Partecipare alle forze speciali in Palestina, anche per cavarsi d’impaccio dall’adesione al board of peace, su cui nel governo continuano a nutrire forti riserve, come al Quirinale. Tra oggi e domani, da quanto apprende Repubblica, sono in programma alcune riunioni operative nella base di Kiryat Gat, al Centcom, il Comando americano in Medioriente, posizionato strategicamente a metà strada fra Tel Aviv e la Striscia. È lì che si sta disegnando l’impalcatura dell’Isf (forza internazionale di stabilizzazione) che dovrà assicurare la sicurezza a Gaza e la tenuta del cessate il fuoco. Secondo fonti dell’esecutivo, a stretto giro è attesa un’accelerazione e una definizione più concreta del contributo dei paesi che parteciperanno all’operazione, tanto che personale italiano è già sul posto.
Tre scenari
Al governo di Roma - via Palazzo Chigi e Farnesina - è stato chiesto di aderire alla forza come Paese fondatore, come raccontava ieri Bloomberg. E l’Italia è pronta ad accettare l’offerta. In…
Partecipare alle forze speciali in Palestina, anche per cavarsi d’impaccio dall’adesione al board of peace, su cui nel governo continuano a nutrire forti riserve, come al Quirinale. Tra oggi e domani, da quanto apprende Repubblica, sono in programma alcune riunioni operative nella base di Kiryat Gat, al Centcom, il Comando americano in Medioriente, posizionato strategicamente a metà strada fra Tel Aviv e la Striscia. È lì che si sta disegnando l’impalcatura dell’Isf (forza internazionale di stabilizzazione) che dovrà assicurare la sicurezza a Gaza e la tenuta del cessate il fuoco. Secondo fonti dell’esecutivo, a stretto giro è attesa un’accelerazione e una definizione più concreta del contributo dei paesi che parteciperanno all’operazione, tanto che personale italiano è già sul posto.
Tre scenari
Al governo di Roma - via Palazzo Chigi e Farnesina - è stato chiesto di aderire alla forza come Paese fondatore, come raccontava ieri Bloomberg. E l’Italia è pronta ad accettare l’offerta. In che modo? Se ne discuterà, appunto, nelle riunioni di queste ore. Sono tre però gli scenari presi in considerazione dal governo: l’aumento dei militari in Egitto (oggi sono solo 10 nella missione Eubam al valico di Rafah, potrebbero aggiungersi i carabinieri); formare la polizia palestinese a Ramallah, in Cisgiordania; rinforzare la presenza dei Carabinieri che formano la polizia della Cisgiordania a Gerico. Finora si è parlato informalmente di un contributo di 100-150 militari, anche se appunto si tratta ancora di stime, il contributo deve essere concertato. Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, comunque apre: «È da tempo che stiamo parlando di una partecipazione italiana, soprattutto per quanto riguarda la formazione della futura polizia di Gaza».
Il “no” al Board
Per Roma l’ingresso nella forza internazionale voluta da Trump può anche essere un modo per ricucire dopo la mancata adesione al board trumpiano. Ieri lo stesso Tajani ha derubricato a «periodi ipotetici» la suggestione di un’adesione esterna dell’Italia, anche perché nei fatti è già stata accordata politicamente. «Vedremo se le cose cambieranno, se ci sarà un altro testo ne discuteremo. Per adesso c’è un vincolo costituzionale che ci impedisce di aderire». L’Italia intende chiedere agli Usa di modificare l’articolo 9 dello statuto del board, che assegna a Trump poteri sconfinati e di preminenza rispetto agli altri Paesi.
Sul fronte interno, la Lega spinge per l’adesione al board: «La valutazione della Lega sul board of peace è ovviamente positiva», dice il capogruppo alla Camera, Riccardo Molinari, che chiede comunque «al Parlamento di esprimersi». Un dossier di FdI però frena su questa ipotesi: «Non essendo a conoscenza di quale strumento sia stato utilizzato per l’istituzione – un memorandum, una dichiarazione, un trattato – non si può dire se sia necessario o meno un passaggio parlamentare».