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I timori dell’Ue: tagliata fuori dagli Usa teme l’attacco all’Iran e il caos

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L’Ue dà per scontato l’intervento militare di Washington e ha paura che si scateni una nuova guerra regionale
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BRUXELLES – «Sull’Iran Washington non ci dice niente». Nel corso dell’ultimo Consiglio dei ministri Ue degli Esteri, riunitosi giovedì scorso a Bruxelles, la frase più utilizzata dai presenti all’incontro era proprio questa. Pronunciata con un certo allarme che nessuno ha nascosto. E mentre i titolari della diplomazia europea stavano decidendo di allargare le sanzioni a Teheran inserendo nella “black list” anche i Pasdaran, non sono mancati dubbi e perplessità rispetto alla relazione con gli Usa.

(afp)

Per due aspetti. Il primo è appunto il coinvolgimento. Del tutto assente. L’Ue ha chiesto di essere informata sulle scelte della Casa Bianca. Anche solo per una semplice questione di vicinanza geografica. Ma la risposta non è venuta. Tanto che, sempre nel corso del vertice ministeriale, un po’ tutti hanno ammesso di non avere la “leva” per incidere sul processo decisionale di Donald Trump. Il Vecchio Co…

BRUXELLES – «Sull’Iran Washington non ci dice niente». Nel corso dell’ultimo Consiglio dei ministri Ue degli Esteri, riunitosi giovedì scorso a Bruxelles, la frase più utilizzata dai presenti all’incontro era proprio questa. Pronunciata con un certo allarme che nessuno ha nascosto. E mentre i titolari della diplomazia europea stavano decidendo di allargare le sanzioni a Teheran inserendo nella “black list” anche i Pasdaran, non sono mancati dubbi e perplessità rispetto alla relazione con gli Usa.

(afp)

Per due aspetti. Il primo è appunto il coinvolgimento. Del tutto assente. L’Ue ha chiesto di essere informata sulle scelte della Casa Bianca. Anche solo per una semplice questione di vicinanza geografica. Ma la risposta non è venuta. Tanto che, sempre nel corso del vertice ministeriale, un po’ tutti hanno ammesso di non avere la “leva” per incidere sul processo decisionale di Donald Trump. Il Vecchio Continente non ha cioè “armi” politiche e militari per entrare nelle trattative. Il timore allora è che nessuno dei 27 venga avvisato nel momento in cui gli States dovessero far scattare l’attacco. Gli unici rapporti sono a livello di intelligence, ma sempre limitati dal tipo di attività. Non a caso molte rappresentanze diplomatiche a Teheran – come quella italiana – hanno iniziato a ridurre drasticamente la presenza in via preventiva.

E poi c’è un secondo aspetto. Considerato persino più importante. Il “dopo attacco”. La preoccupazione principale è che si determini nel Paese una situazione persino peggiore. Disarcionare l’attuale regime ed eliminare l’attuale Guida Suprema, Ali Khamenei, non offre alcuna garanzia di “pacificazione”. Al momento, cioè, è impossibile individuare un successore «moderato». Per l’Unione, sarebbe invece indispensabile costruire prima una alternativa. E soprattutto orientare la successione perché lo scontro interno in quest’ottica è già in corso. Il pericolo, in caso contrario, è che avanzi una classe dirigente persino peggiore.

Nelle analisi svolte a Bruxelles, infatti, i Guardiani della rivoluzione continuano ad avere il controllo dei gangli vitali del Paese. Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ad esempio, viene considerato tra più dialoganti ma proprio per questo negli ultimi tempi ha mostrato – almeno nei contatti con l’Ue – un certo isolamento all’interno del regime.

In questo contesto, inoltre, l’Europa scorge altri due controindicazioni all’attacco minacciato da Trump. La prima riguarda la risposta iraniana. Il ragionamento sottolineato da molti al Consiglio Ue è che, se il regime non ha niente da perdere, la reazione potrebbe anche essere scomposta. Il timore è di ritrovarsi, insomma, in un’altra guerra con ripercussioni pesantissime sull’economia europea. La seconda si concentra sulle paure degli altri Paesi del Golfo che non vogliono entrare in una fase di conflitto a così alta intensità. In particolare l’Oman avrebbe manifestato la maggiore vicinanza all’Iran. Senza contare che in questa partita la Russia, al contrario del passato, sta evitando di giocare un ruolo. O almeno, sono le valutazioni di Bruxelles, lo fa solo a parole. Evidentemente per avere mano libera in Ucraina.

«La nostra posizione – ha ricordato non a caso il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani – resta quella che si possa risolvere tutto con il dialogo». Persino la sanzione nei confronti dei Pasdaran è stata assunta dopo una trattativa serrata tra i 27 e solo perché i crimini commessi erano stati terrificanti in maniera comprovata.

Se gli ultimi contatti tra Washington e Teheran dovessero però fallire, ormai tutti danno per scontato l’intervento militare americano. Ma, come ha detto l’Alta rappresentante per la politica Ue, Kaja Kallas, «la regione non ha bisogno di una nuova guerra».

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