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Podolyak: “In Europa la burocrazia eccessiva frena l’aiuto a Kiev”

Mikhailo Podolyak

 (ansa)

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Intervista al consigliere del presidente ucraino Volodymyr Zelensky: “Servono decisioni più rapide su armi e sanzioni ma siamo grati agli alleati del Vecchio continente”
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KIEV – Manca luce, riscaldamento e acqua calda. Più di un milione di ucraini ha meno di 10 gradi in casa, sono in corso i negoziati ma Mosca continua a colpire centrali e sottostazioni. Zelensky ha sempre reagito duramente a questi attacchi: erano, diceva, la prova che Putin non ha intenzione di negoziare davvero.

Mikhailo Podolyak, per quale ragione stavolta non lo ha fatto?

«Colpiscono affinché milioni di persone congelino, nel senso letterale del termine, nelle proprie case. Lo fanno deliberatamente per interessi globali legati al negoziato. Il Presidente ne parla regolarmente, di questa tattica di congelamento intenzionale dei civili. Cerca di aumentare le forniture antimissile, innanzitutto i Patriot. Insiste sulla necessità di una reazione globale più dura a questa guerra genocidaria russa contro la popolazione ucraina».

La situazione drammatica influenza le vostre decisioni?

«Esercita un notevole impatto psicologico ed emotivo sull’umore della società. È indiscutibile, è e…

KIEV – Manca luce, riscaldamento e acqua calda. Più di un milione di ucraini ha meno di 10 gradi in casa, sono in corso i negoziati ma Mosca continua a colpire centrali e sottostazioni. Zelensky ha sempre reagito duramente a questi attacchi: erano, diceva, la prova che Putin non ha intenzione di negoziare davvero.

Mikhailo Podolyak, per quale ragione stavolta non lo ha fatto?

«Colpiscono affinché milioni di persone congelino, nel senso letterale del termine, nelle proprie case. Lo fanno deliberatamente per interessi globali legati al negoziato. Il Presidente ne parla regolarmente, di questa tattica di congelamento intenzionale dei civili. Cerca di aumentare le forniture antimissile, innanzitutto i Patriot. Insiste sulla necessità di una reazione globale più dura a questa guerra genocidaria russa contro la popolazione ucraina».

La situazione drammatica influenza le vostre decisioni?

«Esercita un notevole impatto psicologico ed emotivo sull’umore della società. È indiscutibile, è evidente. La Russia crea enormi difficoltà ai civili nella vita quotidiana: carenza di elettricità, bombardamenti ogni notte, la necessità di correre nei rifugi, l’impossibilità di far funzionare normalmente scuole o ospedali. Ma non abbiamo scelta. Per la Russia non è importante un risultato concreto ma la guerra in sé».

Ma state negoziando. Trump dice addirittura che Zelensky e Putin si vedranno presto.

«Sarei cauto. Trump ha strumenti per costringere la Russia a un processo negoziale adeguato. Se verranno utilizzati appieno, se Putin capirà che il costo della guerra aumenterà drasticamente e temerà un’escalation, allora potrà essere organizzato un incontro».

Cosa servirebbe, per esempio?

«Più pressione. Quando i tribunali americani hanno concesso di fermare navi russe, compresa la flotta ombra, ciò ha influito sui mercati globali, sui ricavi della Russia. Modifica la percezione della guerra da parte di Putin e del suo entourage. Ma restiamo obiettivi: i moderatori sono gli Stati Uniti, e possono avere le proprie motivazioni e la propria visione sulle possibilità di organizzare un incontro o un altro».

Resisterete alla crisi energetica?

«Sì, senza dubbio. I sondaggi mostrano che l’Ucraina è pronta a un esito relativamente giusto, ma è necessario dotarla di ulteriori strumenti di difesa e continuare la pressione sulla Russia. Purtroppo le possibilità di accordarsi sono poche, senza una forte pressione».

Nell’ultimo attacco Mosca ha usato i missili Kh-22. Sono vecchi, costosi e imprecisi. Carenza o cambio di dottrina?

«Il lancio in quantità, nonostante i divieti convenzionali di usare missili antinave Kh-22 contro grandi città e civili, prova che sta esaurendo le risorse. Non presta attenzione a convenzioni, divieti e regole di guerra. Se la si isola dai mercati tecnologici, non potrà produrre neppure i nuovi missili balistici Iskander e Kalibr. Ma è necessario capire quali aziende le consentono di mantenere capacità missilistica».

Gli Usa chiedono concessioni, gli europei latitano. Siete nella morsa?

«È più complesso. Gli americani, mediatori, sono interessati alla fine della fase attiva della guerra e cercano una soluzione. Ma sono pronti ad ascoltare, e se l’Ucraina presenta posizioni argomentate con prove chiare, possono cambiare posizione. L’Europa invece deve essere più proattiva: disunione, lunghe discussioni, riluttanza ad adottare decisioni responsabili, lentezza nell’aumentare le sanzioni e nei nuovi investimenti militari… Il cambiamento della dottrina di sicurezza nazionale negli Stati Uniti presuppone una maggiore autonomia dell’Europa nel garantire la sicurezza del proprio continente con decisioni più rapide e più investimenti nell’acquisto e produzione di armi proprie. Tutto deve passare per il sostegno all’Ucraina, perché può sostituire la presenza delle truppe americane in Europa. Kiev è pronta a discutere qualsiasi questione; ma l’Europa è pronta ad aumentare il livello di partecipazione alle discussioni?».

Zelensky ha usato parole dure nei confronti degli europei, nonostante l’enorme aiuto finanziario con cui compra persino le armi americane. C’è una ragione politica per questa apparente ingratitudine?

«Non è ingratitudine, è dire ad amici stretti che bisogna muoversi più velocemente e occupare il proprio posto globale, che oggi è cambiato. Valutiamo con grande simpatia e riconoscenza ciò che l’Europa fa. L’Ucraina vede come l’Europa sta cambiando, quanto sia diventata più attiva e più soggetto politico, e i nostri colleghi europei svolgono un ruolo significativo per Kiev. Ma il mondo è in trasformazione e l’Europa deve essere più rapida, più attiva, più autonoma. Deve assumersi maggiori responsabilità. Il suo problema è sempre stato l’eccessiva durata delle discussioni e una grande burocrazia. Nel mondo moderno inizia a perdere terreno. Continuerà ad acquistare vettori energetici russi mentre finanzia il rafforzamento del confine orientale? Adotterà sanzioni che la Russia è già pronta ad aggirare? Ciò determina la capacità della Russia di continuare la guerra e provocare non solo l’Ucraina, ma anche altri Paesi europei».

L’Europa è fuori dal perimetro dei negoziati?

«Non ne è mai uscita. Sostiene la posizione dell’Ucraina ed evidenzia le preoccupazioni per l’espansione della Russia sul continente. Sarà o è già coinvolta nel negoziato: tutti i rischi di cui parla vengono sempre presi in considerazione dalla parte americana e influenzano le posizioni discusse nel formato trilaterale».

Come sta andando il negoziato?

«Ad Abu Dhabi la delegazione russa era più adeguata o più realistica, guidata da militari e rappresentanti dell’intelligence militare, incluso Kostjukov. Ci sono tre aspetti fondamentali: la fine della fase attiva della guerra, su cui non esistono ancora decisioni definitive; le garanzie di sicurezza e la ricostruzione dell’economia ucraina distrutta».

Le richieste di capitolazione sono ancora sul tavolo?

«La capitolazione è inaccettabile: è impossibile nel rispetto della Costituzione, del diritto internazionale e del consenso sociale. Insistiamo su un compromesso. Il primo passo è fermare le ostilità attive, poi si può negoziare sui punti politici. Ma la Russia è categorica nelle richieste irrealistiche, e non considera la guerra sufficientemente costosa per negoziare davvero».

Su Donbass e Zaporizhzhya la frattura resta insanabile?

«Sì, sono questioni chiave di conflitto, questioni fondamentali e controverse su cui sono in corso discussioni difficili. Nessuno cederà volontariamente territori all’aggressore. È insensato, le discussioni comunque proseguono. Per l’uso della centrale nucleare di Zaporizhzhya, è occupata ma esistono proposte avanzate dalla parte americana e dall’Ucraina».

L’Ucraina è devastata e rischiate di perdere il Donbass. Usiamo la macchina del tempo: accettereste gli accordi di Minsk?

«Non c’erano possibilità. Nel 2014 la Russia ha posto solo basi di tipo logistico per una futura grande espansione. Tutti gli accordi, nel formato Normandia e di Minsk, erano una finzione che copriva la preparazione alla grande guerra della Russia. Gli accordi di Minsk erano un tentativo di assecondare l’aggressore. Andare incontro alla Russia è stata una tattica sbagliata. Dopo il 2014 ha continuato a guadagnare attivamente in Europa e sui mercati globali. Invece l’aggressore deve sempre subire punizioni severe finanziarie, economiche e giuridiche, se vogliamo vivere in un mondo prevedibile».

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