Londra, cresce il pessimismo sull’Ucraina: la Russia avanza e a Kiev servono altri 250mila soldati
dal nostro corrispondente Antonello GuerreraLONDRA – Se fino a qualche mese fa si respirava ancora un sostanziale ottimismo a Whitehall e nei palazzi che contano a Londra, ora emerge un denso pessimismo, o forse crudo realismo, nei confronti della guerra in Ucraina. Secondo i ben informati, purtroppo le cose vanno sempre peggio per Kiev: perché il recente maltempo ha limitato sensibilmente l’azione letale dei droni di Kiev e la Russia avanza oramai in quasi tutti i fronti in Ucraina, dopo la guerra scatenata nel 2022 da Vladimir Putin. Per esempio, nell’oblast di Donetsk come a Lyman, Siversk, Pokrovsk, Dobropillya, Sloviansk, Kramatorsk, ma anche in vari centri come quello di Zaporizhzhia.
Non solo. Mosca avrebbe la capacità di combattere per tutto il 2026, e le risorse per una guerra di attrito per almeno altri sei mesi. Mentre in Ucraina il potenziale energetico, dopo i raid russi, è oramai diminuita di quasi il 70% e secondo l’Onu il numero di civili uccisi è cresciuto del 31% nel 2025 rispetto all’anno precedente. Nei cen…
LONDRA – Se fino a qualche mese fa si respirava ancora un sostanziale ottimismo a Whitehall e nei palazzi che contano a Londra, ora emerge un denso pessimismo, o forse crudo realismo, nei confronti della guerra in Ucraina. Secondo i ben informati, purtroppo le cose vanno sempre peggio per Kiev: perché il recente maltempo ha limitato sensibilmente l’azione letale dei droni di Kiev e la Russia avanza oramai in quasi tutti i fronti in Ucraina, dopo la guerra scatenata nel 2022 da Vladimir Putin. Per esempio, nell’oblast di Donetsk come a Lyman, Siversk, Pokrovsk, Dobropillya, Sloviansk, Kramatorsk, ma anche in vari centri come quello di Zaporizhzhia.
Non solo. Mosca avrebbe la capacità di combattere per tutto il 2026, e le risorse per una guerra di attrito per almeno altri sei mesi. Mentre in Ucraina il potenziale energetico, dopo i raid russi, è oramai diminuita di quasi il 70% e secondo l’Onu il numero di civili uccisi è cresciuto del 31% nel 2025 rispetto all’anno precedente. Nei centri nevralgici della capitale britannica circolano cifre inquietanti: l’Ucraina avrebbe bisogno di almeno altri 250mila soldati per tentare di ribaltare la situazione, perché oramai i russi sono in numero superiore su tutti i fronti, o quasi. Cifre immense per un esercito allo stremo, a meno che gli occidentali non si decidano a inviare truppe di sostegno. Ipotesi totalmente esclusa in questo momento.
Insomma, la pace in Ucraina sembra ancora molto lontana, a maggior ragione perché, secondo i britannici, Putin non la vuole. La Russia continua a perdere tantissimi soldati: sinora oltre 1,2 milioni tra morti e feriti, e 415mila solo nel 2025 secondo le stime di Londra, guadagnando nel frattempo solo lo 0,8% del territorio ucraino nello stesso periodo. Il reclutamento di nuovi militari è sceso del 6% e lo zar, per evitare nuove mobilitazioni e coscrizioni di massa, ricorre sempre di più a migliaia di soldati stranieri, soprattutto da Nepal, Cuba, Asia centrale, India e Africa. Ma allo stesso tempo, Putin può continuare a contare su un sostanzioso aiuto da Paesi terzi come l’Iran e la Corea del Nord, e questo sinora è stato decisivo.
I britannici, insieme a francesi, tedeschi e altri 20 Paesi, sono pronti a contribuire con oltre 20mila militari alla Coalizione dei Volenterosi. Che è pronta a essere dispiegata in Ucraina appena verrà raggiunto un accordo di pace, con due obiettivi principali: rigenerare le forze militari di Kiev e preservare lo stop alle ostilità. Che però sembra molto lontano viste le lente ma continue conquiste russe di questi giorni e un’America trumpiana potenzialmente distratta su altri fronti, come Venezuela, Groenlandia e ora l’Iran.
Come potrebbero invertire la tendenza l’Ucraina e gli occidentali per convincere Putin a sedersi al tavolo dei negoziati? Oltre a centinaia di migliaia di nuovi soldati - difficili da reperire - a Londra sono convinti che bisogna continuare con le sanzioni economiche, come per esempio quelle contro i giganti energetici Rosneft e Lukhoil. Secondo le stime che circolano qui, il valore di mercato di Lukhoil è crollato di 10 miliardi di sterline negli ultimi mesi, le compagnie hanno dovuto vendere i propri asset stranieri e il fatturato di petrolio e gas russi è sceso del 27%. Questo alla lunga potrebbe avere un pesante impatto sulla macchina da guerra di Putin. Inoltre - sono convinti a Whitehall - servono armi sempre più tecnologiche agli ucraini per uccidere o neutralizzare quanti più soldati russi al fronte.
Ma Mosca continua ad avanzare. Alla fine, dunque, l’Ucraina sarà costretta ad accettare la cessione di territori (soprattutto l’intero Donbass) in cambio di robuste garanzie di sicurezza americane, come vorrebbe Donald Trump secondo numerose indiscrezioni? A Londra ufficialmente ancora ci sono molte resistenze su questo punto, anche perché porrebbero il presidente ucraino Zelensky in un angolo, visto che Kiev ha limiti costituzionali per concessioni del genere. In ogni caso, le recenti aperture degli americani sulle garanzie di sicurezza e le parole molto confortanti degli inviati Witkoff e Kushner nell’ultima trasferta a Parigi, hanno convinto i britannici che Trump fa sul serio su questo punto. E un compromesso sui territori andrà necessariamente trovato.