Non era un colono ma un soldato riservista dell’Idf l’uomo che ha fatto inginocchiare i carabinieri
di Fabio TonacciUn soldato di Israele ha fatto inginocchiare lo Stato italiano. In Cisgiordania un individuo con la kippah fatta ad uncinetto, simbolo dei sionisti religiosi, ha puntato il fucile contro due carabinieri in borghese che per conto del Consolato stavano facendo un sopralluogo nel villaggio palestinese di Kafr Ni’ma, poco fuori Ramallah. Infischiandosene dei tesserini diplomatici che i due hanno mostrato, l’uomo, inizialmente scambiato per un semplice colono perché era in abiti civili ma con giubbotto antiproiettile e un M16 in pugno, li ha fatti inginocchiare e li ha interrogati, prima di lasciarli andare. L’episodio è accaduto domenica e, seppur privo di conseguenze per l’incolumità dei due, ha scatenato l’ira del governo italiano, che ha immediatamente convocato alla Farnesina l’ambasciatore israeliano.
Questa è la cornice di un incidente diplomatico tutt’altro che chiuso, soprattutto alla luce dell’ultima novità, ossia che il protagonista non era un colono, come inizialmente era stato…
Un soldato di Israele ha fatto inginocchiare lo Stato italiano. In Cisgiordania un individuo con la kippah fatta ad uncinetto, simbolo dei sionisti religiosi, ha puntato il fucile contro due carabinieri in borghese che per conto del Consolato stavano facendo un sopralluogo nel villaggio palestinese di Kafr Ni’ma, poco fuori Ramallah. Infischiandosene dei tesserini diplomatici che i due hanno mostrato, l’uomo, inizialmente scambiato per un semplice colono perché era in abiti civili ma con giubbotto antiproiettile e un M16 in pugno, li ha fatti inginocchiare e li ha interrogati, prima di lasciarli andare. L’episodio è accaduto domenica e, seppur privo di conseguenze per l’incolumità dei due, ha scatenato l’ira del governo italiano, che ha immediatamente convocato alla Farnesina l’ambasciatore israeliano.
Questa è la cornice di un incidente diplomatico tutt’altro che chiuso, soprattutto alla luce dell’ultima novità, ossia che il protagonista non era un colono, come inizialmente era stato detto, ma un soldato riservista in servizio. Adesso i fatti, che Repubblica è in grado di ricostruire attraverso fonti qualificate italiane e israeliane.
Il 25 gennaio, a mezzogiorno, due carabinieri assegnati al servizio di protezione e scorta del Consolato italiano a Gerusalemme sono andati in ricognizione allo Sharek Youth Village, la struttura all’aperto di una ong palestinese indipendente dove giovedì è prevista la visita dei capi missione dell’Unione Europea. I due militari erano in borghese e viaggiavano sull’auto blindata con targa diplomatica. Una missione istituzionale come tante.
Lo scopo era verificare le condizioni di sicurezza del villaggio (13 km a nord-ovest di Ramallah) perché, pur trovandosi in un’area per lo più classificata “Zona B” quindi sotto controllo congiunto palestinese-israeliano, da settimane è preso di mira dai giovani estremisti degli insediamenti, che scendono dalle colline e rubano, spaccano, aggrediscono. A fine dicembre di notte è stato posizionato un cancello di ferro giallo per sbarrare l’ingresso.
A questo punto, però, le due versioni – quella dei carabinieri e quella dell’Idf – divergono. Secondo le autorità italiane, durante la ricognizione i carabinieri hanno visto l’individuo armato aggirarsi nel parcheggio del Village, hanno pensato che fosse un colono e perciò hanno provato a risalire in macchina. Ma l’uomo li ha bloccati puntandogli addosso l’arma. Non solo: li ha costretti a inginocchiarsi e con un inglese zoppicante li ha interrogati sul perché si trovassero lì.
A niente sono servite le spiegazioni e l’esibizione dei tesserini di riconoscimento in ebraico, il colono ha telefonato a qualcuno che, in un inglese stavolta comprensibile ma senza identificarsi, ha detto ai carabinieri che quella è area militare, che dovevano andarsene e non tornare mai più. A Kafr Ni’ma però, secondo il racconto dei due carabinieri, non c’erano segnali o cartelli che indicassero restrizioni d’accesso.
La versione dell’Idf, invece, è parzialmente diversa: l’uomo armato era un loro soldato e il veicolo dei carabinieri “è stato bloccato mentre si stava dirigendo verso la comunità di Sde Ephraim perché ritenuto sospetto”. Il militare israeliano, ammettono, non ha identificato subito la targa diplomatica della macchina blindata, ha puntato il fucile “ma senza aprire il fuoco” e ha fatto scendere i due passeggeri. “Una volta che ha capito che erano diplomatici, li ha rilasciati e ha fatto rapporto ai comandanti”. Nulla dice, però, del fatto che i carabinieri sono stati costretti a inginocchiarsi.
In sostanza, l’indagine preliminare dell’Idf stabilisce che il soldato si è comportato secondo le regole di ingaggio delle forze armate “perché quella strada è chiusa al traffico civile per una situazione operativa ed è zona militare”, ma allo stesso tempo chiarisce che il soggetto non ha seguito le procedure previste per i veicoli diplomatici.
Appena ha letto il resoconto nel report mattutino di lunedì, il ministro degli Esteri Antonio Tajani aveva chiamato Giorgia Meloni ed era stato deciso di convocare alla Farnesina l’ambasciatore israeliano Jonatan Peled. Il diplomatico, si legge in una nota del dicastero, «ha espresso rincrescimento e ha detto che il suo governo farà indagini sull’accaduto». Il Comandante generale dell’Arma Salvatore Luongo aveva poi contattato i due militari per esprimere loro solidarietà. «Hanno dimostrato coraggio e professionalità evitando di cadere nelle provocazioni e scongiurando così il degenerare della situazione». La premier però rimane molto irritata.