MINNEAPOLIS – «Alex aveva così tanti interessi e hobby. Un’area di passione erano il coro e il teatro musicale, così ci eravamo conosciuti al liceo. Spero che ora la folla di Minneapolis intoni “Senti il popolo cantare?” dai Miserabili, mentre marcia per lui». Addy Cole ha lasciato questo messaggio, sopra alla cassetta della posta nell’appartamento 201 al numero 3538 di Garfield Avenue, dove viveva Alex Pretti. Per essere sicura che il suo appello venga compreso a dovere, ha aggiunto anche i versi: «Senti il popolo cantare? Canta una canzone di rabbia? È la musica di un popolo che non vuole più essere schiavo!». E poi ancora: «Vuoi unirti alla nostra crociata? Oltre la barricata c’è un mondo che vuoi vedere? Allora unisciti alla lotta che ti darà il diritto di essere libero!». Non ha tralasciato il verso che parla del “sangue de martiri”, perché questa è l’aria che si respira nelle strade di Minneapolis, nella convinzione o la speranza che la morte di Alex rappresenti il momento di svolta, per frenare quella che ormai appare come la deriva autoritaria nella più antica democrazia del mondo moderno.
E pensare che Alex viveva nel posto più tranquillo al mondo, l’ultimo dove ti aspetteresti di vedere scoppiare una rivoluzione. Garfield Avenue è una fila di villette a schiera, nella periferia non lontana dal centro. Un’aria da famiglie con bambini, che passeggiano la domenica col cane in mezzo alla neve. Quella di Pretti è una casetta a due piani con quattro appartamenti, modesta ma decente. L’unica vicina disposta a parlare è Sue Gitar, primo piano: «Era una persona meravigliosa, con un grande cuore». È rimasta sorpresa, quando ha saputo che era armato: «Non l’ho mai considerato una persona che porta una pistola».
Alex era nato in Illinois e cresciuto in Wisconsin, da dove il padre Michael e la madre Susan, di origini trentine, hanno lanciato il loro grido di dolore: «Le menzogne nauseanti dette dall’amministrazione su nostro figlio sono riprovevoli e disgustose. Alex chiaramente non tiene in mano una pistola, quando viene attaccato dagli assassini e codardi teppisti dell’Ice di Trump. Ha il telefono nella mano destra e la sinistra vuota, sollevata sopra la testa, e cerca di proteggere una donna che l’Ice ha appena spinto a terra. Il tutto accade mentre viene spruzzato con lo spray al peperoncino». Perciò hanno fatto questo appello: «Per favore, fate uscire la verità su nostro figlio. Era un uomo per bene».
Michael ha raccontato all’Ap che aveva parlato col figlio delle violenze dell’Ice: «Avevamo avuto questa discussione con lui due settimane fa circa. Vai alle proteste, ma non fare nulla di stupido. Lui aveva risposto che lo sapeva. Lo sapeva». Però il motivo che lo spingeva era profondo: «Teneva tanto alle persone ed era molto turbato da ciò che stava accadendo a Minneapolis e in tutti gli Stati Uniti con l’Ice. Pensava fosse terribile, rapire bambini, arrestare la gente per strada. Teneva a quelle persone, e sapeva che era sbagliato, quindi partecipava alle proteste». La madre Susan ha aggiunto: «Amava vivere all’aria aperta. Portava il suo cane ovunque andasse. Amava questo paese, ma odiava quello che la gente gli sta facendo».
Michael ha denunciato le autorità, che non gli hanno detto nulla dopo l’uccisione: «Non riesco a ottenere informazioni da nessuno. La polizia mi ha detto di chiamare la Border Patrol, ma la Border Patrol è chiusa e gli ospedali non rispondono ad alcuna domanda». E pensare che Alex aveva scelto di lavorare proprio là, infermiere nel pronto soccorso al centro di cura per i militari veterani, dopo la laurea in biologia alla University of Minnesota. Non esattamente il profilo di un «terrorista domestico», intenzionato a «massacrare» gli agenti federali, come ha sostenuto il capo della Border Patrol Gregory Bovino prima che la verità diventasse nota a tutti, per cercare di intorbidire l’acqua e trasformare la vittima nel colpevole. L’ex moglie di Pretti, Rachel Canoun, non è rimasta sorpresa che fosse coinvolto nelle proteste. Era democratico e aveva manifestato anche nel 2020, per l’omicidio di George Floyd: «Queste cose lo colpivano, sentiva profondamente la loro ingiustizia. Quindi non mi sorprende che fosse coinvolto». Però non l’aveva mai visto litigare o brandire armi: «Aveva ottenuto il permesso di possedere una pistola circa tre anni fa, ma la portava con me perché mi metteva a disagio».
Alex probabilmente non sognava di diventare un martire e non immaginava di apparire come la scintilla di una rivolta. Così però sono andate le cose, per volontà dei cowboy dell’Ice, secondo la sua compagna di scuola Addy: «Quando il battito del tuo cuore riecheggia al rullo dei tamburi, c’è una nuova vita che comincia. Darai tutto ciò che puoi dare, affinché il nostro stendardo possa avanzare. Alcuni periranno e altri vivranno. Ti ergerai a cogliere la tua occasione?».