NEW YORK – «Sull’immigrazione - ammette Jim Nicholson - abbiamo molto lavoro da fare, per spiegare cosa sta facendo l’Ice. Alla fine penso che l’economia avrà un impatto più significativo sul risultato delle elezioni midterm, ma non c’è dubbio che questo problema dopo Minneapolis è nella mente di tutti». Facendo un paragone con l’Italia, è un po’ come se il presidente del Senato La Russa si mettesse a muovere appunti alla premier Meloni, perché Nicholson è stato presidente del Partito repubblicano, ambasciatore americano presso la Santa Sede e ha fatto parte del gabinetto del presidente Bush, ma resta fedele a Donald Trump. Se lo ammette lui, qualcosa che non funziona c’è.
Come giudica le recenti elezioni nel Texas, dove il candidato democratico ha battuto quello repubblicano con grande margine, in un distretto dominato da Trump alle ultime presidenziali?
«Non conosco a fondo i protagonisti, ma tendo a pensare che si si…
NEW YORK – «Sull’immigrazione - ammette Jim Nicholson - abbiamo molto lavoro da fare, per spiegare cosa sta facendo l’Ice. Alla fine penso che l’economia avrà un impatto più significativo sul risultato delle elezioni midterm, ma non c’è dubbio che questo problema dopo Minneapolis è nella mente di tutti». Facendo un paragone con l’Italia, è un po’ come se il presidente del Senato La Russa si mettesse a muovere appunti alla premier Meloni, perché Nicholson è stato presidente del Partito repubblicano, ambasciatore americano presso la Santa Sede e ha fatto parte del gabinetto del presidente Bush, ma resta fedele a Donald Trump. Se lo ammette lui, qualcosa che non funziona c’è.
Come giudica le recenti elezioni nel Texas, dove il candidato democratico ha battuto quello repubblicano con grande margine, in un distretto dominato da Trump alle ultime presidenziali?
«Non conosco a fondo i protagonisti, ma tendo a pensare che si sia trattato di un caso isolato».
Non è un risultato che la preoccupa, in vista delle elezioni midterm di novembre?
«Negli ultimi otto cicli elettorali è capitato una sola volta che il partito al potere alla Casa Bianca non perdesse il voto di metà mandato, ed era accaduto con George Bush figlio. Quindi abbiamo i precedenti storici contro di noi. L’America poi è divisa a metà, tra i distretti rossi e quelli blu. Saranno elezioni molto combattute ed è possibile che i repubblicani perdano la Camera, come avviene in genere in questi casi».
Quindi non vede questa sconfitta in Texas, e anche in altri stati per la verità, come un campanello d’allarme?
«Sì, però mancano ancora nove mesi alle elezioni midterm, e molte cose possono ancora succedere per cambiare la percezione. La gente a breve inizierà a ricevere gli assegni dell’Irs per i rimborsi fiscali e i prezzi della benzina stanno scendendo. Quelli delle case restano una sfida, perché sono ancora insistentemente sballati. L’occupazione tiene e non c’è una forte inflazione, tutti elementi che dimostrano la resilienza della nostra economia. Ci sono molte cose positive che sta facendo il presidente Trump, ad esempio con le iniziative per combattere la criminalità e sigillare il confine dagli ingressi degli immigrati illegali. Però sarà un’elezione combattuta, non c’è dubbio».
«Sì, sicuramente sì».
Prima lei stava parlando dell’affordability, cioè la sostenibilità e accessibilità economica. Pensa che sarà il tema dominante?
«Sì, decisamente. I prezzi dei generi alimentari, del carburante, le questioni fondamentali per i bilanci familiari delle persone».
Se così fosse, però, non sarebbe un rischio per i repubblicani, visto che l’affordability è stata finora il cavallo di battaglia di candidati democratici come il nuovo sindaco di New York Mamdani?
«Sì, è vero, però mancano nove mesi e i prezzi stanno scendendo. Poi la gente inizierà a notare la risalita dei redditi, in parte grazie ai rimborsi del fisco Irs, che arriveranno prima delle prossime elezioni. In altre parole, ci sono cose là fuori che possono invertire questa percezione negativa riguardo l’affordability».
Il presidente Trump a volte nega che esista.
«La percezione è davvero peggiore della realtà. Però sappiamo che la percezione è molto rilevante in politica, è impossibile negarlo».
Il seggio perduto dai repubblicani in Texas era stato dominato da Trump alle presidenziali.
«Tendo a pensare che sia stato un caso isolato, un’eccezione. Però ammetto di non sapere molto delle circostanze e dei candidati».
Il Wall Street Journal ha scritto che è colpa dell’offensiva sull’immigrazione e delle violenze a Minneapolis, ha ragione?
«Sì, lo so. È nella mente delle persone. Potrebbe diventare il fattore decisivo a novembre, anche se la questione più importante sarà l’economia».
Il Wall Street Journal scrive che la stessa cosa era accaduta nel 2018. Il consigliere di Trump Stephen Miller aveva imposto la strategia elettorale opposta, ossia puntare sul pugno di ferro contro gli immigrati, invece di fare un passo indietro, e i repubblicani avevano perso le midterm. Come ex presidente del Gop, non teme che questo sia un rischio reale?
«Sì, penso che lo sia. Naturalmente la copertura fatta dai media degli avvenimenti di Minneapolis è stata molto di parte, però non c’è dubbio che abbiamo molto lavoro da fare per spiegare cosa stanno facendo gli agenti dell’Ice nelle strade delle città americane. Anche in questo caso, la percezione è diventata molto negativa, e questo è sempre rilevante in politica».