Trump minaccia Carney. Riparte la faida tra Stati Uniti e Canada
di Enrico FranceschiniLONDRA – Donald Trump attacca di nuovo un vasto, freddo territorio a nord degli Stati Uniti e questa volta non è la Groenlandia: è il Canada. Anch’esso uno dei bersagli preferiti del presidente americano da quando è tornato alla Casa Bianca, sia quando era guidato dal primo ministro Justin Trudeau, sia da quando nel marzo 2025 è stato eletto come suo successore Mark Carney.
Una battaglia a colpi di minacce di dazi e di insulti da parte del tycoon, che ieri ha vissuto un nuovo capitolo: Trump ha chiamato Carney “governatore”, anziché premier, e lo ha avvertito che colpirà tutte le importazioni canadesi negli Stati Uniti con dazi del 100 per cento, se il governo di Ottawa firmerà un patto commerciale con la Cina.“Se il governatore Carney pensa di fare del Canada un porto d’ingresso per fare entrare prodotti cinesi in America, si sbaglia di grosso”, ha scritto il presidente sul social Truth, suo canale di comunicazione abituale con il resto del mondo. “La Cina divorerà il Canada, distrug…
LONDRA – Donald Trump attacca di nuovo un vasto, freddo territorio a nord degli Stati Uniti e questa volta non è la Groenlandia: è il Canada. Anch’esso uno dei bersagli preferiti del presidente americano da quando è tornato alla Casa Bianca, sia quando era guidato dal primo ministro Justin Trudeau, sia da quando nel marzo 2025 è stato eletto come suo successore Mark Carney.
Una battaglia a colpi di minacce di dazi e di insulti da parte del tycoon, che ieri ha vissuto un nuovo capitolo: Trump ha chiamato Carney “governatore”, anziché premier, e lo ha avvertito che colpirà tutte le importazioni canadesi negli Stati Uniti con dazi del 100 per cento, se il governo di Ottawa firmerà un patto commerciale con la Cina.“Se il governatore Carney pensa di fare del Canada un porto d’ingresso per fare entrare prodotti cinesi in America, si sbaglia di grosso”, ha scritto il presidente sul social Truth, suo canale di comunicazione abituale con il resto del mondo. “La Cina divorerà il Canada, distruggerà il suo tessuto sociale. Se il Canada farà un accordo commerciale con la Cina, sarà immediatamente colpito con dazi del 100 per cento su tutti i suoi beni e prodotti che entrano negli Usa”.
Come spesso accade con Trump, il suo intervento è poco chiaro. Il Canada non sta negoziando un accordo di libero scambio o un grande patto commerciale con Pechino. Il primo ministro Carney è stato in Cina la settimana scorsa e ha raggiunto un’intesa limitata su alcuni prodotti per ridurre reciprocamente le tariffe doganali, in particolare per merci agricole canadese esportate in Cina e per un certo numero di autoveicoli elettrici cinesi importati in Canada. Nell’occasione il governo canadese ha informato gli Stati Uniti dell’iniziativa e lo stesso Trump ha commentato del patto raggiunto da Carney: “Buon per lui”.
Ma poi è successo qualcosa che ha irritato il presidente americano, ferendo il suo ego e scatenando una reazione. Al summit economico di Davos, Carney ha fatto un discorso che ha avuto grande eco, affermando che l’ordine mondiale retto dall’America “si è spezzato” e che le “medie potenze” devono unirsi in nome dei propri valori comuni, quali il rispetto dei diritti, dell’autodeterminazione, delle norme internazionali, per non essere schiacciate dalle grandi potenze. Non ha citato per nome Trump né gli Stati Uniti, ma è chiaro che si riferiva a loro, oltre che alla Russia e alla Cina, quando ha detto “se non sediamo a tavola fra di noi, finiremo nel menù”, ovvero sbranati dalle superpotenze. C’era stata una risposta immediata da parte di Trump, che per ripicca ha subito ritirato l’invito a Carney di fare parte del suo Board of Peace per Gaza. Ma a quanto pare non bastava.
Non è la prima volta che Carney si oppone al bullismo di Trump. Visitandolo alla Casa Bianca lo scorso anno, mentre il presidente insisteva sulla propria idea secondo cui il Canada dovrebbe diventare il 51esimo stato americano, il premier canadese senza scomporsi lo interruppe manifestando la sua ferma opposizione. I loro rapporti, tuttavia, apparivano migliori di quelli fra Trump e Trudeau. Ora il discorso di Carney a Davos, con l’attenzione che ha suscitato, è stato evidentemente interpretato da Trump come una sfida alla sua autorità, un atto di ribellione, e ha trasformato il leader di Ottawa in un avversario da demolire. Resta da vedere se alle parole seguiranno i fatti: applicare dazi del 100 per cento ai prodotti canadesi danneggerebbe le esportazioni del Canada, ma costringerebbe anche gli importatori americani a pagare di tasca propria l’aumento. Non si capisce, inoltre, se il post di Trump si riferisce a un futuro, eventuale e al momento nemmeno in programma patto commerciale fra Canada e Cina, oppure all’accordo della settimana scorsa.
Rimane l’insulto personale: avere chiamato Carney “governor”, forse un’allusione ai suoi precedenti incarichi di governatore della Banca d’Inghilterra e della banca centrale del Canada, ma implicitamente anche un riferimento al Canada come parte degli Usa, governato da un governatore, come i 50 stati americani, non da un primo ministro. In ogni caso, un modo di sminuirlo e di insistere sullo stesso tasto: appena pochi giorni fa, parlando della Groenlandia, Trump ha mostrato una mappa del Nord America in cui non solo il gelido territorio autonomo della Danimarca ma pure il Canada erano ricoperti dalla bandiera a stelle e strisce degli Stati Uniti.
E intanto la prossima settimana sarà il premier britannico Keir Starmer ad andare in Cina per negoziare nuovi accordi commerciali: negli ultimi giorni anche il leader laburista si è opposto a Trump, sulla Groenlandia e sulla questione del valore dei soldati britannici in Afghanistan, finirà anche lui nella lista dei ribelli che l’imperatore di Washington vuole punire?