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La Nato orfana degli Usa prova una risposta rapida in caso di invasione russa

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La “Steadfast Dart” è la più grande esercitazione dell’anno, ma a partecipare sono solo i Paesi europei
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ROTA (Andalusia) – L’acqua nel porto è appena increspata. Ma dalla poppa spazzata dal vento si intravedono le onde al largo dell’Atlantico: siamo sulla nave da guerra spagnola Castilla, oltre lo Stretto di Gibilterra, e da qui dovremmo assistere a un’esercitazione Nato, la più grande del 2026, battezzata “Steadfast Dart” (Dardo costante). In mare aperto c’è tempesta. E l’Anadoglu, la colossale nave d’assalto turca che era attesa nel porto, non ha potuto attraccare.

Quando rientriamo nell’hangar della Castilla, gli ufficiali inaugurano comunque le operazioni: il generale tedesco Ingo Gerhartz, chiamato da pochi mesi a guidare il quartier generale della Nato di Brunssum, ha portato uno gruppo di giornalisti da Berlino su un A400, un panciuto aereo da trasporto truppe della Luftwaffe. Abbiamo fatto la lunga traversata dell’Europa appesi ai sedili pieghevoli previsti per i soldati, allineati ai bordi, finché il frastuono dei motori è stato sostituito finalmente dallo sciabordio delle onde…

ROTA (Andalusia) – L’acqua nel porto è appena increspata. Ma dalla poppa spazzata dal vento si intravedono le onde al largo dell’Atlantico: siamo sulla nave da guerra spagnola Castilla, oltre lo Stretto di Gibilterra, e da qui dovremmo assistere a un’esercitazione Nato, la più grande del 2026, battezzata “Steadfast Dart” (Dardo costante). In mare aperto c’è tempesta. E l’Anadoglu, la colossale nave d’assalto turca che era attesa nel porto, non ha potuto attraccare.

Quando rientriamo nell’hangar della Castilla, gli ufficiali inaugurano comunque le operazioni: il generale tedesco Ingo Gerhartz, chiamato da pochi mesi a guidare il quartier generale della Nato di Brunssum, ha portato uno gruppo di giornalisti da Berlino su un A400, un panciuto aereo da trasporto truppe della Luftwaffe. Abbiamo fatto la lunga traversata dell’Europa appesi ai sedili pieghevoli previsti per i soldati, allineati ai bordi, finché il frastuono dei motori è stato sostituito finalmente dallo sciabordio delle onde.

Nell’hangar della nave Castilla, Gerhartz, venuto a inaugurare la parte marittima dell’esercitazione, entra subito nel vivo: «La Steadfast Dart è la più grande esercitazione militare Nato del 2026. E dimostra la nostra capacità di agire. Diecimila soldati di undici Paesi condurranno operazioni in tutte le dimensioni - acqua, aria, terra, cyberspazio e spazio. E manderemo un segnale di grande unità». Dall’Andalusia è prevista la partenza di sei navi, due spagnole e sei turche, che circumnavigheranno l’Europa occidentale verso nord per approdare l’11 febbraio nel Mar Baltico. E nel frattempo condurranno esercitazioni militari con aerei, elicotteri, truppe di terra e altri soldati provenienti da oltre un terzo dei Paesi dell’Alleanza atlantica.

La Germania è l’approdo perché è considerato l’hub delle operazioni delle cosiddette “Arf”, le forze di dispiegamento rapido, e in caso di guerra si prepara ad accogliere 800mila soldati Nato. Ma il comando della Steadfast Dart di quest’anno è italiano, affidato al generale Gianluca Carai. E dall’Italia sono già arrivati in Germania quasi mille soldati, per ora stazionati in Bassa Sassonia. Ma la domanda che nasce spontanea in questi tempi grami di relazioni transatlantiche devastate dalle continue minacce di Donald Trump è: dove sono i militari americani?

Mentre il boccaporto della Castilla si apre lentamente e cominciano le operazioni di trasferimento di un veicolo blindato spagnolo “Piranha” su un’altra nave, intercettiamo un portavoce della Nato. Gli chiediamo degli americani. «Stavolta non era previsto che facessero parte dell’esercitazione. Ma la loro presenza è ovviamente irrinunciabile. Questo dispositivo di forze in cui non ci sono gli americani è puramente casuale, non ha niente a che fare con le tensioni attuali con gli Stati Uniti. E tuttavia questa esercitazione dimostra anche che possiamo fare già molto da soli. Stiamo testando una cassetta degli attrezzi in cui c’è tutto». Non ci sono i sistemi satellitari e alcuni tipi di armi che soltanto gli Stati Uniti forniscono in esclusiva, ma il portavoce ci tiene a sottolineare che tutta l’operazione di dispiegamento di migliaia di soldati dalla Turchia al nord della Germania in pochi giorni «è il miglior segnale della solidarietà dell’Alleanza che si potesse dare». Peraltro, è la prima volta che un contingente di soldati turchi approderà nel Mar Baltico.

La prova muscolare della Nato è a beneficio di Mosca, un segnale di unità e di deterrenza in direzione della Russia che continua a bombardare senza pietà l’Ucraina e a condurre una guerra ibrida contro il resto dell’Europa. Ma il pensiero dei vertici della Nato corre spesso a Washington, la domanda ossessiva che circola a microfoni spenti è quante truppe americane saranno spostate dall’Europa nell’Indopacifico e se Trump attiverebbe l’articolo 5 qualora la Russia attaccasse per esempio l’Estonia. Il famoso anno 2029 che è stato evocato spesso, soprattutto in Germania, dalle sfere più alte dell’esercito e dei servizi segreti come data fatidica per un possibile attacco russo, non è ovviamente scritto nella pietra. Ma nel quartier generale della Nato è chiaro a tutti che il riarmo mostruoso della Russia non si giustifichi solo con la guerra in Ucraina.

In più c’è il problema di come gli Stati Uniti considerano ufficialmente Mosca. Al di là dell’erraticità e dell’ostilità manifesta di Trump verso l’Europa, il Documento strategico dello scorso dicembre della Casa Bianca è stato uno shock, per gli europei. Come ha sottolineato Rebecca Lissner, del Council of Foreign Relations, «il passaggio sulla Russia è a dir poco ambiguo. Il documento evita di definire la minaccia che Mosca rappresenta per gli interessi americani. E opta per una bizzarra formulazione: “molti europei considerano la Russia una minaccia esistenziale”». Come se non fossero più affari loro.

Prima del vertice estivo della Nato, gli europei si aspettano informazioni più dettagliate sul disimpegno delle truppe americane in Europa. Nel frattempo, come ha sottolineato il generale Gerhartz, «non è detto che non parteciperanno alle future esercitazioni Steadfast. Io non ho dubbi che gli americani resteranno con noi nella Nato. Ma adesso è importante, intanto, mostrare l’unità degli europei e dell’Alleanza».

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