Tre giorni dopo, avrete certo già visto tutti il video: e nelle ultime 24 ore questo fermo immagine che pure Facebook, come denunciato da numerosissimi utenti anche italiani, ha persistentemente oscurato sostenendo che istigava alla violenza: anche se in realtà la denunciava. Un atteggiamento probabilmente determinato dalle tante manipolazioni di quella immagine avvenute nelle ultime ore: è tratta da un video, dunque l’originale è sgranato. Alcuni l’hanno rimaneggiata per renderla più visibile: alterandone, però l’autenticità. Altri, come spiegheremo più avanti, hanno cambiato il volto della vittima, cancellato la pistola, insomma falsificato il contesto. Il New York Times ha fatto un fact-checking delle immagini che vi alleghiamo e che è molto efficace e chiaro.
Il frame è quello che mostra l’attimo esatto in cui un uomo di nome Alex Pretti – remote origini italiane, lo erano i suoi bisnonni – 37enne infermiere special…
Tre giorni dopo, avrete certo già visto tutti il video: e nelle ultime 24 ore questo fermo immagine che pure Facebook, come denunciato da numerosissimi utenti anche italiani, ha persistentemente oscurato sostenendo che istigava alla violenza: anche se in realtà la denunciava. Un atteggiamento probabilmente determinato dalle tante manipolazioni di quella immagine avvenute nelle ultime ore: è tratta da un video, dunque l’originale è sgranato. Alcuni l’hanno rimaneggiata per renderla più visibile: alterandone, però l’autenticità. Altri, come spiegheremo più avanti, hanno cambiato il volto della vittima, cancellato la pistola, insomma falsificato il contesto. Il New York Times ha fatto un fact-checking delle immagini che vi alleghiamo e che è molto efficace e chiaro.
Il frame è quello che mostra l’attimo esatto in cui un uomo di nome Alex Pretti – remote origini italiane, lo erano i suoi bisnonni – 37enne infermiere specializzato in terapia intensiva in una clinica che si occupa di veterani, viene freddato da un agente dell’Ice: la polizia anti-migranti. Di fatto, l’immagine di un’esecuzione.
Fino a pochi istanti prima, infatti, Pretti sta filmando col suo cellulare il violento assalto a due donne da parte di quegli stessi agenti che lo uccideranno. Sta documentando le violenze: un atto che in America è legale e che attivisti e gente comune compiono da giorni nelle strade di Minneapolis. L’unico modo per denunciare quel che accade.
«Grazie a Dio ci sono i video», ha infatti detto poche ore dopo la morte di Pretti il governatore del Minnesota Tim Walz, lo stesso che nel 2024 corse come numero due di Kamala Harris la gara per le presidenziali. E grazie a Dio davvero più di qualcuno quel giorno ha vinto la paura e compiuto lo stesso atto civico che stava svolgendo Alex, filmandone la morte in diretta. Perché quelle immagini, oggi, permettono di smentire la versione immediatamente fornita dall’Homeland Security e dal governo poco dopo l'omicidio. Quando – lo ricostruisce stamattina il New York Times citando una fonte coinvolta – i funzionari dell’Ice e la Casa Bianca hanno deciso insieme come reagire all'incidente, costruendo a tavolino un comunicato concordato con gli avvocati: «Pretti si è avvicinato agli agenti minacciandoli con una pistola semiautomatica calibro 9 mm», ha detto la responsabile di quel dicastero Kristi Noem. Di cui non a caso, ora, eminenti esponenti democratici - governatore della California Gavin Newsom in testa - chiedono le dimissioni.
Un’immagine destinata a fare Storia
È un’immagine destinata a entrare nella Storia quella che ha la struttura di una Deposizione rinascimentale e allo stesso tempo mostra l’orrore di un agente che spara alla schiena di Pretti, già stordito con spray al peperoncino e malmenato da sei agenti: “colpevole” di aver tentato di aiutare due donne. Perché se pure aveva una pistola, girare apertamente armati è legale in Minnesota, e lui aveva la licenza per farlo. Non solo: fin dall'inizio dell'incidente si vede chiaramente che tiene in mano un cellulare e in nessun momento estrae la pistola, che un’ulteriore analisi indipendente del filmato conferma essere già stata presa e messa in sicurezza da chi poi gli ha sparato. Pretti, insomma, stava esercitando il diritto a quel Secondo Emendamento che pure Donald Trump ha tanto spesso difeso (una corda sensibile per i conservatori. Tanto che perfino la lobby delle armi, la Nra, ha detto che era nel suo pieno diritto).
Nella sua brutalità il frame evoca un altro celebre scatto: quello che ancora conosciamo come “Esecuzione a Saigon”: la foto del 1968 realizzata dal fotoreporter Eddie Adams durante la guerra del Vietnam, nell’istante esatto dell’esecuzione di un Viet Cong. Proprio come ora, si vede infatti l’istante esatto in cui la forza del proiettile sparato dal generale di brigata Nguyen Ngoc Loan penetrava nel cranio dell’uomo. Foto che valse il Pulitzer e indignò così tanto da accendere le proteste contro la guerra.
Ebbene, il filmato dell'omicidio di Pretti, ripreso da diverse angolazioni e da diversi cellulari, somiglia in modo inquietante a scene viste in Siria e Iran, dove chi si ribella ai regimi autoritari viene messo a tacere con manganelli e proiettili: tanto che – ce lo ha ricordato, intervistato dal nostro giornale, lo scrittore Percival Everett – Trump si dice pronto ad intervenire per aiutare quei manifestanti, ma intanto dà licenza di uccidere chi protesta a casa sua. D’altronde, lo nota anche il Board del New York Times in un durissimo editoriale pubblicato oggi: “In una democrazia liberale ben funzionante gli atti di brutalità contro i cittadini sono presi sul serio dai funzionari pubblici. Invece l'amministrazione Trump ha reagito immediatamente diffamando Pretti e celebrando il suo assassino”. Nella sua dichiarazione sull'incidente, il Dipartimento per la sicurezza interna ha infatti affermato che la vittima stava "resistendo violentemente" all'arresto, e che l'agente "ha sparato colpi difensivi". Il consigliere alla Sicurezza Interna Stephen Miller ha poi definito l’infermiere ucciso "un terrorista interno che voleva uccidere agenti federali”. Bugie verificabili, le stesse usate solo due settimane fa contro Renee Good: anche lei assassinata da un agente dal grilletto facile.
L’agghiacciante sequenza
Gli agenti federali hanno sparato e hanno ucciso Alex Pretti, intorno alle 9 del mattino – le 4 del pomeriggio in Italia - di sabato. Colpendolo con almeno 10 colpi nell'arco di cinque secondi. I filmati contraddicono chiaramente la versione del Dipartimento per la Sicurezza Interna, secondo cui l’agente ha sparato a un individuo armato che si era avvicinato con l’intento di “massacrarli”.
Macché: 48 secondi prima dell’esecuzione, i video mostrano Pretti filmare da molto vicino la scena degli agenti che aggrediscono due donne, spingendole verso un Suv bianco.
Ancora, 28 secondi prima, si vede un agente spingere la donna con lo zaino arancione: questa cade a terra vicino al Suv bianco.
Passano esattamente tre secondi: e si vede Pretti mentre cerca di far scudo alla persona caduta, mettendosi in mezzo, il cellulare sempre ben visibile in mano.
A 23 secondi dalla sua morte, Pretti è impegnato in un atto di gentilezza. Sta cercando di aiutare la donna con lo zaino a rialzarsi: un agente spruzza entrambi con spray al peperoncino.
Siamo a 17 secondi dalla fine: almeno sette agenti afferrano Pretti, che ha ancora in mano il telefono. Lo immobilizzano a terra.
Mancano ormai 11 secondi: Pretti è atterrato. Uno degli agenti, con addosso un cappotto grigio, gli si avvicina, mentre gli altri lo tengono in ginocchio e uno lo colpisce ripetutamente con la bomboletta di spray al peperoncino.
Un secondo prima: vediamo un ottavo agente unirsi al gruppo mentre quello col cappotto grigio sembra estrarre una pistola da vicino al fianco destro di Pretti e si allontana con l'arma. Nello stesso momento, un altro agente sfodera la sua pistola e la punta alla schiena del malcapitato.
La disinformazione degli influencer trumpiani
Intanto, sui social si tenta già di inquinare la realtà con contenuti fuorvianti o inventati. Circolano infatti post che distorcono gli eventi, tentando di supportare le affermazioni dell'amministrazione secondo cui proprio la vittima sarebbe responsabile della sua stessa morte. Molti lo diffamano descrivendolo come un attivista radicale. Nick Sortor, influencer trumpiano con 1,4 milioni di follower, lo ha addirittura erroneamente identificato come immigrato irregolare, nonostante fosse un cittadino americanissimo. Jack Posobiec, altro fedelissimo del presidente con 3,3 milioni di follower, racconta che aveva estratto la pistola. E circolano foto di uomini vestiti da drag queen e a torso nudo erroneamente identificati come immagini di Alex in vita: queste ultime stanno circolando ampiamente. Altri ancora pubblicano immagini alterate con l'intelligenza artificiale: dove si vede l’infermiere puntare una pistola contro gli agenti, sebbene nella realtà fosse il telefono. Un'altra, modificata con Gemini, include errori evidenti: compresi il volto diverso della vittima e la pistola rimossa dalle mani dell’agente. E chissà quante altre ne vedremo ancora.