NEW YORK – Nei forum dei giornali americani i lettori chiedono di indagare sui membri di Ice e Border Patrol, per scoprire quanti siano insurrezionisti del 6 gennaio graziati da Donald Trump. E quanti abbiano precedenti per rapina, stupro, violenze domestiche e spaccio. È la punta dell’iceberg della sfiducia crescente degli americani verso gli agenti delle due agenzie dell’immigrazione finite sotto accusa per abusi, arresti di bambini e anziani, e l’uccisione a sangue freddo di due cittadini americani a Minneapolis, Minnesota.
Ma da settimane il crollo di fiducia in un Paese in cui due americani su tre bocciano l’ice, è anche interno: ex agenti e funzionari in servizio nelle due agenzie mostrano disagio e frustrazione verso il comportamento violento dei colleghi e i toni di sfida usati dalla Casa Bianca. Oscar Hagelsieb, per 25 anni agente dell’immigrazione, ha confessato al New York Times la rabbia per il modo in cui Trump sta usando la sua ex agenzia. «Non si risolve il problema but…
NEW YORK – Nei forum dei giornali americani i lettori chiedono di indagare sui membri di Ice e Border Patrol, per scoprire quanti siano insurrezionisti del 6 gennaio graziati da Donald Trump. E quanti abbiano precedenti per rapina, stupro, violenze domestiche e spaccio. È la punta dell’iceberg della sfiducia crescente degli americani verso gli agenti delle due agenzie dell’immigrazione finite sotto accusa per abusi, arresti di bambini e anziani, e l’uccisione a sangue freddo di due cittadini americani a Minneapolis, Minnesota.
Ma da settimane il crollo di fiducia in un Paese in cui due americani su tre bocciano l’ice, è anche interno: ex agenti e funzionari in servizio nelle due agenzie mostrano disagio e frustrazione verso il comportamento violento dei colleghi e i toni di sfida usati dalla Casa Bianca. Oscar Hagelsieb, per 25 anni agente dell’immigrazione, ha confessato al New York Times la rabbia per il modo in cui Trump sta usando la sua ex agenzia. «Non si risolve il problema buttando un gorilla di cinquecento libbre in questi quartieri lontani dal confine», ha commentato Hagelsieb, che sostiene di aver votato Trump per 3 volte. «Stanno provocando il caos e questo, purtroppo, sta costando vite».
I lunghi turni di lavoro e la decisione dell’amministrazione di alzare la tensione stanno mettendo gli agenti sotto pressione. Il malcontento, secondo il Nyt, è diffuso. Molti agenti federali temono la vendetta dei Democratici: sono certi che, dovessero tornare al potere, voteranno la chiusura dell’Ice. Una parte consistente continua ad addossare a Biden la situazione legata all’immigrazione illegale, ma sempre più funzionari federali sono irritati dalla tattica aggressiva del governo, tra cui quella promossa dal capo della Border Patrol, Gregory Bovino, che ha autorizzato gli agenti a rompere i parabrezza delle auto, sfondare le porte di abitazioni e picchiare chi li riprende con i cellulari.
Alla tensione si aggiunge la mancanza di preparazione. Gil Kerlikowske, che sotto Obama ha guidato l’agenzia di cui fa parte la Border Patrol, la stessa coinvolta nella morte di Alex Pretti, ha rivelato che la maggior parte degli agenti non ha esperienza nel «muoversi in contesti urbani». L’uso di proiettili al peperoncino e spray urticante, ha aggiunto, non rientra nelle pratiche standard. «Il morale degli agenti è a terra».