Trump caccia Bovino e ritira l’Ice: a Minneapolis arriva lo zar dei confini
di Anna LombardiL’Ice inizierà un ritiro parziale da Minneapolis nelle prossime ore. Donald Trump lo ha annunciato al Wall Street Journal, durante una telefonata di 5 minuti. «Abbiamo fatto un magnifico lavoro», ha detto il presidente. Ma Gregory Bovino, capo della Us Border Patrol che ha guidato le operazioni fin qui, è stato rimosso dall’incarico e, scrive The Atlantic, si avvia verso la pensione. Al suo posto arriva Tom Homan, lo “zar delle frontiere”, l’architetto delle politiche anti-immigrazione fin dai tempi di Obama, che è sì un duro, ma si muove nell’ambito della legalità. «Severo ma giusto», lo ha definito Trump. «Riferirà direttamente a me».
Il presidente ieri ne ha parlato col governatore del Minnesota e suo vecchio avversario politico Tim Walz - che nel 2024 corse contro di lui come vice di Kamala Harris - definendo poi la conversazione «ottima telefonata, siamo su una simile lunghezza d’onda. Vuole collaborare con me». Un evidente cambio di passo provocato dalla morte violenta di Alex P…
L’Ice inizierà un ritiro parziale da Minneapolis nelle prossime ore. Donald Trump lo ha annunciato al Wall Street Journal, durante una telefonata di 5 minuti. «Abbiamo fatto un magnifico lavoro», ha detto il presidente. Ma Gregory Bovino, capo della Us Border Patrol che ha guidato le operazioni fin qui, è stato rimosso dall’incarico e, scrive The Atlantic, si avvia verso la pensione. Al suo posto arriva Tom Homan, lo “zar delle frontiere”, l’architetto delle politiche anti-immigrazione fin dai tempi di Obama, che è sì un duro, ma si muove nell’ambito della legalità. «Severo ma giusto», lo ha definito Trump. «Riferirà direttamente a me».
Il presidente ieri ne ha parlato col governatore del Minnesota e suo vecchio avversario politico Tim Walz - che nel 2024 corse contro di lui come vice di Kamala Harris - definendo poi la conversazione «ottima telefonata, siamo su una simile lunghezza d’onda. Vuole collaborare con me». Un evidente cambio di passo provocato dalla morte violenta di Alex Pretti, arrivato nonostante Walz proprio ieri abbia respinto la richiesta governativa, giunta attraverso una lettera della Procuratrice Generale Pam Bondi, di abrogare le politiche “santuario” a tutela dei migranti: e condividere i dati di assicurazioni sanitarie, assistenza alimentare e liste elettorali con l’Ice. Il buon esito della telefonata è stato confermato pure dall’ufficio di Walz: «Il presidente ha accettato di esaminare la riduzione degli agenti federali e lavorare con noi in modo coordinato sull’applicazione delle leggi».
Certo, a convincere Trump della necessità di rivedere la sua strategia, è stato il malumore palpabile anche in casa repubblicana. Nel weekend ha ricevuto decine di telefonate da senatori e colleghi di partito, preoccupati dell’impatto politico del caso Pretti. Se i dem non voteranno per il finanziamento ai diversi settori del governo, ci sarà uno shutdown entro fine settimana. Nuovi sondaggi mostrano che il 58 per cento del paese è irritato dalle azioni dell’Ice: e un elettore trumpiano su 5 ne disapprova la violenza, dati che potrebbe pesare a midterm. Intanto, i moderati del partito parlano di «immagini disturbanti» e «orrore». L’avvocato repubblicano Chris Madel, in corsa per la carica di governatore del Minnesota, si è addirittura ritirato: «Ice disastro assoluto». Sempre ieri, 60 Ceo di aziende con quartier generale a Minneapolis – dai magazzini Target alla catena d’elettronica Best Buy - hanno chiesto con una lettera lo stop alle operazioni.
Pure i giornali conservatori di Rupert Murdoch, Wall Street Journal e New York Post, criticano la gestione violenta di Minneapolis. Mentre il Washington Post, proprietà del patron di Amazon Jeff Bezos, sentenzia: «Fallimento morale e politico della presidenza». L’unico che non molla è il consigliere e vice capo di gabinetto Stephen Miller – quello che ha fissato a 3mila il numero di arresti quotidiani dell’Ice, la quota che ha portato ai fermi indiscriminati e alle violenze: insiste sui metodi aggressivi, sostenendo che l’amministrazione non deve fare marcia indietro. Toni forti, usati pure dalla portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt durante il briefing con la stampa: «Trump non vuol vedere americani uccisi nelle strade. Ma per ripristinare l’ordine in Minnesota c’è un solo semplice percorso: quello Stato consegni tutti i clandestini in carcere o con precedenti penali. E la polizia locale assista i federali». Aggiungendo che Trump «chiederà al Congresso di approvare subito una legge per porre fine alle città santuario».
A Minneapolis sono ore d’attesa. Gli avvocati della città hanno presentato un’istanza per stabilire se il dispiegamento massiccio e violento di federali non violi la sovranità dello Stato ai sensi del decimo emendamento. Contestando non le violenze, ma la legalità dell’intervento. Alla giudice Kate Menendez si chiede di bloccare l’operazione e imporre restrizioni. Lei si è presa tempo per riflettere: sa che la decisione farà giurisprudenza.