Una tattica semplice e micidiale: far piovere sulle città ucraine più missili di quanti la contraerea possa abbatterne. Tecnicamente si dice “saturare l’obiettivo” ed è quello che i russi stanno facendo sempre più spesso: tirano più frecce degli scudi disponibili. I generali di Mosca possono contare sull’abbondanza di armi prodotte dall’economia di guerra putiniana e perfezionati con componenti elettroniche occidentali o asiatiche importate in violazione dell’embargo. Ma soprattutto scommettono sul crollo delle forniture di intercettori per le batterie terra-aria di Kiev, che da sei mesi arrivano in numeri esigui.
Lanciatori senza missili
“Ci sono momenti in cui abbiamo una carenza grave, non rivelo alcun segreto. Per esempio, abbiamo una batteria Nasams che dispone di un lanciatore con spazio per sei missili, ma possiamo caricarne soltanto due”, ha spiegato ieri il colonnello Yurii Ihnat, capo del dipartimento comunicazione dell’aviazione ucraina in un’intervista a Rbc. L’uffici…
Una tattica semplice e micidiale: far piovere sulle città ucraine più missili di quanti la contraerea possa abbatterne. Tecnicamente si dice “saturare l’obiettivo” ed è quello che i russi stanno facendo sempre più spesso: tirano più frecce degli scudi disponibili. I generali di Mosca possono contare sull’abbondanza di armi prodotte dall’economia di guerra putiniana e perfezionati con componenti elettroniche occidentali o asiatiche importate in violazione dell’embargo. Ma soprattutto scommettono sul crollo delle forniture di intercettori per le batterie terra-aria di Kiev, che da sei mesi arrivano in numeri esigui.
Lanciatori senza missili
“Ci sono momenti in cui abbiamo una carenza grave, non rivelo alcun segreto. Per esempio, abbiamo una batteria Nasams che dispone di un lanciatore con spazio per sei missili, ma possiamo caricarne soltanto due”, ha spiegato ieri il colonnello Yurii Ihnat, capo del dipartimento comunicazione dell’aviazione ucraina in un’intervista a Rbc. L’ufficiale ha sottolineato il nuovo modo di procedere russo: prima compivano offensive aeree sull’intero territorio nazionale. Adesso invece concentrano centinaia di droni e dozzine di missili su una singola regione “simultaneamente e intensivamente”: “Spesso le nostre batterie di Nasams o di Iris-T non hanno il tempo per ricaricare i lanciatori nel corso di questi raid massicci”.
L’altra scelta russa è quella di utilizzare sempre più spesso i missili balistici. Sono ordigni che piombano sui bersagli a velocità altissime, in genere superiori a quattromila chilometri orari. Soltanto i missili americani Patriot nella versione Pac3 sono in grado di abbatterli. E dallo scorso giugno di questi intercettori ne sono stati consegnati pochissimi: l’amministrazione Trump ha bloccato le cessioni; da allora ci sono solo contratti di vendita all’Ucraina, pagati dai Paesi europei, che vengono smaltiti con grande lentezza.
“Se anche ne buttiamo giù l’80 per cento; il restante venti per cento provoca un danno gravissimo”, evidenzia il colonnello Inhat con un innegabile ottimismo sull’efficacia delle difese. Nell’attacco di questa mattina solo 38 dei 71 missili russi sono stati distrutti, una percentuale inferiore al 60 per cento: almeno 27 hanno centrato in pieno i bersagli. E stiamo parlando delle statistiche ufficiali, spesso gonfiate in eccesso. In questo caso, però, sembrano collimare con le caratteristiche degli ordigni usati dai generali di Mosca: ben 32 missili balistici Iskander o S-300; quattro velocissimi Zircon e Onix, progettati come armi antinave; infine 35 missili da crociera di quattro differenti modelli – Iskander K, KH101, KH22, KH32.
Invece contro i missili cruise – che volano come un aereo, con velocità di 8-900 chilometri orari – gli ucraini adesso usano spesso i caccia F16 donati da un pool di nazioni europee. Ma anche i missili terra-aria Iris-T consegnati dalla Germania in buone quantità ottengono risultati validi contro queste bombe volanti. Non bisogna dimenticare che i russi hanno mandato all’assalto anche 450 droni, inclusi trecento Shahed-Geran con testata esplosiva potenziata. Il comando di Kiev sostiene di averne buttati giù 412 mentre altri 31 hanno raggiunto in pieno gli obiettivi. “Le intenzioni del nemico sono chiare – ha concluso l’ufficiale dell’aviazione – La prima cosa e anche la più importante per loro è condizionare la popolazione ucraina rendendo impossibile la vita”.
Speranze deluse
Non sembra possibile che i buchi nella cupola protettiva ucraina vengano chiusi in tempi brevi. Diversi Paesi europei hanno firmato contratti con gli Usa per far arrivare Patriot Pac3 a Kiev ma il nuovo meccanismo di aiuti introdotto da Trump è molto lento. Queste armi sono ritenute prioritarie dal Pentagono, che in questi giorni le sta schierando nei Paesi arabi in vista di una possibile crisi con l’Iran. Il problema è la fatica europea nell’incrementare le produzioni belliche, che restano ancora sostanzialmente ai livelli del 2022. Italia e Francia dall’estate non risultano avere consegnato missili per le due batterie Samp-T: Macron ha promesso di donare i primi intercettori Aster 300 della versione in grado di fermare gli ordigni balistici, ma ci vorranno ancora mesi. Solo i tedeschi sembrano avere aumentato i ritmi più in fretta del resto della Ue e questo gli permette di donare quantità significative di armamenti, come appunto i missili Iris-T. Berlino sta anche costruendo una fabbrica per produrre Patriot destinati ai Paesi Ue, non sarà però pronta prima del 2027. Gli ucraini invece non hanno tempo e senza difese contraeree ogni speranza di resistenza rischia di venire dissolta sotto i colpi dei missili russi.