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Il sindaco di Budapest indagato per il Pride: “Nonostante minacce o punizioni continuerò a lottare”

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Karacsony è sotto indagine a seguito della manifestazione del 28 giugno, che si è svolta nonostante il divieto imposto dal governo
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BERLINO – Il sindaco di Budapest, Gergely Karacsony, rischia una multa per aver organizzato il Pride dello scorso giugno. La procura ungherese ha deciso ieri, con sette mesi di ritardo, di denunciare uno dei volti più famosi dell’opposizione a Viktor Orban. E lui ha scritto subito su X e Facebook di essere “passato da fiero sospetto a fiero accusato. Apparentemente è il prezzo da pagare per difendere la propria libertà e quella altrui”. Il sindaco ha aggiunto “mi rifiuto di farmi intimidire” e “continuerò a lottare”. I magistrati magiari lo accusano di violazione della “libertà di associazione”. Quella che Orban ha abolito da un pezzo.

L’anno scorso la tradizionale parata in difesa della comunità lgbtqi+ era stata preceduta infatti da un vero e proprio bando anti-Pride deciso in primavera del governo Orban. Un divieto in pieno contrasto con le leggi europee sulla libertà di manifestare, che era stato condannato molto timidamente dalla presidente della Commissione Ue, Ursula von der L…

BERLINO – Il sindaco di Budapest, Gergely Karacsony, rischia una multa per aver organizzato il Pride dello scorso giugno. La procura ungherese ha deciso ieri, con sette mesi di ritardo, di denunciare uno dei volti più famosi dell’opposizione a Viktor Orban. E lui ha scritto subito su X e Facebook di essere “passato da fiero sospetto a fiero accusato. Apparentemente è il prezzo da pagare per difendere la propria libertà e quella altrui”. Il sindaco ha aggiunto “mi rifiuto di farmi intimidire” e “continuerò a lottare”. I magistrati magiari lo accusano di violazione della “libertà di associazione”. Quella che Orban ha abolito da un pezzo.

L’anno scorso la tradizionale parata in difesa della comunità lgbtqi+ era stata preceduta infatti da un vero e proprio bando anti-Pride deciso in primavera del governo Orban. Un divieto in pieno contrasto con le leggi europee sulla libertà di manifestare, che era stato condannato molto timidamente dalla presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen. Karacsony aveva aggirato il bando dichiarando il Pride una ‘manifestazione cittadina’, e da tutta Europa erano accorse quasi trecentomila persone per difendere il diritto fondamentale a protestare in piazza.

La decisione di sanzionare Karacsony ha tutto il sapore una mossa da campagna elettorale: Orban è in difficoltà, per la prima volta in sedici anni la corona rischia di rotolargli dalla testa. Alle elezioni di aprile le probabilità che il suo principale rivale ed ex compagno di partito, Peter Magyar, vinca la sfida contro di lui è altissima. Una vittoria che metterebbe fine a sedici anni di autocrazia, di repressione sistematica del dissenso e di controllo ferreo di quasi tutta l’informazione, del parlamento e di una parte consistente della magistratura.

“Il bullismo contro Karacsony è voluto”, conferma a Repubblica Marton Gergely, direttore di un raro settimanale ungherese ancora indipendente, Hvg. “Il giochino è semplice: Orban vuole provare a stanare il suo rivale Magyar, costringendolo a prendere posizione su Karacsony e sul Pride per spaccare la sua base. Ma Magyar continuerà a tenersi fuori. Il giochino di Orban non funzionerà”.

Nei momenti di crisi, Orban tira spesso fuori il grimaldello omotransfobico per solleticare l'elettorato conservatore: lo fece nel 2021, quando era venuto fuori che stava facendo costruire un gigantesco campus universitario nel cuore di Budapest, interamente finanziato e controllato dalla Cina. Migliaia di persone erano scese in piazza e Orban aveva improvvisato un giro di vite anti-lgbtqi+ per distrarre dallo scandalo cinese. La legge varata allora aveva vietato la presenza dei simboli arcobaleno e lgbtqi+ in tutti i luoghi pubblici, dalle scuole ai media. Ed è proprio in nome di quella censoria legge “a protezione dei bambini”, come è stata propagandata, che Orban ha imposto l’anno scorso il bando del Pride.

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