Bolton: “A Minneapolis errori e abusi di potere. Trump li pagherà”
dal nostro inviato Paolo MastrolilliMINNEAPOLIS – John Bolton, che aveva lavorato con Donald Trump alla Casa Bianca come consigliere per la sicurezza nazionale, non ha dubbi: «L’amministrazione ha sbagliato a gestire Minneapolis, che molti vedono come un abuso di potere. Serve un’inchiesta indipendente, ma la questione è politica, e non sono sicuro che il presidente possa riprendersi da questo errore».
Perché ha sbagliato, secondo lei?
«I video di quest’ultimo omicidio rendono abbastanza chiaro che le affermazioni iniziali dell’amministrazione Trump su quanto accaduto erano completamente sbagliate. Ovviamente serve un’indagine completa e non un altro insabbiamento. Ho la sensazione che in particolare i parlamentari repubblicani abbiano iniziato a farsi sentire…
MINNEAPOLIS – John Bolton, che aveva lavorato con Donald Trump alla Casa Bianca come consigliere per la sicurezza nazionale, non ha dubbi: «L’amministrazione ha sbagliato a gestire Minneapolis, che molti vedono come un abuso di potere. Serve un’inchiesta indipendente, ma la questione è politica, e non sono sicuro che il presidente possa riprendersi da questo errore».
Perché ha sbagliato, secondo lei?
«I video di quest’ultimo omicidio rendono abbastanza chiaro che le affermazioni iniziali dell’amministrazione Trump su quanto accaduto erano completamente sbagliate. Ovviamente serve un’indagine completa e non un altro insabbiamento. Ho la sensazione che in particolare i parlamentari repubblicani abbiano iniziato a farsi sentire, pretendendo questo tipo di indagine come non avevano mai fatto prima. Penso che sia molto positivo, ma ci sarà una grande discussione al Congresso, perché i democratici ora dicono che non voteranno i finanziamenti per il dipartimento della Sicurezza Interna. È un problema grave. L’amministrazione ha davvero sbagliato la gestione, ma la questione politica ora è se Trump possa riprendersi. Vedremo, ma c’è molta indignazione».
Alcuni denunciano l’abuso di potere.
«Molti lo vedono come abuso di potere. Non mi aspetto che Trump lo ammetta, perché come al solito non ammetterà mai di aver fatto qualcosa di sbagliato e cercherà di dare altre spiegazioni. Però i repubblicani al Congresso, che affrontano le elezioni di midterm a novembre, sono molto preoccupati e stanno insistendo affinché l’amministrazione faccia qualcosa. Se non accadrà, vedrete sempre più di loro cercare di separarsi dal governo, per il proprio interesse personale».
Lei è stato incriminato dall’amministrazione per altri motivi. Questa strategia si ripete ora nella crisi sull’immigrazione?
«È una strategia della ritorsione, della vendetta, e questo è uno dei motivi per cui molti repubblicani al Congresso sono rimasti in silenzio troppo a lungo. Avevano paura della vendetta politica della Casa Bianca. Stavolta però molti di loro non sembrano più così preoccupati della ritorsione, perché rischiano di perdere le elezioni, e non c’è niente come l’interesse personale per aiutare ad attirare la loro attenzione. È uno sviluppo positivo che più persone critichino quanto è successo in Minnesota, perché certamente lo merita».
Si parla anche di impeachment.
«Credo sia inutile nel caso di Trump, perché per condannarlo servirebbe una maggioranza di due terzi al Senato, che non c’è. Finirebbe come gli altri due e lo rafforzerebbe. Per la segretaria alla Homeland Security Kristi Noem la storia potrebbe essere diversa, perché la gente non ha mai avuto molto rispetto per lei».
Comunque è necessario appurare le responsabilità?
«Sì, costringerlo a prendersi la responsabilità di quel che è avvenuto è necessario e potrebbe avere un effetto politico superiore all’impeachment, perché gli stessi repubblicani lo chiedono: chi ha preso queste decisioni?».
Nelle ultime settimane Trump è andato all’offensiva anche sulla politica estera. Come giudica la crisi sulla Groenlandia?
«Nel 2019 mi aveva chiesto di esaminarne l’acquisto, poi si è fermato perché riteneva che la premier danese fosse una cattiva persona. Gli Usa potevano già avere tutto in base agli accordi precedenti, tranne le terre rare, su cui era possibile negoziare».
Trump ha detto che è una scelta tra Groenlandia e Nato.
«Spero di no. Averla è una necessità psicologica solo per Trump».
Ha rimproverato agli alleati di non aver fatto nulla in Afghanistan, dovrebbe scusarsi?
«Sì, con l’Italia e tutti gli altri. Durante la Guerra fredda l’obiettivo principale dei sovietici era dividere la Nato, ora sta facendo il lavoro per Mosca».
In Iran cosa dovrebbe fare?
«Ha marcato una linea rossa, se non la fa rispettare perde la credibilità. Il regime è molto debole, qualunque cosa possiamo fare per destabilizzarlo sarebbe utile».
In Venezuela ha arrestato Maduro ma ha lasciato in piedi il suo regime.
«Ha sbagliato, doveva riconoscere il vincitore delle elezioni come presidente. Ogni giorno che passa, il regime consolida il potere».
I colloqui sull’Ucraina possono portare alla pace?
«L’incontro trilaterale ad Abu Dhabi è stato significativo, ma non credo che i russi abbiano dato il consenso, soprattutto sui territori. Se non accetteranno l’accordo, Trump dovrà imporre a Putin le ripercussioni che aveva minacciato».