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Ucraina, Korb: “Necessario il sostegno americano, le critiche di Zelensky alla Ue si spiegano così”

(afp)

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L’ex vice segretario alla Difesa Usa: “Siamo alla vigilia di un incontro cruciale, chiunque nei suoi panni vorrebbe stare dalla sua parte”
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NEW YORK – «Zelensky ha attaccato l’Europa per due motivi: primo, perché è vero che dovreste rafforzarvi sul piano militare; secondo, e questa è la ragione principale, per ingraziarsi Trump in una fase decisiva del negoziato di pace, ripetendo i suoi stessi argomenti». Sembrerà maliziosa l’interpretazione di Lawrence Korb, ex vice segretario alla Difesa e ora studioso del Center for American Progress, ma aiuta a spiegare l’accelerazione in corso col trilaterale previsto per oggi: «Il capo della Casa Bianca vuole accelerare, il leader ucraino deve averlo dalla sua parte».

Come spiega la tirata di Zelensky a Davos?

«Da una parte ha ragione, perché gli europei hanno davvero bisogno di rafforzare le loro difese, anche alla luce del crescente disimpegno americano rispetto alla Nato. Dall’altra lo fa per ingraziarsi Trump, ripetendo i suoi argomenti alla vigilia di un potenziale appuntamento cruciale. Se il negoziato va, ha bisogno di avere il presidente dalla sua parte; se fallisce,…

NEW YORK – «Zelensky ha attaccato l’Europa per due motivi: primo, perché è vero che dovreste rafforzarvi sul piano militare; secondo, e questa è la ragione principale, per ingraziarsi Trump in una fase decisiva del negoziato di pace, ripetendo i suoi stessi argomenti». Sembrerà maliziosa l’interpretazione di Lawrence Korb, ex vice segretario alla Difesa e ora studioso del Center for American Progress, ma aiuta a spiegare l’accelerazione in corso col trilaterale previsto per oggi: «Il capo della Casa Bianca vuole accelerare, il leader ucraino deve averlo dalla sua parte».

Come spiega la tirata di Zelensky a Davos?

«Da una parte ha ragione, perché gli europei hanno davvero bisogno di rafforzare le loro difese, anche alla luce del crescente disimpegno americano rispetto alla Nato. Dall’altra lo fa per ingraziarsi Trump, ripetendo i suoi argomenti alla vigilia di un potenziale appuntamento cruciale. Se il negoziato va, ha bisogno di avere il presidente dalla sua parte; se fallisce, gli serve che Usa ed Europa continuino a sostenere la resistenza ucraina, per costringere la Russia a rinunciare alla conquista militare».

Gli europei fanno davvero troppo poco?

«Tutti facciamo troppo poco perché la minaccia russa, ma soprattutto quella cinese, diventano sempre più pericolose. In questo senso sbaglia anche Washington a ritirare le sue truppe e indebolire la Nato».

Alcuni sospettano che Zelensky abbia incalzato il Vecchio continente perché Trump gli ha dato un aut aut: o accetti le mie condizioni, oppure ti scarico e dovrai rivolgerti agli europei.

«Non c’è dubbio che il presidente abbia fretta di chiudere. Penso che sbagli, perché il modo in cui chiudi è fondamentale per la tenuta futura della pace, ma se fossi nei panni di Zelensky farei comunque il possibile per ingraziarmelo».

Perché l’incontro trilaterale negli Emirati?

«Con buona probabilità è frutto dell’accelerazione che Trump sta imprimendo su tutti dossier di politica estera, anche perché il tempo comincia a stringere, se vuole ottenere risultati e chiudere le questioni prima delle elezioni di midterm a novembre. La guerra continua a fare molte vittime e i costi sono enormi».

Zelensky ha detto che c’è l’accordo sulle garanzie di sicurezza.

«Qui la cosa fondamentale da capire è cosa faranno sul terreno gli europei, ma anche gli americani, per impedire che la Russia torni a invadere dopo l’accordo. Serve una forza robusta e deve essere supportata dagli Usa sul piano logistico e di intelligence. Purtroppo stiamo andando nella direzione opposta in Europa, e questo è un errore».

Ha detto anche che non c’è l’accordo sui territori orientali.

«Kiev deve prendere atto che i russi occupano una parte del Paese e non la lasceranno. L’accordo però deve escludere la cessione di territori che non sono sotto il controllo dei militari di Mosca, e le concessioni non dovranno essere ufficializzate, seguendo il modello della Corea».

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