Un falco per placare l’incendio di Minneapolis. Donald Trump ieri ha deciso d’inviare sul campo Tom Homan, classe 1961, già capo a interim dell’Ice fino al 2018 e grande sostenitore delle politiche di “tolleranza zero”. Lo stesso che nel gennaio 2017 suggerì la separazione dei figli degli immigrati dai genitori per scoraggiarne l’ingresso in America. Il programma venne sospeso 18 mesi dopo, quando emerse un audio sconvolgente, “rubato” in Texas da un volontario e recapitato ai giornalisti investigativi di ProPubblica, dove si sentivano decine di piccini, rinchiusi in celle simili a gabbie, piangere in maniera straziante invocando le mamme e i papà.
E la carriera di Homan ne fu devastata: incapace di ottenere la conferma del Senato per il ruolo di direttore dell’agenzia di cui era reggente, divenne membro di quell’Heritage Foundation che ha scritto l’estremista Project 2025, “per rimodellare il governo federale” che Trum…
Un falco per placare l’incendio di Minneapolis. Donald Trump ieri ha deciso d’inviare sul campo Tom Homan, classe 1961, già capo a interim dell’Ice fino al 2018 e grande sostenitore delle politiche di “tolleranza zero”. Lo stesso che nel gennaio 2017 suggerì la separazione dei figli degli immigrati dai genitori per scoraggiarne l’ingresso in America. Il programma venne sospeso 18 mesi dopo, quando emerse un audio sconvolgente, “rubato” in Texas da un volontario e recapitato ai giornalisti investigativi di ProPubblica, dove si sentivano decine di piccini, rinchiusi in celle simili a gabbie, piangere in maniera straziante invocando le mamme e i papà.
E la carriera di Homan ne fu devastata: incapace di ottenere la conferma del Senato per il ruolo di direttore dell’agenzia di cui era reggente, divenne membro di quell’Heritage Foundation che ha scritto l’estremista Project 2025, “per rimodellare il governo federale” che Trump sta usando come base delle sue politiche. Per loro, Homan ha curato la parte dove si teorizzavano arresti di massa, detenzioni e deportazioni di immigrati illegali in tutta la nazione ed è dunque in parte responsabile di quanto sta accadendo.
Ex poliziotto, ex agente di frontiera, è però un uomo di legge che finora non ha mai provato a spingersi oltre le regole scritte. Un conservatore che nel 2013 l’allora presidente Barack Obama scelse per il ruolo di direttore esecutivo delle operazioni dell’Ice e ne gradì così tanto il lavoro da insignirlo nel 2015 con la prestigiosa onorificenza Presidential Rank Award, proprio per il record di rimpatri.
L’arrivo di Homan fa presupporre che, almeno per ora, sia la sua fazione a prevalere. La pensa infatti in maniera opposta a chi ha gestito la situazione fin qui, convinto che sia necessario focalizzare le operazioni su chi ha precedenti penali gravi ed è nel Paese senza status legale. Un ritorno all’ordine, insomma, rispetto al “piglia tutti” teorizzato dall’altro gruppo cui fa riferimento l’Ice: quello guidato da Kristi Noem, che secondo la portavoce Leavitt «ha ancora la massima fiducia di Trump», ma che di fatto l’arrivo dello “zar” fa apparire come commissariata. Fra i due i rapporti sono pessimi: si sono scontrati più volte e si parlano a stento.
«Il ruolo di Homan sarà quello di dialogare con le autorità locali e statali e coordinarle con i federali», ha spiegato ieri la solita Leavitt. Assicurando pure che il suo arrivo non significa che «Gregory Bovino uscirà di scena. È un grande professionista, continuerà il suo lavoro altrove». Non è detto che lo zar calmerà le tensioni: il suo carattere è ostico e l’ha mostrato più volte.