«L’Ice ha fatto raid al supermercato Costco dove faccio la spesa e arrestato genitori di bambini che frequentavano la scuola dietro casa mia. Scene così brutte che gli insegnanti hanno dovuto chiudere le persiane per impedire ai bimbi di vedere quel dramma in diretta». Mary Armostrong vive a Minneapolis, città del marito, da 15 anni . Ha una figlia di 16 anni e vive nei sobborghi di quella che definisce «una vita tranquilla. Almeno finora»
Com’è l’atmosfera?
«Quel che accade è straziante. Io non ho niente contro le deportazioni di ladri e stupratori. Ma qui si aggredisce gente normale. Abbiamo una grande comunità di immigrati, è vero: gente qui da decenni, integrata. Ma l’Ice ferma chiunque abbia la pelle scura. Anche i poliziotti, come ha denunciato il loro capo».
La gente ha paura?
«Siamo più arrabbiati che spaventati. C’è molto attivismo, ci prendiamo cura gli uni degli altri. Magari raccogliendo cibo e portando la spesa a chi è ha rischio e non può uscire. Giriamo con i fischietti…
«L’Ice ha fatto raid al supermercato Costco dove faccio la spesa e arrestato genitori di bambini che frequentavano la scuola dietro casa mia. Scene così brutte che gli insegnanti hanno dovuto chiudere le persiane per impedire ai bimbi di vedere quel dramma in diretta». Mary Armostrong vive a Minneapolis, città del marito, da 15 anni . Ha una figlia di 16 anni e vive nei sobborghi di quella che definisce «una vita tranquilla. Almeno finora»
Com’è l’atmosfera?
«Quel che accade è straziante. Io non ho niente contro le deportazioni di ladri e stupratori. Ma qui si aggredisce gente normale. Abbiamo una grande comunità di immigrati, è vero: gente qui da decenni, integrata. Ma l’Ice ferma chiunque abbia la pelle scura. Anche i poliziotti, come ha denunciato il loro capo».
La gente ha paura?
«Siamo più arrabbiati che spaventati. C’è molto attivismo, ci prendiamo cura gli uni degli altri. Magari raccogliendo cibo e portando la spesa a chi è ha rischio e non può uscire. Giriamo con i fischietti in tasca per allertare le persone a rischio se vediamo agenti dell’Ice. O suoniamo il clacson. Se non possiamo impedirgli di fare cose cattive, loro non possono impedirci di farne di buone. I nostri fischietti contro le loro armi: è la nostra forma di resistenza»
La città ne risente?
«La città è devastata. Molti negozi e ristoranti preferiscono restar chiusi che mettere a rischio i dipendenti. Una mia amica che lavora per un noto marchio di bellezza doveva tenere un corso su un colorante per capelli: e ha dovuto organizzarlo come una riunione clandestina, in una località fuori mano, comunicando l’appuntamento solo all’ultimo. Ed è solo un esempio».
Lei ha una figlia di 16 anni. I ragazzi come vivono tutto questo?
«Sono consapevoli, informati. Ne parlano molto a scuola: anche perché vedono sparire i loro compagni. Infatti, ora, agli studenti a rischio – o i cui genitori lo sono – si sta dando la possibilità di frequentare le lezioni online. Certo, il governo sta dando una lezione orribile ai ragazzi. Gli sta dicendo di non credere alle sue stesse leggi e ai suoi stessi valori».
La polizia non interviene?
«Ce n’è poca in giro. Hanno l’ordine di non interferire. E poi, se fossero presenti sulla scena di crimini come l’assassinio di Pretti, loro sarebbero responsabili. Gli uomini dell’Ice, cui Trump ha assicurato l’immunità, no».
Che fare?
«Non possiamo nascondere la testa sotto la sabbia. Dobbiamo protestare e denunciare. Potrebbe durare a lungo, ma non abbiamo dubbi: dalla parte giusta della Storia ci siamo noi».