanno favorendo la sintonia tra Berlino e Roma, anche in antitesi a Macron. Mentre il presidente francese è azzoppato dalla fragilità del suo governo e dalla scadenza ravvicinata del suo ultimo mandato, Meloni naviga relativamente tranquilla, al netto delle alzate di testa sporadiche di Matteo Salvini. E, a fronte dell’aggressività di Macron nei confronti di Donald Trump, il rapporto privilegiato della premier italiana con l’erratico presidente americano è considerato piuttosto un asset che un motivo di sospetto. In più, Berlino e Roma hanno adottato la stessa posizione su Israele e hanno condotto insieme la battaglia per emendare il bando del motore a combustione.
Sul fronte degli spinosissimi rapporti con la Casa Bianca, sia durante il negoziato sui dazi, l’estate scorsa, sia durante la recente crisi sulla Groenlandia e le rinnovate minacce di balzelli alle frontiere da parte di Washington, Merz e Meloni sono stati animati da una cautela analoga. Tutto ciò nelle stesse ore in cui l’Eliseo metteva sul tavolo il bazooka dello "strumento anticoercizione” che bloccherebbe di fatto i rapporti commerciali tra le due sponde dell’Atlantico. Nelle stesse ore, Meloni si sarebbe convinta a rifiutare l’invito di Trump ad aderire al Board of Peace anche dopo aver sentito Berlino. E la questione cruciale del come affrontare Trump, secondo indiscrezioni riportate dalla Sueddeutsche Zeitung, sarà proprio uno dei temi centrali del tete-a-tete Merz-Meloni.