Gli Usa premono su Kiev: “Garanzie di sicurezza se rinuncia al Donbass”
di Rosalba Castelletti«Il ritiro dal Donbass è la via per la pace per l’Ucraina», scrive su X il negoziatore russo Kirill Dmitriev. Fin qui il solito ritornello moscovita: da mesi la Russia insiste perché Kiev le ceda le regioni che ha annesso unilateralmente sulla carta, ma che controlla soltanto in parte sul terreno. Ci sarebbe però una novità, stando almeno a otto fonti citate dal Financial Times: l’amministrazione statunitense avrebbe sposato le rivendicazioni russe al punto tale da vincolare le garanzie di sicurezza per l’Ucraina alla cessione dell’Est a Mosca. Come ulteriore incentivo, avrebbe anche promesso più armi per rafforzare l’esercito ucraino.
Una ricostruzione smentita dalla Casa Bianca. «È totalmente falso. L’unico ruolo degli Stati Uniti nel processo di pace è quello di riunire entrambe le parti per raggiungere un accordo», ha commentato la vice portavoce Anna Kelly accusando il quotidiano britannico di «consentire ad attori maligni di mentire anonimamente per rovinare il processo di …
«Il ritiro dal Donbass è la via per la pace per l’Ucraina», scrive su X il negoziatore russo Kirill Dmitriev. Fin qui il solito ritornello moscovita: da mesi la Russia insiste perché Kiev le ceda le regioni che ha annesso unilateralmente sulla carta, ma che controlla soltanto in parte sul terreno. Ci sarebbe però una novità, stando almeno a otto fonti citate dal Financial Times: l’amministrazione statunitense avrebbe sposato le rivendicazioni russe al punto tale da vincolare le garanzie di sicurezza per l’Ucraina alla cessione dell’Est a Mosca. Come ulteriore incentivo, avrebbe anche promesso più armi per rafforzare l’esercito ucraino.
Una ricostruzione smentita dalla Casa Bianca. «È totalmente falso. L’unico ruolo degli Stati Uniti nel processo di pace è quello di riunire entrambe le parti per raggiungere un accordo», ha commentato la vice portavoce Anna Kelly accusando il quotidiano britannico di «consentire ad attori maligni di mentire anonimamente per rovinare il processo di pace». Trump, invece, parlando coi giornalisti, ha detto soltanto che starebbero «accadendo cose molto positive». Ottimismo sproporzionato per un conflitto che, secondo il New York Times, avrebbe già provocato 1,8 milioni di vittime russe e ucraine, tra morti feriti e dispersi.
Eppure, ad avvalorare la ricostruzione del Financial Times, c’è il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov che parla con insistenza di “formula Anchorage”, così chiamata perché sarebbe stata concordata tra Donald Trump e Vladimir Putin lo scorso agosto in Alaska. Stando a diversi media, prevederebbe la cessione a Mosca dell’intero Donbass, compreso il 25% della regione di Donetsk ancora sotto controllo ucraino, in cambio del congelamento dell’attuale linea del fronte nelle regioni di Zaporizhzhia e Kherson.
Sulle indiscrezioni della stampa britannica il presidente ucraino Volodymyr Zelensky per ora tace. Domenica aveva detto che un documento statunitense sulle garanzie di sicurezza per l’Ucraina era «pronto al 100%» e che mancavano soltanto «luogo e data per la firma». Ieri, invece, parlando con il cancelliere austriaco Christian Stocker, ha spiegato che «l’ingresso dell’Ucraina nella Ue è una delle principali garanzie di sicurezza non solo per noi, ma per tutta l’Europa» e che per questo punta all’adesione nel 2027.
Mosca, invece, manda i suoi messaggi subliminali. Con Putin a San Pietroburgo a commemorare l’anniversario della fine dell’assedio dell’allora Leningrado, è toccato al capo di Stato maggiore Valerij Gerasimov rivendicare i successi sul campo con una visita alle truppe nell’Est Ucraina. Nel filmato trasmesso dalle tv luogo e data non sono specificati. Gerasimov loda i soldati che «stanno continuando la loro offensiva su tutti i fronti» e, a suo dire, da inizio gennaio, avrebbero conquistato 17 insediamenti e «oltre 500 chilometri quadrati di territorio ucraino» fino a spingersi a «circa 12-14 chilometri dalle estremità meridionali e sud-orientali» di Zaporizhzhia. Il messaggio sottinteso è sempre lo stesso: Mosca otterrà quello che chiede, se non diplomaticamente, militarmente.