Siria, una treccia per il Rojava: la protesta delle donne curde contro le violenze dei miliziani
di Natasha CaragnanoSi intrecciano i capelli davanti alla videocamera, da sole o con l’aiuto di un’altra donna, come fanno spesso le combattenti curde dell’Unità della Protezione delle Donne (Ypj). Un gesto di proteste che si sta diffondendo tra le donne curde in tutto il mondo, dopo che un miliziano affiliato alle forze di Damasco ha ucciso una combattente dell’Ypj e in un video ha mostrato fiero la sua treccia tagliata.
“Questi sono i capelli di una haval (che in curdo significa compagna, ndr)”, dice l’uomo entrando in un negozio e sollevando la treccia come fosse un trofeo di guerra. “Perché le hai tagliato i capelli?”, chiede l’altro che filma la scena. “Era già morta”, risponde con tono sarcastico.
Secondo il sito Rudaw, la donna è stata uccisa durante i combattimenti a Raqqa contro le forze di Damasco di Ahmed al Sharaa, il presidente siriano non eletto che ha preso il controllo del Paese dopo la caduta di Assad. Dopo giorni di scontri, le forze siriane hanno preso territori strategici nel no…
Si intrecciano i capelli davanti alla videocamera, da sole o con l’aiuto di un’altra donna, come fanno spesso le combattenti curde dell’Unità della Protezione delle Donne (Ypj). Un gesto di proteste che si sta diffondendo tra le donne curde in tutto il mondo, dopo che un miliziano affiliato alle forze di Damasco ha ucciso una combattente dell’Ypj e in un video ha mostrato fiero la sua treccia tagliata.
“Questi sono i capelli di una haval (che in curdo significa compagna, ndr)”, dice l’uomo entrando in un negozio e sollevando la treccia come fosse un trofeo di guerra. “Perché le hai tagliato i capelli?”, chiede l’altro che filma la scena. “Era già morta”, risponde con tono sarcastico.
Secondo il sito Rudaw, la donna è stata uccisa durante i combattimenti a Raqqa contro le forze di Damasco di Ahmed al Sharaa, il presidente siriano non eletto che ha preso il controllo del Paese dopo la caduta di Assad. Dopo giorni di scontri, le forze siriane hanno preso territori strategici nel nord-est del Paese finora sotto il controllo delle Sdf, alleanza nata tra curdi e tribù arabe. Damasco e le Sdf hanno concordato un cessate il fuoco che ha riportato sotto il controllo del governo centrale le città di Raqqa e Deir ez-Zor e avviato un processo di integrazione istituzionale per Hasakah e Kobane, entrambe a maggioranza curda. A Raqqa l’esercito è già entrato in servizio, mentre a Deir ez-Zor il controllo è passato a tribù arabe locali alleate di Damasco.
Le donne curde sono da sempre al centro della lotta per l’indipendenza nel Rojava, la regione autonoma nel nord-est del Paese. Attraverso unità militari come le Ypj, combattono al fianco delle Ypg, partecipando non solo a operazioni militari ma a tutti gli aspetti della società. Le Ypj incarnano un movimento rivoluzionario che mette al centro uguaglianza di genere, autodifesa e confederalismo democratico. La loro azione si ispira alla Jineologia, la cosiddetta “scienza delle donne”, sviluppata nel contesto curdo per studiare la condizione femminile e promuovere l’emancipazione in tutti gli ambiti della vita.
Quello pubblicato oggi da attivisti e media non è l’unico video che mostra violazioni durante questi giorni di combattimenti. Un altro filmato, diventato virale mercoledì, mostrava due combattenti curde - identificate come Amara Intigham e Narin Akhi - catturate nel nord-est della Siria da miliziani affiliati alle forze di Damasco. Nel video si sente uno dei due dire all’altro: “Ti ho portato i regali più belli”, riferendosi alle due donne. Lunedì, le Sdf hanno pubblicato le immagini di combattenti decapitati dalle forze siriane, tra questi c’erano due combattenti siriane.
Giovani donne, giornaliste curde e attiviste in tutto il mondo hanno condiviso le immagini delle loro trecce, accompagnate in alcuni casi da canzoni sulla rivoluzione femminile in Rojava. Al posto di una treccia, ne cresceranno milioni”, hanno scritto alcune donne. Secondo il ricercatore curdo Renas Babakir “la treccia ha profondi significati culturali nella tradizione e nella storia curda", spiega su Rudaw. E nella storia recente del Paese, è diventata un simbolo del potere femminile e della resistenza all'oppressione.