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Mai stata dell’America: la vera storia della Groenlandia e le invenzioni di Donald Trump

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Il presidente a Davos ha affermato che l’isola era americana: Washington l’ha solo difesa dai nazisti per sfruttarne i minerali
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«La Danimarca è stata sconfitta dai tedeschi dopo una battaglia di sei ore e abbiamo dovuto mandare truppe in Groenlandia. Quando la guerra è finita l’abbiamo restituita alla Danimarca: è stato stupido ma l’abbiamo fatto». Donald Trump riscrive la Storia mescolando fatti e invenzioni. Anche in passato, la sovranità di Copenaghen sull’isola non è mai stata messa in discussione da Washington: nell’aprile 1941 gli Stati Uniti ancora neutrali hanno firmato un “accordo di protezione” della Groenlandia per impedire che il Terzo Reich potesse impadronirsene. Poiché Copenaghen era stata occupata dai nazisti, il trattato è stato sottoscritto dall’ambasciatore danese a Washington “per conto del re”.

Illuminante è scoprire come pure allora l’interesse immediato è stato rivolto alle materie prime: l’unico giacimento al mondo di criolite, minerale indispensabile per forgiare l’alluminio dei motori e degli aeroplani. Il primo battaglione statunitense si è arroccato intorno alla miniera di Ivittuut…

«La Danimarca è stata sconfitta dai tedeschi dopo una battaglia di sei ore e abbiamo dovuto mandare truppe in Groenlandia. Quando la guerra è finita l’abbiamo restituita alla Danimarca: è stato stupido ma l’abbiamo fatto». Donald Trump riscrive la Storia mescolando fatti e invenzioni. Anche in passato, la sovranità di Copenaghen sull’isola non è mai stata messa in discussione da Washington: nell’aprile 1941 gli Stati Uniti ancora neutrali hanno firmato un “accordo di protezione” della Groenlandia per impedire che il Terzo Reich potesse impadronirsene. Poiché Copenaghen era stata occupata dai nazisti, il trattato è stato sottoscritto dall’ambasciatore danese a Washington “per conto del re”.

Illuminante è scoprire come pure allora l’interesse immediato è stato rivolto alle materie prime: l’unico giacimento al mondo di criolite, minerale indispensabile per forgiare l’alluminio dei motori e degli aeroplani. Il primo battaglione statunitense si è arroccato intorno alla miniera di Ivittuut, a cui poi si sono aggiunte fino al 1945 altre 15 installazioni.

Le condizioni estreme tra freddo polare e venti terribili hanno impedito di trasformare la Groenlandia in un aeroporto per scortare dal cielo i convogli navali che rifornivano la Gran Bretagna. In compenso è diventata il trampolino per trasferire oltre l’Atlantico migliaia di bombardieri e caccia. Dal canto loro, le forze hitleriane hanno allestito piccole stazioni radio e metereologiche necessarie a pianificare le missioni dei sommergibili. Alcune avevano una specialità: trasmettevano messaggi ingannevoli ai piloti americani per fargli perdere la rotta e un’intera squadriglia è stata costretta ad atterrare nel deserto di ghiaccio.

Il compito di eliminare queste postazioni fu affidato alle navi della Greenland Patrol, un comando della Guardia Costiera guidato dal capitano Edward “Iceberg” Smith. Gli unici scontri diretti sono stati però combattuti da un reparto danese, composto pure da volontari groenlandesi e norvegesi che si spostavano su slitte trainate dai cani. Scaramucce tra poche decine di uomini, che in alcuni casi hanno affrontato marce a piedi di 500 chilometri a venti gradi sottozero: distanze e temperature che richiedono una resistenza fisica e psicologica straordinaria. Le informazioni raccolte dalla “Pattuglia delle slitte” sono state poi usate dagli americani per colpire dal cielo e dal mare gli avamposti del Reich.

Il contingente del Pentagono è stato sempre inferiore a seimila militari, attivi soprattutto nel quartier generale di Narsarsuaq. Ma con la fine del conflitto mondiale si è aperta subito la Guerra Fredda. La Groenlandia è apparsa strategica per fermare l’espansione sovietica nell’Artico e così nel 1946 gli Usa hanno avviato una trattativa segreta per acquistarla dalla Danimarca mettendo sul tavolo cento milioni di dollari. Copenaghen ha rifiutato l’offerta e, nonostante la drammatica situazione del dopoguerra, ha iniziato a schierare piccole unità militari per “mostrare la bandiera”.

Gli americani non se ne sono andati. Dopo l’ingresso dei danesi nella Nato, nel 1951 è stato firmato un trattato bilaterale che consentiva agli Usa di mantenere gli aeroporti e costruirne altri per le esigenze difensive del Patto atlantico. Nella sfida nucleare con Mosca l’attenzione si è spostata nella parte settentrionale dell’isola con la nascita della Thule Air Base, ancora oggi la più importante, destinata a ospitare i bombardieri B52. Per potenziare il presidio in quel clima impossibile, c’è stata un’iniziativa da fantascienza: Camp Century, una cittadella costruita trenta metri sotto il ghiaccio e alimentata da un reattore atomico. È stato il laboratorio del progetto Iceworm – verme di ghiaccio – per piazzare missili intercontinentali dentro silos scavati nella massa di neve, salvo poi scoprire che l’accensione dei razzi avrebbe sciolto le pareti e fatto fallire il lancio.

Dopo il crollo del Muro di Berlino, il Pentagono ha ritirato gran parte del personale conservando solo Thule: i militari sono poi passati alle dipendenze della Space Force creata da Trump nel primo mandato, che ora è protagonista del programma “Golden Dome” per realizzare uno scudo antimissile orbitante. Un piano ancora molto teorico: l’unica certezza è che sarà incentrato sui satelliti fuori dall’atmosfera. Stazioni spaziali che non hanno bisogno dell’annessione della Groenlandia.

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