Gaza, riaperto il valico di Rafah. Raid dell’Idf, fonti palestinesi: ucciso un bimbo di 3 anni
di Gabriella ColarussoHa riaperto stamattina, dopo più di un anno, il valico di Rafah, anche a se si tratta di una riapertura tardiva e limitata solo ai pedoni e per 100 persone al giorno, 50 in uscita e 50 in entrata, controllate da Israele. Ma i primi palestinesi questa mattina sono riusciti a passare. Sul lato egiziano a gestire i passaggi saranno la polizia del Cairo e i militari della missione europea Eubam. Rafah è un corridoio vitale per i palestinesi, l’unica porta della Striscia che non attraversa il territorio israeliano ma che è rimasta in gran parte chiusa da quando Israele l’ha occupata, nel 2024. Avrebbe dovuto essere riaperta con l’avvio della tregua, nella prima fase del piano Trump, ma Israele ha preteso che rimanesse chiusa fino alla consegna di tutti i corpi degli ostaggi uccisi.
I camion di aiuti fermi al valico non potranno comunque entrare perché il passaggio per ora sarà concesso solo alle persone. L’Oms stima che ci siano più di 16mila palestinesi bisognosi di cure che attendono di …
Ha riaperto stamattina, dopo più di un anno, il valico di Rafah, anche a se si tratta di una riapertura tardiva e limitata solo ai pedoni e per 100 persone al giorno, 50 in uscita e 50 in entrata, controllate da Israele. Ma i primi palestinesi questa mattina sono riusciti a passare. Sul lato egiziano a gestire i passaggi saranno la polizia del Cairo e i militari della missione europea Eubam. Rafah è un corridoio vitale per i palestinesi, l’unica porta della Striscia che non attraversa il territorio israeliano ma che è rimasta in gran parte chiusa da quando Israele l’ha occupata, nel 2024. Avrebbe dovuto essere riaperta con l’avvio della tregua, nella prima fase del piano Trump, ma Israele ha preteso che rimanesse chiusa fino alla consegna di tutti i corpi degli ostaggi uccisi.
I camion di aiuti fermi al valico non potranno comunque entrare perché il passaggio per ora sarà concesso solo alle persone. L’Oms stima che ci siano più di 16mila palestinesi bisognosi di cure che attendono di uscire dall’enclave palestinese.
Mentre riapre Rafah, continuano gli attacchi. Questa mattina, un bambino di 3 anni, Iyad Ahmed Naeem al-Raba’i, è rimasto ucciso nel campo sfollati di al Mawasi, secondo l’ageniza palestinese Wafa, e sarebbe stato colpito da fuoco israeliano. L’Idf non ha per ora commentato l’accaduto.
La situazione umanitaria nella Striscia resta grave. Dalla fine di febbraio Medici senza frontiere non potrà più operare nella Striscia di Gaza. La decisione definitiva è stata comunicata ieri dal ministero israeliano per gli Affari della diaspora e la lotta all’antisemitismo, dopo un lungo braccio di ferro con l’organizzazione, che è uno dei più grandi gruppi umanitari attivi nell’enclave palestinese.
L’anno scorso, Israele ha cambiato i requisiti per la registrazione delle ong che lavorano a Gaza e in Cisgiordania, obbligandole a fornire un elenco di tutti i dipendenti stranieri e palestinesi, insieme ai dati dei loro familiari. Il governo Netanyahu motiva la scelta con esigenze di sicurezza perché sostiene di avere prove che alcuni operatori sarebbero membri attivi dell’«organizzazione terroristica Hamas». Durante la guerra, 15 impiegati di Msf sono stati uccisi. L’organizzazione ha chiesto garanzie per la sicurezza del suo personale, ma non le ha ottenute – denuncia - e ha deciso di non fornire la lista. Lo stop alle sue attività, «è un pretesto per bloccare l’assistenza umanitaria imponendosi una scelta impossibile tra condividere queste informazioni sul nostro personale o interrompere le cure mediche critiche», afferma l’organizzazione che a Gaza gestisce 15 presidi medici, ha assistito un terzo di tutte le nascite nell’enclave e supporta il 20% di tutti i posti letto ospedalieri.