✕

Come Hugh Grant in “Love Actually”: il rapporto Regno Unito-Usa mai così in basso

Ascolta l'audio

In crisi la storica “Special relationship” che lega i due Paesi dopo le pesanti critiche di Trump a Starmer e la dura risposta del premier laburista. Dai cinque no del britannico alla stizza del presidente americano: la tensione degli ultimi giorni ricorda la celebre scena del film del 2003
3 minuti di lettura

LONDRA – Quando nel 2003 Tony Blair decise di seguire George W. Bush nell’invasione dell’Iraq, i suoi oppositori dipingevano il premier britannico come “il barboncino” del presidente americano, pronto a obbedirgli sempre e comunque. Keir Starmer, primo laburista a riconquistare Downing Street dopo l’era del blairismo, è stato spesso accusato di un atteggiamento similmente deferente nei confronti della Casa Bianca: come quando, nel febbraio dello scorso anno, incontrando Donald Trump nell’Ufficio Ovale, ha estratto di tasca l’invito di re Carlo a una visita di stato nel Regno Unito, un gesto plateale per compiacere l’irascibile tycoon. Ma negli ultimi giorni il clima fra Londra e Washington è cambiato. Trump ha criticato pesantemente Starmer, che gli ha risposto con parole e fatti ancora più pesanti. La “relazione speciale” fra i due Paesi, un legame storico che rende la loro alleanza forse unica al mondo, non appariva così in crisi da lungo tempo, concordano i commentatori sulle due r…

LONDRA – Quando nel 2003 Tony Blair decise di seguire George W. Bush nell’invasione dell’Iraq, i suoi oppositori dipingevano il premier britannico come “il barboncino” del presidente americano, pronto a obbedirgli sempre e comunque. Keir Starmer, primo laburista a riconquistare Downing Street dopo l’era del blairismo, è stato spesso accusato di un atteggiamento similmente deferente nei confronti della Casa Bianca: come quando, nel febbraio dello scorso anno, incontrando Donald Trump nell’Ufficio Ovale, ha estratto di tasca l’invito di re Carlo a una visita di stato nel Regno Unito, un gesto plateale per compiacere l’irascibile tycoon. Ma negli ultimi giorni il clima fra Londra e Washington è cambiato. Trump ha criticato pesantemente Starmer, che gli ha risposto con parole e fatti ancora più pesanti. La “relazione speciale” fra i due Paesi, un legame storico che rende la loro alleanza forse unica al mondo, non appariva così in crisi da lungo tempo, concordano i commentatori sulle due rive dell’Atlantico, dal New York Times al Financial Times.

I cinque “no” di Starmer

Nel giro di una settimana il primo ministro laburista ha inviato ben cinque segnali di dissenso al presidente. Starmer ha definito l’aumento dei dazi Usa, minacciato da Trump come ritorsione per la presenza di truppe europee in Groenlandia, come una decisione “completamente sbagliata”; ha ribadito che le isole Chagos, minuscolo arcipelago dell’oceano Indiano di importanza strategica cruciale, perché ospita una base militare congiunta britannico-americana, saranno cedute dalla Gran Bretagna a Mauritius, nonostante Trump abbia definito l’accordo “stupido” e “un segnale di debolezza”; ha rifiutato l’invito della Casa Bianca a entrare nel Board of Peace per Gaza, prendendo le distanze da un’iniziativa di pace che include Putin, “non un uomo di pace”, secondo la ministra degli Esteri britannica Yvette Cooper; ha approvato la costruzione della nuova mega ambasciata cinese a Londra e si prepara a visitare la settimana prossima Pechino, primo leader britannico a farlo in otto anni, a dispetto del disappunto degli Stati Uniti; e infine non è andato a Davos, dove avrebbe potuto incontrare Trump.

La stizza di Trump

Al summit economico in Svizzera, in un discorso sconclusionato di oltre un’ora, Trump ha riservato qualche altra frecciata stizzosa a Starmer, accomunandolo al presidente francese Macron come leader europei “che mi trattano bene quando sono con me, meno bene quando non ci sono”, e notando che farebbe meglio a “badare ai problemi di Londra”. Ha anche ripetuto le sue critiche alla cessione delle isole Chagos, dimostrando peraltro di non averne minimamente compreso la sostanza: “Non capisco perché cedere un territorio”, ha detto, “forse il Regno Unito ha bisogno di soldi?”.

In realtà la cessione è quasi obbligata, perché in tale direzione sta andando un contenzioso giudiziario internazionale in corso da anni; e il Regno Unito non riceve in cambio soldi da Mauritius, bensì ne pagherà, 100 milioni di sterline l’anno per affittare per almeno un secolo la base militare di Diego Garcia, una delle isole dell’arcipelago. “Trump mi critica sulle isole Chagos per farmi cambiare idea sulla nostra opposizione all’annessione della Groenlandia da parte americana”, ha dichiarato senza mezzi termini mercoledì il premier britannico alla camera dei Comuni. “Ma non cambierò idea. Non cederò”.

La “relazione speciale”

Un linguaggio molto franco, per non dire aspro, sicuramente insolito. Certo, Starmer fa il possibile per evitare una guerra commerciale con gli Usa e non polemizzare direttamente con il presidente americano. A parte gli interessi economici dell’import-export con gli Stati Uniti, Londra dipende da Washington per il proprio arsenale nucleare, che viene regolarmente aggiornato dal Pentagono; e la cooperazione nel campo dello spionaggio fra Cia e Mi6, oltre che fra Nsa e Gchq (i servizi segreti elettronici dei due Paesi), è talmente stretta da farli sembrare talvolta un’agenzia unica. Anche per queste ragioni sembra improbabile che re Carlo cancelli la sua prevista visita di stato in America nel luglio prossimo, in occasione delle celebrazioni per il 250esimo anniversario dell’indipendenza degli Usa (dal Regno Unito): sempre che da qui ad allora Trump non continui a maltrattare il Canada, di cui Carlo è formalmente Capo di Stato.

Sono tuttavia quarant’anni che i rapporti fra i due Paesi non erano così tesi: l’ultima volta fu quando nel 1983 Ronald Reagan invase l’isola di Grenada, dove aveva preso il potere una giunta comunista filo cubana, suscitando l’ira di Margaret Thatcher, sebbene la premier britannica fosse la sua più stretta alleata ideologica, in quel caso furiosa perché il piccolo Stato caraibico è membro del Commonwealth, l’associazione delle ex-colonie dell’Impero britannico, per cui l’operazione militare suonava come uno sgarbo. Nata con l’alleanza in due guerre mondiali, la “special relationship” fra Washington e Londra ha vissuto altri momenti delicati. Il più grave nel 1956, con la “crisi di Suez”, quando il Regno Unito inviò le sue truppe, insieme a quelle francesi e israeliani, a riprendersi il canale egiziano, e l’allora presidente americano Eisenhower costrinse tutti di tornare indietro, poiché il conflitto rischiava di scatenare la terza guerra mondiale fra Usa e Urss, chiarendo definitivamente chi era la nuova superpotenza occidentale.

Come Hugh Grant in “Love Actually”

Ma anche dopo l’umiliazione di Suez, i britannici rimasero amici degli americani. Oggi non lo sembrano più tanto: e il raffreddamento nella “relazione speciale” potrebbe contribuire a riavvicinare il Regno Unito all’Unione Europea dopo lo strappo della Brexit, almeno fino a quando non ci sarà un nuovo inquilino alla Casa Bianca.

D’un tratto, Keir Starmer somiglia un po’ al premier britannico interpretato da Hugh Grant nel film Love Actually, che ricevendo a Downing Street il presidente americano gli rivolge un rimprovero diventato una citazione cult: “Mi piace la parola relazione, ma temo che la nostra sia diventata una cattiva relazione, basata su un presidente si prende tutto quello che vuole, ignorando le cose che contano per la Gran Bretagna. Il nostro sarà anche un piccolo Paese, ma siamo grandi in tante cose. Siamo il Paese di Shakespeare, di Churchill, dei Beatles, di Sean Connery, di Harry Potter, del piede destro di Beckham. E un amico che fa con noi il bullo non è più un amico. Perciò, siccome i bulli capiscono solo la forza, d’ora in poi sarò pronto a essere più forte. Il presidente è avvertito”.

Leggi i commenti