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Ultimatum di Trump all’Iran: “La mia Armada pronta a colpire”. La replica: “Risponderemo”

(reuters)

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Rubio parla di regime “debole” a Teheran. La Cina prova a frenare Donald . La reazione degli ayatollah: “Attaccheremo duramente Israele”. Merz: “Il regime ha i giorni contati”
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NEW YORK – Donald Trump ha lanciato un ultimatum a Teheran: «Il tempo sta per scadere». «Facciano l’accordo sul nucleare - e niente bomba- , o il prossimo attacco sarà molto peggiore», ha aggiunto, riferendosi a quello della scorsa estate ai siti atomici iraniani. È una frase pesante, pronunciata da un uomo che ogni giorno alimenta una crisi, interna o internazionale. «Un’imponente Armada si sta avvicinando all’Iran - ha minacciato Trump - si muove rapidamente, con grande potenza e determinazione. È una flotta più grande di quella inviata in Venezuela». Riferimento alla portaerei Abraham Lincoln e al suo gruppo di navi da guerra pronte all’attacco.

Secondo gli oppositori del tycoon, l’accelerazione è l’ennesima «distrazione di massa» dalla pubblicazione dei file del finanziere pedofilo e suo ex amico Jeffrey Epstein, che il dipartimento di Giustizia sta bloccando da oltre un mese nonostante la richiesta del Congresso. Ma la drammatica escalation con l’Iran coinvolge il mondo intero. …

NEW YORK – Donald Trump ha lanciato un ultimatum a Teheran: «Il tempo sta per scadere». «Facciano l’accordo sul nucleare - e niente bomba- , o il prossimo attacco sarà molto peggiore», ha aggiunto, riferendosi a quello della scorsa estate ai siti atomici iraniani. È una frase pesante, pronunciata da un uomo che ogni giorno alimenta una crisi, interna o internazionale. «Un’imponente Armada si sta avvicinando all’Iran - ha minacciato Trump - si muove rapidamente, con grande potenza e determinazione. È una flotta più grande di quella inviata in Venezuela». Riferimento alla portaerei Abraham Lincoln e al suo gruppo di navi da guerra pronte all’attacco.

Secondo gli oppositori del tycoon, l’accelerazione è l’ennesima «distrazione di massa» dalla pubblicazione dei file del finanziere pedofilo e suo ex amico Jeffrey Epstein, che il dipartimento di Giustizia sta bloccando da oltre un mese nonostante la richiesta del Congresso. Ma la drammatica escalation con l’Iran coinvolge il mondo intero. La risposta iraniana è stata altrettanto dura: Ali Shamkhani, consigliere della Guida Suprema Ali Khamenei, ha parlato di un «inizio di guerra» nel caso gli Stati Uniti dovessero attaccare e promesso di colpire «l’aggressore, tutti i suoi sostenitori e al cuore Tel Aviv», riferimento agli storici nemici di Israele. «Le nostre coraggiose forze armate sono pronte, con il dito sul grilletto», ha scritto sul social X il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, rilanciando la minaccia di Teheran, che ha promesso una «risposta immediata e senza precedenti». Nelle stesse ore, però, la rappresentanza iraniana all’Onu ha ribadito la disponibilità a trovare un accordo «giusto, equo e su un piano di parità» sul nucleare.

La posta in gioco va oltre le dichiarazioni sui social. L’Iran afferma il diritto alla tecnologia nucleare pacifica, mentre gli Stati Uniti pensano ad attacchi preventivi, in un quadro di tensione globale crescente, mentre il bilancio della sanguinosa repressione del regime iraniano contro i manifestanti ha raggiunto, secondo gli attivisti, 6.221 vittime.

Ma secondo il segretario di Stato americano Marco Rubio, sentito dalla commissione Esteri del Senato, il governo di Teheran «non è mai stato così debole come adesso». «Nessuno sa», ha però ammesso, chi prenderebbe il potere se la Guida Suprema venisse rimossa. Rubio ha parlato di situazione «più complessa» rispetto al Venezuela, dove il presidente Nicolás Maduro è stato deposto e arrestato il 3 gennaio con un blitz delle forze armate americane. Rubio si è spinto oltre, suggerendo l’ipotesi che gli Stati Uniti potrebbero attaccare in modo preventivo l’Iran per proteggere i soldati americani impegnati nella regione.

«Penso che sia saggio e prudente disporre di una forza di intervento in grado di rispondere, non per forza in base a ciò che accadrà, ma se necessario prevenire l’attacco contro migliaia di militari americani e i nostri alleati», ha aggiunto, per poi concludere: «Spero non si arrivi a questo». Teheran ha contattato i Paesi vicini, ricevendo da Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti la rassicurazione che non permetteranno l’utilizzo del loro spazio aereo per eventuali attacchi. Intanto l’ambasciatore cinese all’Onu, Fu Cong, ha messo in guardia il Consiglio di sicurezza contro qualsiasi «avventurismo militare». «La Cina - ha dichiarato - spera che gli Stati Uniti e le altre parti interessate adottino ulteriori misure a favore della pace e della stabilità in Medio Oriente e che evitino di esacerbare le tensioni e di gettare benzina sul fuoco».

Il ministro degli Esteri Araghchi ha avuto un colloquio con il suo omologo turco, Hakan Fidan, con cui ha discusso di come «ridurre le tensioni». Ma con il passare delle ore dalle prime dichiarazioni di Trump, la situazione non si è raffreddata. Il cancelliere Friedrich Merz ha detto che «un regime che può mantenersi al potere solo con la forza bruta e il terrore ha i giorni contati». Idea rilanciata dai media israeliani, secondo i quali Trump sta seriamente pensando a intervenire per favorire la caduta del regime. La tv pubblica israeliana Kan ha dedicato grande spazio alla risposta di Shamkhani alle parole di Trump. Un botta e risposta considerato un potenziale conto alla rovescia.

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